Il voto in Spagna. Gli eccessi laicisti del governo socialista respinti al mittente. Il diritto di famiglia tornerà ad avere un senso.
di Ruggero Guarini
Tratto da Il Tempo

Il professor Laico Moraloni è assai turbato. Sta cercando di riprendersi dallo sbigottimento che gli ha procurato non tanto la disfatta, in qualche misura prevista, dei socialisti spagnoli, quanto la sua inattesa enormità. E si chiede, tramortito, se questo patatrac non annunci soltanto una possibile svolta nel maneggio dei problemi generati dalla crisi economica in corso ma anche e soprattutto un generale riflusso oscurantista che presto potrebbe compromettere e persino vanificare tutti i principali successi conseguiti dallo zapaterismo nella sua laiconissima battaglia contro quel rimasuglio di barbarie che è la famiglia tradizionale. Con animo trepidante il nostro professore, che si era da un pezzo abituato a vedere nella Spagna zapateriana una magistra di laiconismo anche per noi italiani, si sta insomma interrogando sul fosco destino che ora incombe sulle tante leggi che nella terra di Don Chisciotte furono allegramente approvate nel campo appunto della morale e della laicità. E per meglio calcolare la gravità del pericolo che adesso le minaccia sta sfogliando mentalmente il libro di quelle fondamentali vittorie della Luce sulle Temebre: Introduzione del divorzio breve… Liberalizzazione della fecondazione assistita… Concessione dell’accesso al matrimonio anche alle coppie omosessuali… Estensione alle stesse anche del diritto di adottare figli… Legalizzazione delle pratiche cliniche per modificare il sesso e le generalità dei transgender… Riduzione di molte delle restrizioni un tempo previste per la clonazione terapeutica e per l’uso di cellule staminali di origine embrionale a fini di ricerca scientifica… Eliminazione dell’insegnamento religioso obbligatorio e sua sostituzione con quello dell’educazione civica (vale a dire attribuzione allo stato del monopolio dell’insegnamento morale)… Libertà per le donne di interromper le gravidanza entro la quattordicesima settimana senza alcun parere medico e per le ragazze dai sedici anni in su di abortire senza il consenso dei genitori – e così via abrogando e permettendo. Ma il più doloroso dei molti crucci che il flop socialista spagnolo sta procurando al professor Moraloni è naturalmente la paura del ritorno sulla scena di papà e mammà, cioè il timore della ormai non del tutto impossibile abrogazione della gagliardissima legge con cui il grande Zapatero, nell’intento di adeguare il diritto di famiglia della sua patria ai gusti del cosiddetto popolo gay, dimostrò di essere felicemente sordo allo spirito retrivo e bacchettone del linguaggio. Abrogando l’uso delle parole “padre”, “madre”, “marito” e “moglie” e sostituendole con le parole “coniugi” e “genitori”, quella legge lascia infatti intravedere il nobile intento di estirpare quelle indecenti parole dai discorsi dei mortali. E perciò non fu affatto una semplice vittoria del cosiddetto orgoglio gay. Fu una vittoria della più eroica idiozia. Forse la più esilarante che sia stata mai conseguita dallo spirito di ribellione alle orrende, inique, intollerabili leggi della natura e della cultura. Essa era inoltre un ardimentoso attacco alle stoltissime leggi della comunicazione umana e in particolare a tutti e tre gli stupidi registri – il simbolico, l’immaginario e il reale – sui quali quella struttura si articola. L’abolizione di parole come padre, madre, marito e moglie presuppone infatti l’idea non meno delicata che profonda che dal nostro universo immaginario, dal nostro universo simbolico e dal nostro universo reale convenga estirpare tutte quelle innumerevoli, infinite coppie di termini differenziati che – come maschio e femmina, uomo e donna, sole e luna, cielo e terra, giorno e notte, bene e male, bianco e nero, vita e morte, sopra e sotto, prima e dopo e così via distinguendo e opponendo – si pretende che possano orientarci in quella oscena foresta di simboli che è la realtà. Infine essa era anche, ovviamente, un audacissimo attacco a quella passione bestiale che è il sentimento poetico e religioso della vita. Un sentimento, purtroppo, non del tutto estinto nemmeno nel cuore del professor Moraloni, che infatti ha sempre sospettato che nessuno potrà mai riuscire a estirpare ope legis le parole “mamma” e “papà” dalle bocche dei fanciulli. Ragion per cui si sta rassegnando all’idea che adesso qualcuno in Spagna potrebbe anche permettersi di tornare a infilarle nei codici della nazione.