dal blog Protagonisti Per L’Europa Cristiana

Andrea Sartori (Insegnante)

Il Nobel per la pace a Barack Obama è arrivato troppo presto, in quanto il presidente è in carica da meno di un anno. Inoltre bisogna aggiungere che Obama sta invece rafforzando l’attività bellica. Bisogna anche ricordare che il prestigioso premio alla pace non venne mai assegnato a uomini come il Mahatma Gandhi

E’ quantomeno ironico vedere il Nobel alla pace assegnato ad una persona che solo pochi giorni fa ha chiuso la porta in faccia ad uno dei non moltissimi vincitori meritevoli di questo premio, vale a dire il XIV Dalai Lama. Sta di fatto che l’Accademia di Svezia ha assegnato un premio a chi, anche per questioni di tempo, non ha ancora fatto nulla, e non lo assegnò mai ad eroi della pace quali, ad esempio, il Mahatma Gandhi.
Barack Obama premio Nobel alla pace è un qualcosa che non sta né in cielo né in terra, per diversi motivi. E’ pure il diretto interessato se ne deve essere accorto: “A essere onesto, non credo di meritare la compagnia di tante grandi figure che mi hanno preceduto” ha commentato il presidente, che interpreta il premio come “una chiamata all’azione”.
Il motivo più evidente per cui questo Nobel appare a dir poco eccessivo è perché Obama non ha avuto ancora il tempo materiale per fare nulla. Presidente dallo scorso 20 gennaio, quindi da soli nove mesi, resterà in carica quattro anni, se rieletto addirittura otto anni. Anni in cui può succedere di tutto. Obama ha solo parlato di pace, non l’ha ancora fatta, anche per motivi di tempo. Non si può assegnare un Nobel solo alle belle parole.
Diciamo che anche i primi passi di Obama non sono esattamente quelli di un Nobel alla pace. E’ quello che scrive, in tono ironico, il Wall Street Journal: “Obama non ha fatto la pace con nessuno, se non forse con Hillary Clinton”.
Obama non ha al momento ritirato un soldato dall’Iraq. Riguardo l’Afghanistan, guerra che comunque deve essere combattuta fino in fondo in quanto da lì partirono gli attacchi dell’11 settembre, Obama ha sempre sostenuto l’aumento delle truppe, e non ha mai fatto mistero che anche gli alleati europei avrebbero dovuto dare più soldati alla coalizione antitalebana. Il Premio Nobel alla Pace Barack Obama sta per chiedere al Congresso altri 40 mila uomini, oltre ai 68 mila già presenti.
Inoltre si parla molto poco della pressione di Obama sul Pakistan. Già in campagna elettorale l’attuale presidente usò termini molto duri contro il Pakistan, non escludendo azioni militiari contro Islamabad. Da quando Obama è alla Casa Bianca il confine tra Afghanistan e Pakistan ha subito 27 bombardamenti, e ne subirà altri a breve.
Su pressione di Obama le forze pakistane hanno condotto nello Swat un’offensiva senza precedenti, con quasi due milioni di profughi. Mai, nell’era Bush, abbiamo visto una guerra di tali proporzioni. Si parla inoltre della “mano tesa” a Teheran, e degli sforzi diplomtaici. Obama sa che questi sforzi diplomatici non condurranno a nulla, e non ha escluso un attacco ai siti nucleari.
Se passiamo dal campo della guerra pura a quello dei diritti umani, Obama, se non guardiamo alle belle parole ma ai fatti, perde nettamente il confronto con il tanto vituperato predecessore George W. Bush. E la pietra di paragone è stata rivelata dal vero Nobel per la Pace, il XIV Dalai Lama Tenzin Gyatso, leader pacifico e non violento di un popolo che sta subendo un genocidio.
George Walker Bush, appena prima di recarsi a Pechino, ricevette il Dalai Lama pubblicamente (cosa che pochi leaders al mondo hanno fatto), infischiandosene altamente delle reazioni dei potenti e prepotenti cinesi, che comninciarono a blaterare riguardo la “volgare ingerenza negli affari interni della Cina” del presidente repubblicano. Bush arrivò ad onorare il Buddha vivente della Congressional Gold Medal. Stiamo parlando non di secoli fa, ma dell’ottobre 2007. Vogliamo andare oltre? Il nostro Alemmanno ha conferito la cittadinanza onoraria di Roma al Dalai Lama (unico cuor di leone all’interno del governo italiano, che si mostrò, nei confronti del Nobel buddhista, quantomeno ambiguo), quindi il piccolo Alemanno in questo è stato più coerente del grande Obama.
