Rimozione dall’ordine giudiziario. È la durissima sanzione inflitta dalla sezione disciplinare del Csm al giudice di Camerino, Luigi Tosti, per il suo rifiuto di tenere udienze nelle aule giudiziarie in cui è esposto il crocifisso.

Il magistrato, ribattezzato dalle cronache come il “giudice anti-crocifisso”, era già stato sospeso dalle funzioni e dallo stipendio dal 2006, ed ora, dopo il verdetto di stamattina, non potrà più vestire la toga. Tosti era accusato di aver violato “i doveri istituzionali e professionali di diligenza e di laboriosità, con grave e reiterata inosservanza delle disposizioni relative alla prestazione del servizio giudiziario”, si legge nel capo di incolpazione redatto dalla Procura generale della Cassazione, poiché si era “sottratto ingiustificatamente ed abitualmente dalle relative funzioni a lui conferite”, astenendosi dal trattare 15 udienze tra il maggio e il luglio del 2005, e ancora fino al momento della sua sospensione, nonostante fossestato promosso l’azione disciplinare nei suoi confronti, “con dichiarazione di rifiuto di tenere l’udienza manifestata nello stesso giorno o nell’immediata prossimità”, così determinando, si sottolinea ancora nel capo d’accusa, “la necessità delle relatove sostituzioni, grave perturbamento dell’attività d’ufficio ed estrema difficoltà del proseguio dell’attività giurisdizionale per i procedimenti a luiaffidati”.

In tal modo, spiega la Procura generale della Cassazione nell’incolpazione, rilevando che “tale condotta era persistita nonostante la messa a disposizione da parte del Presidente del Tribunale di un’aula priva di simboli religiosi”, Tosti “è venuto meno al dovere fondamentale di svolgimento della funzione” ed ha “compromesso la credibilità personale ed il prestigio dell’istituzione giudiziaria”.

Il “tribunale delle toghe” ha dunque accolto la richiesta, avanzata nella requisitoria di oggi, dal sostituto pg di Cassazione Eduardo Scardaccione, di rimuovere il giudice di Camerino dalla magistratura. Già in passato, Tosti, che stamane si è ‘autodifesò davanti al Csm, era stato sanzionato in via disciplinare con un ammonimento, confermato dalle sezioni unite della Suprema Corte, per una lettera,inviata all’allora Guardasigilli Clemente Mastella, ritenuta offensiva nei confronti dei magistrati de L’Aquila – di fronte ai quali si stava svolgendo il processo a carico dell’ex giudice per omissione di atti d’ufficio – che non avevano rimosso il crocifisso dall’aula di udienza.

In sede penale, però, Tosti è stato assolto in via definitiva dall’accusa di omissione di atti d’ufficio per il suo rifiuto di tenereudienza nelle aule con il simbolo religioso: la Cassazione, nello scorso febbraio, annullò senza rinvio “perché il fatto non sussiste” la condanna a 7 mesi di reclusione e a un anno di interdizione dai pubblici uffici inflitta all’ex magistratodalla Corte d’appello de L’Aquila, rilevando che la condotta di Tosti, che era stato sostituito da altri giudici, non aveva impedito lo svolgimento delle udienze. Nelle sue motivazioni, la Suprema Corte, aveva anche sottolineato che la questione del crocifisso nelle aule giudiziarie “ha una sua sostanziale dignità e meriterebbe un adeguato approfondimento” e che la circolare del ministero della Giustizia, risalente al 1926, che imponeva la presenza del simbolo religioso nelle aule, tenuto anche conto “dell’epoca a cui risale non sembra essere in linea con il principio costituzionale di laicità dello Stato e con la garanzia, pure costituzionalmente presidiata, della libertà di coscienza e di religione”.

da Avvenire