di Danilo Quinto da www.tempi.it

acqua

Una cosa buona – solo una – l’ha fatta il Governo Monti. Il decreto sulla trasparenza della pubblica amministrazione in attuazione dell’art. 1 della legge n. 190 del 2012, cosiddetta anticorruzione. La nuova normativa, oltre a prevedere, per i politici, di rendere noti i propri redditi e patrimoni propri dei parenti fino al secondo grado, impone alle Pubbliche Amministrazioni e agli Enti a queste collegate, di rendere accessibili tutti gli atti, anche quelli relativi ai compensi, agli incarichi e alle consulenze esterne. Nelle regioni, piano piano, vengono così alla luce gli “altarini”. Nella Puglia di Nichi Vendola, ad esempio, si fa un gran parlare in questi giorni di stipendi, consulenze, premi di competenza e benefit che vengono elargiti dalla pletora variopinta di Enti amministrati da personale direttamente nominato dalla Regione.

“Repubblica Bari” ha il merito di aver diffuso nei giorni scorsi i dati che riguardano l’Ente Acquedotto Pugliese: 2mila dipendenti; un fatturato di 452 milioni di euro; 21mila km. di rete idrica; un milione di contratti di utenza; 11mila km. di rete fognaria; 184 impianti di depurazione. Solo 9 dei 32 dirigenti (i dati accessibili su internet sono quelli relativi all’anno 2011) non dispongono del benefit dell’auto aziendale a loro disposizione. Tutti percepiscono, oltre lo stipendio base, un “premio di competenza” annuale, che varia da un minimo di 4.500,00 della responsabile Affari Amministrativi (stipendio annuale: 76.776,00) al massimo di 42.000,00 del Direttore Risorse Umane e Organizzazione (stipendio: 110.000,00), del Direttore Commerciale (stipendio: 88.357,00) e del Direttore Amministrazione e Finanza (stipendio: 110.000,00). Il responsabile degli Affari Legali (stipendio: 115.000,00), non percepisce premi, ma oltre all’auto, dispone come benefit di un’abitazione. Nove dei 32 dirigenti percepiscono stipendi superiori a quello dell’amministratore unico, che è di 120mila euro. “Il direttore dei servizi tecnici, per esempio – riporta “Repubblica” – ha una busta paga pari a 131mila 678 euro dall’1 gennaio 2011, anno in cui aggiunge un ‘premio competenza’ di 28mila euro (totale: 159mila 678). Il responsabile degli affari legali abita pure in una casa messa a disposizione da Aqp. Gode di entrambi i privilegi solo in compagnia del direttore generale, che due anni fa intasca complessivamente 285mila 900 euro, 237mila 900 e una gratifica di 48mila euro. Auto a parte, i compensi più bassi non sono al di sotto dei 70mila euro, arrotondati da bonus fino a 25mila euro”.

Di fronte a questa situazione, come se fosse lunare rispetto alle sue responsabilità – politiche – il Presidente della Regione Puglia dichiara che “Gli aspetti contrattuali devono essere approfonditi” (!) e aggiunge che occorre fare dell’azienda “un’impresa cristallina a trecentosessanta gradi come l’acqua che tratta per dissetare i pugliesi”. Sempre propositi aulici ha il Governatore. Mai che i dati oggettivi lo smuovano dalle sue granitiche certezze. La politica dell’acqua “bene comune” – difesa in maniera accanita da Vendola, che si schierò nel referendum di due anni or sono contro la privatizzazione – non produce solo le distorsioni di cui abbiamo detto. Infatti determina anche un lievitare dei costi di quel “bene comune”, che diviene sempre più insopportabile. Gennaio 2009: 1,31 euro; gennaio 2010: 1,44; gennaio 2011: 1,5454; gennaio 2012: 1,6063: è l’andamento dell’incremento del costo dell’acqua a metro cubo in Puglia; in tre anni, tra aumenti tariffari e inflazione programmata, è stato del 22,6%, 3,9% dal 2011 al 2012. Probabilmente, la privatizzazione avrebbe anche un effetto benefico sulla litania che si sente ripetere ogni qualvolta si verifica un periodo di siccità, com’è avvenuto nell’agosto del 2012, quando per la mancanza d’acqua negli invasi si assistette al calo della produzione agricola in tutta la Regione del 20%. I gestori privati avrebbero interesse – per restare a competere sul mercato – di mantenere le loro strutture tecnonologiche al più alto livello competitivo e certamente non darebbero colpa a Giove Pluvio per la mancanza d’acqua per i prodotti agricoli e per i piani medio-alti delle abitazioni.

Intanto, si vedrà quel che avverrà con gli stipendi dei dirigenti del più grande acquedotto d’Europa. Anche i sindacati, almeno questa volta, incalzano il governatore: “Ci sembra un controsenso, apprendere di esborsi così esosi – dicono – quando poi sul tavolo della negoziazione, per portare un po’ di “ossigeno” ai lavoratori, si fa pesare anche l’euro”. E aggiungono: “Abbiamo ingaggiato guerre per ottenere l’adeguamento dei buoni pasto per dipendenti che portano a casa fino a 1.200 euro al mese. Il prossimo 14 giugno faremo sei ore di sciopero per il rinnovo del contratto nazionale. Questi sono i paradossi”.