I talebani ne fanno strage. E per la prima volta dal 2001 tornano a lapidare
Tratto da Il Foglio del 18 agosto 2010

Un surge di donne e bambini afghani ammazzati dai talebani. E’ questo il dato più allarmante del rapporto Onu sulla protezione dei civili nei conflitti armati.

Il 55 per cento in più di donne e bambini assassinati rispetto al 2009. E la ong umanitaria Human Rights Watch fornisce i dettagli di questo salasso della società afghana più inerme per mano dei fondamentalisti islamici. A giugno un bambino di sette anni è stato giustiziato dagli “studenti di Allah” nella provincia di Helmand. Era stato accusato di “spiare” il nemico per conto del governo afghano. Due giorni fa, per la prima volta dalla caduta del regime talebano nel 2002, i guerriglieri islamici sono tornati a lapidare una coppia di “adulteri”. Una pratica comune ai tempi degli stadi riempiti di “apostati” da abbattere. L’ultimo rapporto di Save the Children dice che negli ultimi tre anni ci sono stati 2. 450 attacchi alle scuole. 235 fra alunni, insegnanti e personale scolastico sono stati uccisi dai fondamentalisti islamici. Il mullah Omar identifica uno dei principali nemici proprio nell’insegnamento: “Non è consentito lavorare per il regime fantoccio come insegnanti di scuola”. E’ in corso la più grande campagna di liquidazione delle scuole dall’abbattimento del regime shariaco otto anni fa. 2. 300 donne afghane ogni anno si suicidano. E pochi giorni fa, una vedova di 35 anni “colpevole” di essere rimasta incinta è stata giustiziata dai talebani. Alla fine di luglio il settimanale americano Time ha pubblicato in copertina Aisha, a cui i talebani hanno tagliato le orecchie e il naso. Perché è sempre più forte la convinzione che la questione femminile sia davvero uno dei moivi della guerra in Afghanistan. Se sia lecito far studiare le bambine afghane, se sia giusto trattarle come esseri umani, se abbiano diritto a un volto non tumefatto dall’acido, ecco la differenza fra “noi e loro”. Ovvero fra il loro ordine, fondato sulla sharia, e il nostro, imperfetto ma pur sempre centrato sui diritti della persona.