a cura di Rino Cammilleri
Tratto da La Bussola Quotidiana

Nei primi mesi della Grande Guerra, un fante di marina inglese, John Traynor, si prese una pallottola in testa davanti ad Anversa. Caduto in coma, fu operato. Si risvegliò dopo un mese e mezzo. Lo rimandarono in guerra e, in trincea sui Dardanelli, si beccò tre colpi, due al petto e uno alla spalla destra. Operato tre volte, una ad Alessandria, una sulla nave di ritorno in patria e una a Portsmouth. Ma il braccio destro era perduto. Volevano amputarglielo. Rifiutò. Il braccio inerte e i frequenti attacchi epilettici, dovuti al colpo alla testa, lo resero completamente inabile, tanto che fu pensionato come grande invalido.

Ma gli attacchi si moltiplicavano e si aggiunsero fenomeni di paralisi. John Traynor si ritrovò a entrare e uscire dagli ospedali. In un ultimo tentativo, gli fu trapanato il cranio ma non servì a nulla. Traynor, un omone di quasi due metri, si ritrovò con una calotta d’argento come tappo del buco in testa. Nel 1923 l’uomo, cattolico, venne portato a Lourdes in barella. Mezzo paralizzato, del tutto incontinente, squassato dall’epilessia e con il cervello a vista sotto la calotta, durante la processione del SS. Sacramento si riebbe miracolosamente. I medici del Bureau Médicale dovettero constatare la sua guarigione, repentina e duratura. Perfino il buco in testa si era richiuso.

John Traynor poté tornare al suo lavoro di scaricatore nel porto di Liverpool. Ogni anno, però, offriva il suo servizio come barelliere a Lourdes. Lo fece fino al 1943, anno in cui morì di polmonite.