da Il Sussidiario.net

Caro Direttore,

La scelta di mettere il distributore dei preservativi nella scuola depone per una resa dei docenti di fronte alla sfida educativa. D’altronde non si può certo comunicare ciò che non si ha.

La sopraffazione del cuore e della ragione da parte dell’istinto sottolinea l’assetto (dis) educativo che non solo la scuola, ma tutti gli ambiti di questo mondo (famiglia, lavoro) stanno creando.

La Chiesa sembra dare un giudizio sui preservativi in generale, e sulla loro distribuzione scolastica in particolare sganciata dalla realtà.

Invece no. E’ l’unica che insiste sul rischio educativo e che non alza bandiera bianca come fanno tanti “ per essere amici dei giovani” e “comprenderne le esigenze”. Qui non si tratta di esigenze, cioè di istinto. Si sente spesso dire che non c’è amore se non c’è rapporto sessuale cioè carnale.

Invece non c’è vero amore se non c’è la verginità, cioè uno sguardo di bellezza, verità e bontà sull’altro che non richiede un ritorno se non essere riabbracciati dallo stesso amore gratuito.

La verginità corporale femminile in primis essendo anche anatomica quindi più evidenziabile, ma anche quella maschile non è altro che la memoria,  il segno di un amore gratuito che mi ama da sempre e per cui vivo (e muoio) e che per i cristiani si chiama Dio incarnato, cioè Gesù; per gli altri è un’ipotesi di lavoro che si innesta nell’ambito educativo e che richiama a porsi precise domande sul senso della vita e sul rapporto tra uomo e donna.

Ecco: la scuola che vende i preservativi, ha già svenduto la sua potenza educativa appiattendosi su una non proposta e assottigliando notevolmente lo spessore umano dell’amore.

D’altronde uno riesce a dare solo ciò che ha nel cuore. Ha ragione la Chiesa: c’è una emergenza educativa. Negarla è come asfissiare il nostro futuro e il nostro presente,perché neghiamo una ipotesi di lavoro che proviene dalla nostra storia.

Aiutiamo i nostri ragazzi a non costruire un mondo di plastica (o di lattice),ma ad avere un cuore puro per accogliere la verità della vita,cioè ad essere vergini.

(Gianluigi Parenti, ginecologo)