Dici “Giardino degli Angeli” e ti vengono in mente immagini di pace, di serenità, di candore e quasi di gioia. Poi scopri che questo è il nome dato ad uno spazio di 600 mq all’interno del cimitero Laurentino a Roma e quasi ti sorprendi che si possa chiamare così un lotto di terreno destinato alla sepoltura.

Ma in realtà non ci poteva essere nome più azzeccato di questo dal momento che le verdi zolle
 del cimitero capitolino accoglieranno d’ora in poi dei resti umani davvero speciali: le spoglie mortali di quella moltitudine di bambini non nati perché rifiutati con un aborto volontario (molto più raramente non venuti alla luce per un aborto spontaneo).

Il giardino è un termine che rimanda ai parchi giochi per i più piccoli, luoghi di divertimento
 e spensieratezza per sempre preclusi a questi bambini. Un giardino come l’Eden paradisiaco, luogo in cui Dio  – così vuole sperare il cuore del credente – potrà accogliere questi bimbi.

Il Giardino degli Angeli, abbellito da moltissime camelie bianche, è stato inaugurato dal vice sindaco di Roma Sveva Belviso il 4 gennaio scorso e l’iniziativa ha visto il patrocinio dell’assessorato capitolino alle Politiche sociali. «Il progetto […] vuole dare una risposta alle richieste di coloro che con il seppellimento del loro bimbo intendono restituire valore a quel feto che altrimenti verrebbe violato perché considerato rifiuto ospedaliero», ha affermato il vice sindaco, precisando che si tratta di «un’ iniziativa che ci ha coinvolto molto a cui teniamo particolarmente. Il ‘Giardino degli Angeli’, infatti, vuole essere un doveroso gesto di attenzione e omaggio nei confronti di tutti i figli mai nati e dei loro genitori».

Promotrici del progetto sono l’Associazione “Difendere la Vita con Maria”, ideata dal canonico di Novara Don Maurizio Gagliardini, e la Fondazione “Ut Vitam habeant”  il cui presidente è il cardinal Elio Sgreccia, già presidente della Pontificia Accademia per la Vita.

L’Associazione novarese, nata 13 anni fa, conta 2.000 adesioni sparse
 in una cinquantina di commissioni locali e situate su tutto il territorio nazionale. Il suo impegno riguarda la tutela della vita, da quella nascente a quella ormai al tramonto, e i campi d’azione sono molteplici: dall’impegno culturale a quello educativo, da quello formativo a quello soprattutto spirituale.

Il Giardino degli Angeli “è un messaggio che va nella direzione giusta 
– sottolinea don Gagliardini – di una necessaria «purificazione della memoria» dove la consapevolezza, la responsabilità personale, l’impegno della comunità riconoscono l’onore e la pietà dovuti ai bambini non nati e avviano un percorso virtuoso di elaborazione del lutto senza il quale le porte dell’anima restano spalancate alla sofferenza e all’impossibilità di guardare con fiducia al proprio futuro”.

L’iniziativa capitolina è l’ultima di una serie di progetti analoghi che si stanno diffondendo a macchia d’olio. Don Gagliardini ci racconta che “vengono effettuati al mese 11 seppellimenti. Ossia uno al mese per ogni città elencata qui di seguito: Busto Arsizio – la prima città interessata da questa iniziativa nell’ormai lontano anno 2000 – Gallarate, Niardo, Seriate, Albino, Alzano Lombardo, Potenza, Cremona, Foligno, Giussano, Varese. Ad ogni seppellimento vengono portati all’inumazione in media tra i 30 e i 40 bambini non nati. Ad oggi abbiamo accompagnato alla sepoltura circa 40mila bambini”.

E’ bene sapere che la pratica del seppellimento dei feti abortiti non è una stramba trovat
a di qualche oltranzista cattolico, ma risponde in prima battuta ad un’esigenza indicata dallo stesso Magistero: «i cadaveri di embrioni e di feti umani volontariamente abortiti o non devono essere rispettati come le spoglie degli altri esseri umani» (Donum Vitae, 1,4). A questo riguardo l’associazione è promotrice anche di una particolare iniziativa di carattere liturgico: qualche mese fa, ci illustra il presidente dell’associazione don Gagliarini, «è stato presentato uno studio-proposta di grande valore da parte del liturgista camilliano Padre Eugenio Sapori, membro dell’Istituto Internazionale di Teologia di Pastorale Sanitaria. Attualmente la proposta di ‘rito per il seppellimento dei bambini non nati’ è stata affidata all’Ufficio Liturgico della CEI per l’iter ordinario della presentazione alla Santa Sede».

