di Claudio Risé
Tratto da Il Mattino di Napoli del 14 settembre 2009
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Il rapporto degli adolescenti con il proprio corpo diventa sempre più fragile.

Così, il reparto di Pediatria e dell’Area Adolescenza dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano ha raccolto nel giro di un anno precisi racconti di ragazzine che si erano lasciate fotografare seminude, o avevano offerto prestazioni sessuali nel bagno delle scuole, in cambio di i-pod, scarpe o abiti firmati. Ancora una volta il corpo viene ceduto in cambio di accessori per l’immagine. Come mai questo accade?

Evidentemente perché il corpo stesso, la sua integrità e privatezza vengono da queste ragazze considerati meno importanti di simboli di status tipo l’i-pod, e gli oggetti di abbigliamento firmati. Come se per loro l’importanza del corpo vero e proprio diminuisse, mentre aumenta quella di ciò che lo copre, o attira su di esso lo sguardo degli altri.

Un corpo dunque sempre più «immagine», virtuale, che sceglie anche il mondo virtuale, la rete, come spazio prediletto per esporsi. Infatti l’assessore alla Salute del Comune di Milano, Giampaolo Landi, ha dato notizia di questa inchiesta dell’Ospedale Fatebenefratelli in una lettera a tutte le famiglie della città, in cui ha lanciato contemporaneamente una campagna pubblica contro la microprostituzione giovanile online. Secondo l’amministratore milanese infatti, il fenomeno sta dilagando in maniera esponenziale, specialmente tra le giovanissime studentesse che per pagarsi piccole spese quotidiane si prostituiscono su chat erotiche, spogliandosi ed esibendosi davanti a webcam casalinghe per arrotondare la paghetta.

In rete si trovano ormai molti casi di video hard di ragazzine, non più fatti per scherzo e destinati alla ristretta cerchia di amici, bensì veri e propri filmati, creati volontariamente per ricevere un compenso.

Per informare i genitori di tutto questo, l’assessore alla salute ha scritto loro una lettera aperta. Le ragioni di questa tendenza dei giovani alla mercificazione (e quindi alla svalutazione) del corpo, vissuto appunto come «cosa», oggetto di scambio mercenario, sono molteplici, e questa rubrica cerca spesso di presentarle. Particolarmente importante è però il rapporto (apparentemente distante, ed invece strettissimo) tra la svalutazione del corpo, ed il degrado dell’ambiente naturale.

La terra su cui viviamo è simbolo del nostro corpo; non solo nei nostri sogni (dove una terra abbandonata segnala problemi anche gravi nella relazione col corpo), ma nei vissuti e nei comportamenti individuali e collettivi.

Non stupisce dunque che non molto tempo prima che venissero rese note queste informazioni sui comportamenti adolescenziali, sia stato pubblicizzato il Rapporto annuale della Società Geografica Italiana, con i suoi dati impressionanti su una cementificazione che «aggredisce la bellezza dei paesaggi sfigurandoli e annullandone le caratteristiche identitarie sotto una massa indifferenziata di elementi artificiali anonimi e spesso volgari». Sostituendo a «paesaggi» la parola «corpi», ed a «cementificazione» la parola «consumismo», ci avviciniamo a capire cosa sta succedendo.

Se il corpo vivente della Terra viene ridotto a cosa, a superficie cementificata, anche il corpo umano si percepirà come cosa, il cui valore è certificato dal prezzo e dagli oggetti che lo coprono.

Il corpo umano fa parte della natura vivente, se questa scompare (come in Italia sta per certi versi accadendo, ed i geografi documentano), esso si sposta tra le cose, diventa merce.

L’educazione dei giovani non è separabile dalla cura e difesa del territorio naturale. Essi sono il corpo vivente del Paese.