di Domenico Bonvegna

Il 1 ottobre scorso la repubblica popolare di Cina ha festeggiato i suoi 60 anni di “gloriosa” rivoluzione, l’Occidente ha assistito senza batter ciglio alla celebrazione in piazza Tienanmen, eppure in Cina si continua a violare i più elementari diritti umani, quali quelli di consentire ai genitori di avere il numero di figli che desiderano. La politica di pianificazione familiare cinese priva i cittadini cinesi di procreare. Le misure previste per i trasgressori sono terribili e costituiscono una feroce violazione dei diritti umani: sterilizzazioni e aborti forzati, pestaggi, distruzione delle abitazioni. Il 27 ottobre prossimo a Milano sarà presentato un libro che con documenti, foto, e soprattutto testimonianze in prima persona delle vittime e di alcuni funzionari del governo rivelano al mondo la tragedia quotidiana di questi crimini. Strage di innocenti, col sottotitolo, la politica del figlio unico, scritto da Harry Wu, il testimone della realtà dei campi di concentramento cinesi – i laogai – che da anni denuncia con tenacia presso la comunità internazionale.

Il libro è edito da Guerini e Associati, che ha pubblicato sempre di Harry Wu, Cina. Traffici di morte (2008) dove documenta il commercio degli organi dei condannati a morte.

Martedì sera invitato dall’Altra faccia della Medaglia Club, Toni Brandi, responsabile nazionale della Laogai Research Foundation, con la proiezione di immagini, ci fornirà un’importante testimonianza sulla drammatica situazione in Cina.

La Laogai Research Foundation, fondata da Harry Wu a Washington nel 1992, si occupa della diffusione di notizie riguardo i Laogai e le altre violazioni dei diritti umani in Cina come le esecuzioni capitali con relativa vendita di organi freschi, lo sfruttamento dei bambini sottoposti ai lavori forzati, le rappresaglie nei confronti delle Chiese, gli aborti e le sterilizzazioni forzate e la continua repressione contro il dissenso.

La politica demografica in Cina inizia dal 1964, quando l’economista Ma Yinchu scrisse sulle conseguenze negative della presenza di una popolazione numerosa e così da questo momento tutte le colpe del malessere economico in Cina fu attribuito non più all’imperialismo o ai conservatori, ma alla popolazione ignorante, inadeguata, incapace di autocontrollo. In pratica inizia una guerra del governo comunista cinese contro il proprio popolo. Scrive Harry Wu: i leader cinesi di nuova generazione hanno cominciato a considerare il popolo un ingombro alla crescita economica,‘la principale causa del fallimento del progresso della Cina nella storia’. Si creò un significativo disprezzo – continua Wu – per le masse.

E’ un errore pensare che la Cina sia in crisi economica perché è sovrappopolata. Conosciamo paesi come il Giappone o la Svezia che sono in condizioni più svantaggiate della Cina per quanto riguarda la terra e le materie prime. Ciononostante sono prosperi e progrediti. Di contro altri paesi, come il Kenia, possiedono abbondanza di materie prime e di terra coltivabile, ma sono comunque poveri. Le condizioni del Giappone dopo la seconda guerra mondiale era simile a quelle della Cina. Mezzo secolo dopo, però, il Giappone si trova avanti mille miglia.

Per Wu la causa prima perché la Cina non cresce è il sistema politico ed economico comunista.

La politica del figlio unico in Cina è la cornice del più ambizioso programma di controllo demografico della storia e la causa dei più crudeli abusi dei diritti fondamentali dell’uomo. Oggi, nel 2009, più di mezzo milione di impiegati( le cellule)nel settore coordinano i loro sforzi che invadono gli aspetti più intimi della vita del popolo cinese. Queste cellule, chiamate anche “squadre di supervisione”, operano ispezioni porta a porta delle famiglie sospette (che non rispettano la pianificazione familiare) Tali controlli avvengono all’improvviso(…)Protette dal sistema possono agire impunemente e compiere qualsiasi atrocità.

Secondo la testimonianza resa da Gao Xiaoduan, ex impiegata di alto livello negli uffici della pianificazione familiare cinese, di fronte al Congresso USA, tutte le donne in età fertile sono schedate in un database dove sono contenute tutte le informazioni sanitarie, compreso il ciclo mestruale e i metodi di contraccezione usati. Che cosa accade alla donna che infrange le regole del governo, seguiamo il racconto di Gao: rapidamente circondano la casa sospetta, e, se non riescono a prendere la donna che si pensa abbia trasgredito la legge, arrestano il marito, i fratelli, o i genitori e li tengono in prigione finchè la sospettata non si consegna. Quindi la colpevole verrà sterilizzata o sottoposta ad aborto forzato. Poi seguono le seguenti sanzioni: demolizione della casa o bruciata, arresto, sterilizzazione forzata, aborto e infanticidio.

La politica del figlio unico causa diversi effetti sociali, l’invecchiamento della popolazione e la disuguaglianza dei sessi, in un mondo dove si preferiscono i figli maschi, le femmine vengono “sacrificate”, cioè eliminate, si calcola che “mancano all’appello” circa 900.000 bambine ogni anno. Ciò significa che i maschi cinesi trovano difficoltà a trovare una donna per sposarsi e per questo sono costretti a “importarle” dal Vietnam, dalla Corea del Nord, la Birmania.

Inoltre diffuso è il suicidio delle donne, i furti di bambini, e l’esistenza “illegale” di una vera e propria popolazione di bambini e giovani “non dichiarati”.

Questa è la situazione degli orrori cinesi, nonostante ciò, scrive Toni Brandi nella postfazione, le autorità politiche ed economiche nazionali e internazionali continuano imperterrite a collaborare con Pechino. I mass media presentano, prevalentemente, l’immagine di una Cina in prodigiosa crescita economica e con un promettente progresso sociale. Entrambi alimentano il consenso e l’ammirazione per questo paese dove una dittatura commette crimini mostruosi e sfrutta il proprio popolo a vantaggio dei ricchi e dei funzionari del partito. Per quanto ci riguarda conclude Brandi, Noi non possiamo tacere su queste atrocità.