di Matteo Buffolo
Tratto da Il Giornale del 15 agosto 2009

Langenthal è una piccola cittadina svizzera: 14mila abitanti, tanto verde, banche a  volontà e 11 chiese. Un paese come tanti altri, che fino ad ora non ha mai avuto un ruolo di spicco nella Confederazione.

Ma ora Langenthal è al centro di un dibattito politico che sta spaccando il piccolo Stato alpino: un dibattito che riguarda la costruzione di una moschea, con tanto di minareto, per venire incontro alle necessità dell’8 per cento di cittadini che professano la fede musulmana. Un luogo di culto che al Comune non dà fastidio, al punto che «tutti i partiti di maggioranza hanno dato il loro assenso» e che il Cantone d’appartenenza, quello di Berna, ha già approvato; ma al tempo stesso un edificio che, secondo gli uomini Svp (letteralmente Partito del popolo svizzero, ma in Canton Ticino, dove si parla l’italiano, il partito è noto come Unione di Centro), non si deve fare perché è anticostituzionale.

«I minareti sono un simbolo di desiderio per il potere, di un islam che vuole stabilire un ordine legale e sociale contrario ai principi sanciti dalla nostra Costituzione», ha tuonato Ulrich Schüler, parlamentare del partito della destra populista. E a pensarla come lui, a volere linee più rigide per gli edifici di culto per gli oltre 400mila musulmani che popolano i vari Cantoni, sono in molti. Al punto che, in oltre 100mila, hanno firmato una petizione per indire un referendum sulla possibilità di costruire altri minareti oltre a quelli già esistenti: una consultazione che si terrà a fine novembre, dopo due anni di battaglie e scontri. E proprio per questo la decisione di Langenthal di partire con i lavori è vista come un affronto, visto che in questo modo non sarà vincolata dal risultato referendario.

«Non vedo problemi – ha sbottato Thomas Rufener, il sindaco della cittadina -. Tutti i maggiori partiti hanno dato il via libera». Non aveva fatto però i conti con la determinazione dei conservatori, che si stanno opponendo con tutte le loro forze e che hanno già inoltrato un ricorso formale al Cantone, parlando di «intrusione ideologica». Insomma, gli uomini dell’Svp quel minareto alto oltre novanta metri non sono proprio disposti a tollerarlo, figurarsi prima di un referendum che, dopo il boom di voti che nel 2007 li ha spinti ad essere il primo partito svizzero con il 29 per cento dei voti, sperano di vincere.