E’ finalmente uscita negli Stati Uniti, dopo una lunga e complicata gestazione, la nuova graphic novel di Frank Miller – il celebrato autore di “Sin City” e di “300” – con dedica a Theo van Gogh, il regista olandese assassinato nel 2004 da islamisti radicali.

Si intitola “Holy Terror” e l’eroe in lotta contro al Qaida non è Batman, come pure Miller aveva immaginato nel 2006, quando annunciò pubblicamente il progetto di una storia a fumetti sul fondamentalismo terrorista. Ma Batman, giustiziere mascherato spietato con i criminali ma che non uccide nessuno, nel tempo è sembrato inadatto a Miller e probabilmente anche alla Dc Comics, storica editrice del fumetto, che vedeva con preoccupazione il cambio di caratterizzazione proposto da Miller, per il quale l’eroe combattente contro al Qaida doveva abbandonare ogni incertezza: “Il mio personaggio è armato di pistola e non ha remore morali o crisi esistenziali. Non combatte criminali buffi. Non c’è niente di buffo in un terrorista che cerca il nostro annientamento”. Il protagonista di “Holy Terror” è così diventato un simil-Batman di nome Fixer, con il quale collabora e amoreggia una simil-Catwoman, Natalie Stack. La città minacciata dai terroristi si chiama Empire City, che ricorda ma non è la batmaniana Gotham, già teatro di una famosa rivisitazione di Miller, in “The Dark Knight Returns”, dove si vedeva un vecchio Batman tornare a combattere i malfattori in una metropoli sempre più corrotta. La trama di “Holy Terror” è semplice.

Nelle opere di Miller non ci sono mezze misure, come non ci sono nel suo disegno in bianco e nero, privo di sfumature. Fixer e la sua partner combattono al Qaida, che progetta di distruggere Empire City e di abbattere la sua Statua della Dea Bendata, che ricorda quella della Libertà. La base dei terroristi è nei sotterranei di una moschea: niente di più lontano dal politicamente corretto, quindi. “Mi sono sempre piaciuti i supereroi e con ‘Holy Terror’ cerco di ritornare alla tradizione degli anni Quaranta, quando il nazismo era un nemico reale, proprio come lo sono adesso gli islamo-fascisti. I supereroi combattono i cattivi. E loro sono molto cattivi”, ha dichiarato Miller. Il cartoonist non è nuovo a operazioni controverse. Già in “300” (ora Miller sta lavorando al prequel, “Xerxes, ” dal quale probabilmente Zack Snyder, già regista di “300”, trarrà un film) era evidente la contrapposizione fra l’occidente (Sparta) e l’oriente (i Persiani), tanto che l’Iran aveva considerato il film di Snyder tratto dal fumetto di Miller come atto di propaganda politica nella guerra al terrore di Bush (la graphic novel, però, era stata pubblicata tre anni prima dell’11 settembre, nel 1998, quando alla Casa Bianca c’era ancora Clinton).

Nel merito della storia appena uscita, si può osservare che forse quello di “Holy Terror” – alla fine pubblicata dalla Legendary Comics – non è il miglior Miller. Se le prime tavole hanno una forte potenza evocativa (Fixer che danza sui grattacieli, la distruzione di Empire City), nelle successive questa si va un po’ perdendo. Ma l’opera di Miller trasuda onestà e convinzione: e dopo tanti fumetti fin troppo politicamente corretti (paradossalmente, dopo l’11 settembre è diventato pressoché impossibile vedere terroristi antioccidentali nella fiction) leggerlo è quasi una sorta di guilty pleasure.

di Stefano Priarone
Tratto da Il Foglio