Intervista all’autore Renè Guitton

di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 11 marzo 2010 (ZENIT.org).- Sono passati ben 1977 anni da quando un uomo che si diceva essere il figlio di Dio fu crocifisso a Gerusalemme.

Nel corso della storia i suoi seguaci, i cristiani, sono stati spesso perseguitati e massacrati.

Si pensava che l’avanzare della civiltà avrebbe cancellato i fenomeni di persecuzione religiosa, invece in questo inizio di terzo millennio sono ancora tantissimi i luoghi dove la cristianofobia offende, discrimina, uccide.

In Nigeria, domenica scorsa, tra i 200 e i 500 cristiani sarebbero stati massacrati a colpi di machete da estremisti musulmani.

In Medio Oriente, le crescenti persecuzioni spingono i cristiani a fuggire dalle terre dove il cristianesimo è nato.

Nel Maghreb, nell’Africa subsahariana e perfino in Estremo Oriente sono ridotti al silenzio e assassinati a migliaia.

Il saccheggio di chiese e abitazioni e la profanazione di cimiteri sono all’ordine del giorno, così come crocifissioni, roghi di persone vive, mutilazioni, decapitazioni a colpi di accetta.

Poco lontano dai confini dell’Europa contro i cristiani vengono proclamate fatāwā e condanne inesorabili.

Tutto ciò accade nel silenzio della comunità internazionale, dimentica del fatto che “la libertà di pensiero, di coscienza e di religione” è sancita dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo.

René Guitton, un infaticabile viaggiatore tra Oriente e Occidente, che si batte da sempre per il dialogo tra le culture e le civiltà, contro il razzismo e l’antisemitismo, basandosi su fonti di assoluta attendibilità, su una meticolosa ricerca condotta in loco e sulle testimonianze dirette dei protagonisti – leader politici e religiosi, missionari, operatori umanitari, ma pure gente comune conosciuta nei suoi innumerevoli viaggi –, ha scritto il libro “Cristianofobia. La nuova persecuzione”, pubblicato in Italia da Lindau.

Nel volume, Renè Guitton scrive: “Anche gli ebrei e i musulmani sono perseguitati, ma il riconoscimento delle loro sofferenze non può avvenire al prezzo della negazione di quelle dei cristiani. Vi sono forse vittime buone e vittime cattive, vittime di cui si deve parlare e altre riguardo alle quali si deve tacere?”.

“Il nostro silenzio – sottolinea Guitton – ricorda altri silenzi di sinistra memoria, e nel giro di due o tre decenni provocherà forse nuovi imbarazzati appelli al pentimento e dichiarazioni di rimpianto per non aver voluto far affiorare una verità che doveva essere resa nota a tutti”.

L’autore francese ha scritto e pubblicato diversi volumi, tra i quali: “Il principe di Dio. Sulle tracce di Abramo” (edito in Italia nel 2009), “Abraham, le messager d’Haran e Si nous nous taisons…” e “Le martyre des moines de Tibhirine”. Vincitore di numerosi premi, è membro del Comitato di esperti dell’Alleanza delle civiltà delle Nazioni Unite.

ZENIT lo ha intervistato.

Anche se questo terzo millennio si presenta come l’inizio dell’era dei diritti umani, è evidente che i cristiani del mondo sono ancora pesantemente perseguitati. Può dirci in quale paese succede e perché?

Guitton: Bisogna distinguere tra paesi in cui vi è la persecuzione senza violenza fisica, e paesi dove si verificano omicidi e stragi.

In Turchia, ad esempio, la menzione della religione sulla carta d’identità è obbligatoria (come anche in Indonesia o in Egitto). Ma la professione di fede cristiana in questi paesi a maggioranza musulmana, crea moltissimi problemi di discriminazione, compresa l’occupazione, cosicché i cristiani di fatto sono considerati come cittadini di seconda classe.

La situazione dei cristiani è pessima anche nei Territori palestinesi, dove i cristiani indigeni, nativi della terra dove è nato Gesù, rischiano di scomparire.

In questa parte del mondo i cristiani sono oggetto di pressioni, d’intimidazioni e di minacce, al punto che alcuni fondamentalisti ormai credono che l’Oriente debba essere musulmano e l’Occidente cristiano. I cristiani della Palestina sono costretti ad abbandonare la terra di Cristo, a rifugiarsi in Occidente.

