Un appello di pace per tutta la Terra Santa: lo ha lanciato questa mattina il patriarca di Gerusalemme dei Latini Fouad Twal nel tradizionale Messaggio per il Natale. Ce ne parla Sergio Centofanti:
Pace per tutti gli abitanti della Terra Santa: per gli israeliani e i palestinesi, per i cristiani, i musulmani, gli ebrei e i drusi: è l’augurio natalizio del patriarca di Gerusalemme che non nasconde le difficoltà: “i nostri sogni di una riconciliazione … sembrano essere un’utopia – afferma – nonostante i lodevoli sforzi da parte di politici e di uomini di buona volontà … tutti i tentativi volti a raggiungere la pace, sia da parte palestinese che israeliana, sono falliti”: “i palestinesi non hanno ancora un proprio Stato”, soffrono per l’occupazione, la difficile situazione economica, la distruzione di numerose abitazioni, la separazione di molte famiglie per il muro costruito dagli israeliani, l’inquinamento delle acque.

Gerusalemme rischia di diventare una città «esclusiva» anziché universale. D’altra parte, gli Israeliani “vivono in una grande paura che impedisce loro di prendere decisioni coraggiose per porre fine al conflitto”. “Tuttavia – prosegue Twal – la nostra speranza è ancora viva. La speranza è la capacità di «vedere Dio in mezzo alle difficoltà»…Ci sono alcuni segni positivi”: il blocco parziale per la costruzione degli insediamenti e la rimozione di oltre cinquanta checkpoints in Cisgiordania; la generosità della comunità internazionale, col suo sostegno finanziario, è un grande segno di speranza. E poi la visita del Papa nel maggio scorso sta portando i suoi frutti: il massiccio afflusso di pellegrini, la costruzione a Betlemme di una nuova Clinica Pediatrica, intitolata a Benedetto XVI, il progetto dell’Università di Madaba in Giordania, la cui prima pietra è stata benedetta dallo stesso Pontefice, la costruzione a Gerusalemme di un complesso residenziale per 72 giovani coppie, la convocazione di un Sinodo per il Medio Oriente che si terrà nell’ottobre 2010, la beatificazione di suor Marie Alphonsine, nata a Gerusalemme e fondatrice della Congregazione delle Suore del Rosario. “Il dono più grande che possiamo desiderare, più del denaro e della ricchezza – afferma Twal – è quello della pace…La pace è un dono di Dio agli uomini di buona volontà. Dobbiamo guadagnarcelo”. Il patriarca di Gerusalemme conclude con la profezia di Isaia nella speranza che un giorno gli abitanti di questa terra “forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci”. Ma sulla speranza che prevale sulle difficoltà del momento presente, ascoltiamo lo stesso Fouad Twal, al microfono di Sara Fornari:

R. – Sì, questi segni contraddittori e difficili non devono farci disperare. Noi siamo più forti della paura, della disperazione. Ci sono altri lati positivi. Il nostro seminario è pieno e il numero crescente di turisti e pellegrini che vengono da tutto il mondo danno un senso di solidarietà fantastico. Prima di noi anche il Signore ha sofferto e non è riuscito in tutto. Prima di noi ha pianto per Gerusalemme. Ma noi non dobbiamo abbassare le braccia e disperare.

D. – Pochissimi giorni fa lei ha visitato la comunità di Gaza…

R. – Gaza è una città che soffre. Adesso uno dei problemi più gravi, oltre al blocco economico che perdura, è la contaminazione dell’acqua potabile. Ci sono un milione e mezzo di persone a Gaza che rischiano di ammalarsi se bevono quest’acqua. La comunità cristiana sembra rassegnata, nel senso che l’anormale per loro diventa normale. In questi giorni aspettano il permesso per uscire da Gaza. Noi chiediamo all’autorità israeliana i permessi perché i cristiani di Gaza possano venire a pregare con noi a Betlemme. In questi giorni possono andare a visitare i familiari, magari i familiari malati… è l’unica occasione per incontrarsi. Speriamo che il governo d’Israele rilasci i permessi prima di Natale.

D. – La visita del Santo Padre è stata un segno forte di vicinanza a questa popolazione.  Speriamo che anche questo Natale sia un incoraggiamento per tutti alla pace…

R. – Sì, Natale è l’occasione di vedere Gesù con noi, di fare più comunione nella Chiesa, nelle famiglie, tra gli amici; è un’occasione per sottolineare la solidarietà di tutto il mondo. Natale è Natale e dobbiamo viverlo non nella sua dimensione esteriore ma nel suo messaggio spirituale ed interiore, che tocca ciascuno di noi: è un messaggio di pace, di calma, di serenità, di cui abbiamo tanto, tanto bisogno.

© Radio Vaticana – 22 dicembre 2009