Ma non solo la Chiesa è attenta al destino delle spoglie mortali dei bambini abortiti ma anche lo Stato italiano. Infatti, così come abbiamo già ricordato in un precedente articolo di Francesco Agnoli tale pratica è permessa anche dalla legislazione italiana (DPR n. 285 del 10.9.1990, Circolare n. 500/2/4 del 13 marzo 1988 del Ministro alla Sanità Donat Cattin ).

Se i resti dei feti abortiti non vengono richiesti dai genitori o dai parenti il loro destino è lo smaltimento attraverso i rifiuti ospedalieri speciali. Per evitare ciò, laddove nessuno reclamasse questi corpicini, l’associazione “Difendere la Vita con Maria” ha deciso di stipulare delle convenzioni con la aziende ospedaliere di molte località di tutta la penisola per farsi carico dell’inumazione. Don Gagliardini ci spiega a questo proposito che «il numero delle convenzioni tra quelle firmate e quelle avviate in fase di elaborazione è di 24». Quelle già avviate sono le seguenti: Agrigento, Albino, Seriate, Alzano Lombardo, Biella, Busto Arsizio, Caserta, Foligno, Gallarate, Genova, Giussano, Legnano, Niardo, Perugia, Potenza, Rimini, Torino, Varese.

Una pratica che poi si inserisce armoniosamente con la pastorale locale. «In tutte le diocesi dove siamo presenti come associazione con le commissioni locali – tiene a precisare il presidente –  promuovendo le diverse iniziative di pastorale della vita (preghiera, conferenze, incontri ecc.) e specialmente con il seppellimento dei bambini non nati, i rapporti sono ottimi e improntati ad una pastorale di comunione come è di dovere. Il convegno ‘Bambini non nati: l’onore e la pietà’ recentemente celebrato a Roma e promosso particolarmente dal Cardinale Elio Sgreccia ha raggiunto tutte le diocesi e gli uffici famiglia, i cappellani ospedalieri e di fatto tutto il mondo pastorale (è in corso la stampa degli atti che al più presto presenteremo)».

Ma perché spendere così tante energie per un atto che ormai si compie quando il delitto sul bambino si è già perpetrato? Non può apparire inutile perché fuori tempo massimo? Addirittura non si può correre il rischio che venga letto come una specie di rivincita sul piano ideologico? Don Gagliardini non la pensa così: «Il seppellimento dei bambini non nati risponde ad un profondo bisogno della mente e del cuore umano – un atto di civiltà e di umanità – un atto d’amore che per i credenti apre al mistero della resurrezione della carne nella vita eterna. E’ anche un atto di pacificazione sociale, tenendo conto che il ‘genocidio negato’ dei bambini soppressi nel grembo ha ricadute di carattere spirituale, morale, fisico e sociale molto grandi e profondi, che coinvolgono la persona, la famiglia, le istituzioni e la società». Più che un atto di accusa, un atto di riparazione e di rispetto.

Ma viene da domandarsi se però non ci muoviamo solo sul piano delle buone intenzioni. Insomma quali frutti concreti questa iniziativa ha portato a casa? Don Gagliardini ci risponde raccontandoci due aneddoti: «Una giovane di 18 anni – persona capace e consapevole – studentessa, aveva deciso di abortire la propria creatura anche su spinta di tutto il mondo famigliare e sociale a lei vicino, eccetto una parente (quella forse che più l’amava) che si è opposta in ogni modo al suo intento, fino ad invitarla a partecipare al gesto pietoso del seppellimento dei bambini non nati. Lei ha accettato ed è intervenuta nel momento affettuoso del rito. Naturalmente è rimasta molto colpita e alla fine della preghiera ha chiesto la parola dicendo: “Vorrei dirvi una cosa: io ho con me  i documenti pronti per l’interruzione della mia gravidanza la prossima settimana. Ma questo non lo farò più perchè ora è sorto in me un impedimento! Ho capito!”».  E’ tornata l’anno successivo felice con la sua bellissima bambina in braccio.

Infine un altro fatto che mi ha molto colpito:
 recentemente su una tomba ho trovato una bellissima rosa confezionata con affetto ed eleganza con un bigliettino legato stretto sul quale ho letto:”Perdonami. La tua nonna”».

di Tommaso Scandroglio da La Bussola Quotidiana