Barack Obama, il grande affabulatore che parla di pace e speranza, ha sbattuto la porta in faccia al Dalai Lama, ad un uomo che sta vedendo il suo popolo massacrato perché i cinesi Han hanno bisogno dello “spazio vitale” riproponendo esattamente la stessa teoria che portò Adolf Hitler ad invadere la Polonia e a cercare di sterminare fisicamente i polacchi per far colonizzare la Polonia dai tedeschi.
Ma questo è solo un esempio. Ricordiamo come Obama abbia abbandonato i ragazzi dell’Iran con uno sdegnoso “Per me Mousavi e Ahmadinejad pari sono”. Poche volte, nei giorni in cui i giovani di Teheran hanno protestato, la voce di Obama si è sentita per loro. Diciamo pure mai. Quei giovani avrebbero loro meritato di ricevere il Nobel per la Pace.
Dato che gli ultimi veri eroi della pace viventi, quali il Dalai Lama, Desmond Tutu e Aung San Suu Kyi, hanno già ricevuto il Nobel alla Pace, forse un premio ai ragazzi di Teheran, un premio alla memoria di Neda Soltan, la ragazza uccisa dagli scherani degli ayatollah, sarebbe stato un premio più giusto, forse l’unico premio veramente giusto. O anche un premio ai dissidenti cinesi (come si mormorava di già, in realtà). Soldi che avrebbero aiutato i dissidenti, iraniani o cinesi, a portare avanti le loro battaglie per la libertà. Oppure il nobel poteva andare ai tanti missionari, religiosi e laici, che aiutano le popolazioni povere del mondo (anche se, in qualche modo, questo era già presente nel Nobel meritatissimo a Madre Teresa di Calcutta). Se proprio si voleva premiare qualcuno “famoso”, si poteva pensare a Vaclav Havel, il fautore della “Rivoluzione di velluto” in Cecoslovacchia, ultimo vivente meritevole non ancora insignito del Nobel, che rischia di far la fine del Mahatma. Oppure, se proprio vogliamo, Bill Clinton, che davvero si spese per cercare di mettere pace tra israeliani e palestinesi (e ritengo che l’Accademia di Svezia rimedierebbe all’errore del Nobel ad Arafat premiando Clinton, vero motore di quel tentativo generoso).
Ricordiamo una cosa: Mohandas Karamchand Gandhi, il Mahatma, la “Grande Anima”, il più grande eroe della non violenza del XX secolo, non ricevette mai il Nobel alla Pace. Gandhi fu candidato ben cinque volte , nel 1937, 1938, 1939, 1947 nel 1948, senza vincerlo mai. Il Comitato del Nobel si accorse dell’errore: nel 1948, anno della morte del Mahatma, il premio non fu assegnato perché “non vi è alcun candidato vivente meritevole” (nonostante Dag Hammarskjold abbia in seguito ricevuto il premio postumo), mentre il premio al Dalai Lama del 1989 fu, per stessa ammissione del Comitato, “un tributo parziale alla memoria del Mahatma Gandhi”. Non ricevettero il Nobel nemmeno Giovanni XXIII (il quale però fu insignito del premio Balzan alla Pace) e Giovanni Paolo II (che lo sfiorò nel 2003. Il premio fu poi assegnanto all’attivista iraniana per i diritti delle donne Shirin Ebadi). Però bisogna anche aggiungere che forse un Nobel alla Pace sarebbe quasi naturale per un Pontefice, il cui ufficio è promuovere la pace (anche se Roncalli e Wojtyla furono i due Pontefici che forse più di altri si sono battuti per la pace).
Anche i Nobel alla Letteratura hanno visto esclusioni notevoli: Lev Tolstoi, Marcel Proust, James Joyce e Jorge Luis Borges su tutti.
Curiosamente vi sono stati anche candidature imbarazzanti (per fortuna non andate in porto): dopo la Conferenza di Monaco nel 1938 a qualcuno balenò l’idea di candidare al Nobel per la Pace addirittura Benito Mussolini, per la sua opera di mediazione tra Hitler e Francia e Inghilterra che non evitò, ma solo procrastinò la Seconda Guerra Mondiale. Ricordiamo che all’epoca Mussolini aveva già sulla coscienza il delitto Matteotti e l’aggressione all’Etiopia, portata avanti anche mediante l’uso di gas asfissianti. Nel 1945 e nel 1948, venne candidato pure Stalin, ufficialmente per l’impegno per far finire la guerra. Nel 1939 vi fu anche un certo Erik Brandt, membro del Parlamento svedese, che pensò di candidare Hitler, ma la proposta non ebbe seguito. Hitler, Mussolini e Stalin corsero per il Nobel negli stessi anni di Gandhi.
Tutte queste cose fanno perdere credibilità al Comitato per il Nobel. Vedere una lista di premi per la pace in cui è assente Gandhi ma presente Arafat è un qualcosa che dovrebbe far pensare.