In Egitto, la persecuzione è ancora più violenta. Il paese ospita i Fratelli Musulmani, che sono l’organizzazione fondamentalista precedente ad Al Qaeda. I Fratelli Musulmani sono gli estremisti islamici d’Egitto. le loro posizioni e i loro atti di violenza sono stati ampiamente dimostrarti da Gamal Abdel Nasser negli anni Cinquanta.

Sono loro che stanno dietro all’assassinio del presidente Anwar El Sadat, e in questi ultimi anni hanno raggiunto un peso significativo in politica attraverso le elezioni. Per questo motivo il governo egiziano ha difficoltà ad affrontare le frange estremiste. Questo atteggiamento compiacente del governo rischia di incoraggiare le persone a compiere atti violenti contro i cristiani egiziani.

Sta di fatto che gli atti di violenza contro i cristiani egiziani sono frequenti. La polizia che è composta da musulmani non interviene adeguatamente e il governo non prende misure reali per interrompere il processo di discriminazione dei cristiani.

Accade così che i cristiani sono perseguitati e uccisi, le donne cristiane devono indossare il velo islamico per stare tranquille, quando non sono costrette a sposare i musulmani, ecc.

In Iraq, i cristiani iracheni che godevano di una certa protezione sono ora massacrati ogni giorno, con le forze di sicurezza che non intervengono.

Questo paese è in piena emergenza, ma la difesa dei cristiani del Nord è considerato un problema secondario. I cristiani vengono perseguitati, rapiti, uccisi. Il progetto è chiaro, vogliono cacciarli dall’Oriente, in quanto rappresentano agli occhi degli estremisti, gli alleati dell’America cristiana che ha fatto la “crociata” in Iraq.

Lo scenario degli estremisti è sempre lo stesso, un Oriente musulmano e un Occidente cristiano.

Analogamente, in Pakistan, dove una recente legge contro la “blasfemia”, autorizza ogni violazione dei diritti umani.

In Algeria le motivazioni dei fondamentalisti sono simili a quelle dell’Egitto. Il governo si rivolge agli estremisti islamici nel contesto della politica di riconciliazione nazionale dopo la guerra civile che ha colpito il paese dal 1993 al 2000.

E pur di blandire i partiti islamici il governo non reagisce alle persecuzioni anti-cristiane, e va anche oltre.

Nel 2006 è stata emanata una legge contro il proselitismo, che consente ai tribunali di praticare ogni eccesso di ingiustiza. Anche se in questo paese le stragi di cristiani sono per il momento cessate.

Nell’Africa sub-sahariana la Nigeria è costantemente in prima pagina per i massacri contro i cristiani. Ci sono state chiese bruciate mentre i fedeli erano riuniti per la messa.

Anche nel Sudan meridionale avvengono crimini contro i cristiani.

Lo scopo del mio libro non è quello di permettere l’emergere dell’islamofobia, ma difendere i diritti umani contro il terrorismo di qualsiasi origine.

In India i cristiani sono perseguitati dagli induisti fondamentalisti.

Centinaia di cristiani sono stati uccisi nello Stato indiano di Orissa, e l’intervento delle autorità è stato debole e inadeguato. In Sri Lanka, i buddisti stanno massacrando i cristiani.

E’ un dato di fatto che dall’11 settembre 2001, vi è stato un aumento di atti anti-cristiani nel mondo. Gli estremisti, fondamentalisti di tutte le provenienze, sono stati incoraggiati da quello che hanno vissuto come una vittoria contro l’Occidente, e per questo si sono sentiti liberi di far pressioni sui loro governi affinché non intervengano e lascino che il massacro e la persecuzione delle minoranze cristiane continuino.

I paesi a maggioranza musulmana, gli ex regimi comunisti, il fondamentalismo di altre religioni, i nuovi regimi autoritari … tutti perseguitano i cristiani. Perchè?

Guitton: Naturalmente gli assassinii e i massacri contro i cristiani sono eventi inaccettabili. Le motivazioni degli anti-cristiani sono un terreno fertile dove si diffondono idee false e pericolose, soprattutto quella di creare un Oriente musulmano e un Occidente cristiano. Si dimentica infatti che il cristianesimo è nato in Oriente e i cristiani d’Oriente sono nativi di quei paesi in cui il cristianesimo ha preceduto l’Islam di ben sette secoli.

La cristianofobia nasce da pregiudizi basati sull’ignoranza e porta a persecuzioni e massacri. Per contrastare queste tendenze estreme bisogna alimentare l’educazione e il dialogo, e utilizzare la pressione economica per porre fine alla violenza e alla discriminazione.

E’ paradossale, ma c’è una forma di cristianofobia anche nei paesi dove si è sviluppata la civiltà cristiana. Potrebbe farci alcuni esempi e spiegarci perché questo accade?

Guitton: Quella che viene conosciuta come “cristianofobia” nei paesi di civiltà cristiana è condizionata dal concetto di laicismo occidentale.

La laicità rettamente intesa non è la negazione della religione, al contrario, è la legittimazione della pratica di tutte le religioni nel totale distacco di un qualsiasi coinvolgimento nel funzionamento dello Stato.

La perversione e il fraintendimento di questo concetto di laicità ha prodotto il ‘laicismo fondamentalista’ che genera fenomeni di cristianofobia o forme simili di non rispetto delle pratiche religiose.

Al laicismo si aggiunge il senso di colpa di alcuni paesi occidentali ex colonizzatori come Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Gran Bretagna e Paesi Bassi.

In questo contesto c’è anche la pressione da parte di alcuni Stati africani che chiedono il pentimento e il risarcimento dei paesi colonizzatori. L’Algeria, per esempio, intende denunciare al tribunale penale internazionale dell’Aia, gli ex colonizzatori, per “crimini contro l’umanità”. Queste accuse insieme ai sensi di colpa sono le ragioni che rendono silenzioso l’Occidente cristiano.

Che cosa possiamo fare per difendere il diritto alla libertà religiosa e come la comunità internazionale deve mobilitarsi per proteggere le vittime e prevenire la diffusione di forme di fondamentalismo e di altre forme di intolleranza religiosa?

Guitton: La soluzione giusta è difficile da trovare. Pressioni politiche ed economiche possono essere esercitate da parte dell’Unione europea. Ad esempio, la Turchia vuole entrare in Europa, quindi l’UE nell’ambito dell’armonizzazione delle leggi, può chiedere che venga rimosso l’obbligo giuridico della Turchia di menzionare l’appartenenza religiosa sui documenti di identità.

Attraverso l’UNESCO, si potrà intervenire nei campi dell’istruzione e dell’assistenza soprattutto per paesi poveri come la Palestina, per esempio.

Bisognerà intervenire anche con aiuti economici, come sta accadendo con il nuovo governo iracheno, o con i leader di Hamas a Gaza che hanno un bisogno urgente di fondi per la ricostruzione.

Le Organizzazioni Non Governative (ONG) possono agire discretamente e, naturalmente, la Santa Sede. Uno dei primi obiettivi è quello di dare i ‘visti’ ai cristiani iracheni che si rifugiano in Europa. Diversi paesi dell’Unione Europea lo hanno fatto, ma i leader cristiani che vivono ancora in Iraq sostengono che la concessione dei visti è nelle mani di coloro che vogliono vedere i cristiani indigeni lasciare il Medio Oriente.

“Aiutateci a rimanere, non a partire”, gridano disperati i cristiani iracheni. E ‘importante prendere in considerazione questo appello urgente, altrimenti accade come per i cristiani libanesi che non abbiamo ascoltato abbastanza durante le due guerre in Libano. Bisogna agire e agire rapidamente.

Quali sono i motivi per cui ha scritto questo libro e quali gli obiettivi che spera di ottenere?

Guitton: Ho scritto questo libro perchè sconvolto dalle testimonianze che ho raccolto. Per il mio lavoro di incontri interreligiosi, seminari, ecc. viaggio regolarmente in Africa, Medio Oriente ed Estremo Oriente ed ho trovato nel corso degli anni una situazione di crescente preoccupazione per i cristiani perseguitati.

La situazione di discriminazione e persecuzione è resa più odiosa dal silenzio dell’Occidente.

Troppo spesso vengono messi a tacere i mezzi di comunicazione che denunciano queste ingiustizie, perché non è di moda parlare male di quelli che rappresentano la maggioranza. Noi preferiamo ricordare gli atti contro le minoranze nel nostro paese.

E’ vero che nessun atto di islamofobia o giudeofobia è accettabile, ma è inaccettabile discriminare le vittime. Non possono esserci vittime di cui parlare male e vittime che devono tacere.

Io mi ribello quindi contro ogni azione di discriminazione e in particolare contro gli atti anti-cristiani.

Il silenzio può essere colpevole come altre volte è stato osservato in Europa, soprattutto dopo la conferenza di Monaco del 1938.