Ancora nel nuovo millennio viene valutato e soppesato come quarto da macello

Sembra un triste e squallido ritornello che, ciclicamente, scala la classifica e torna al primo posto dei singoli più venduti. Quel ritornello che usa e mercifica pubblicamente il corpo delle donne, come una bibita da suggere per trovare un po’ di refrigerio.

Per secoli il corpo femminile è stato rinchiuso, controllato e offeso perché faceva paura (specialmente per quella sua misteriosa capacità di generare senza rivelare il nome del padre). Poi, le grandi rivoluzioni della seconda metà del XX secolo, liberandolo da funi, doveri e limiti, lo hanno eretto a sovrano assoluto dell’etica, della morale, della scienza e del diritto. Eppure, nemmeno questa ostentata liberazione del corpo delle donne è riuscita ad impedire che il vecchio ritornello tornasse in auge.
Così, ancora nel nuovo millennio, il corpo femminile viene valutato e soppesato come quarto da macello. Come se la carne esaurisse tout court l’essenza delle donne. Per questo, il corpo muliebre viene esibito in televisione, per questo lo si prostituisce per strada e nelle pubblicità. E sempre per questo, si crede ancora – come secoli fa – che la forza e il potere maschile risiedano nella capacità di circondarsi dei corpi delle (belle) donne, di vestirli, svestirli, addobbarli ed esibirli. Si possono così ostentare i corpi di ammiccanti minorenni; si possono lodare quelli di giovani, seducenti donne il cui cervello viene semmai-dopo, semmai-in-aggiunta; si possono lisciare e gonfiare i corpi femminili per offuscare l’inaccettabile binomio donna-età.
L’appello “Per una Repubblica che rispetti le donne”, presentato in occasione della festa del 2 giugno e firmato da molte donne italiane (tra cui Suor Eugenia Bonetti, la missionaria impegnata nella lotta contro la tratta di esseri umani, Anna Maria Fecchio Comito, dell`Associazione Famiglie con disabili, Silvia Costa, Paola Binetti, Maria Pia Garavaglia e Rita Borsellino) afferma: “noi donne siamo una risorsa importante del Paese, dall`ambito familiare e sociale a quello professionale e istituzionale. Siamo in prima linea nell`impegno quotidiano di cura e di lavoro che svolgiamo con dedizione, competenza e serietà. Eppure oggi le donne assurgono agli onori delle prime pagine dei media se sono compiacenti verso i `potenti` e asservite ad un modello mercificato e lesivo dell`identità femminile. Se il presupposto è questo, per le donne italiane si prefigura un futuro difficile”. Un futuro difficile che porta con sé il peso e la triste autorevolezza di un lungo passato che rimane a tutt’oggi immutato.
Eppure per definizione, il corpo delle donne, oltre ad essere il luogo in cui si costruisce la singola identità, è il principio attraverso cui l’umanità incarna i significati dell’essere, è possibilità e limite. Il corpo delle donne è quello che permette alle società di vivere e di sopravvivere. È dal corpo delle donne che scaturisce la vita, è nel corpo delle donne che si concepisce, è il corpo delle donne che nutre, culla e poi accudisce.
L’insulto non è, sia chiaro, il fatto di chiamare in causa la bellezza. Nella Genesi, al termine della creazione, Dio vide che tutto era molto buono e bello (dove la bellezza implica la gratuità e lo stupore); la bellezza di Giuditta è un valore nell’Antico Testamento, mentre nel salmo 8 la bellezza e lo splendore di Dio si riflettono sul volto dell’uomo. Del resto, come anche Dostojevskij aveva compreso, l’amore trasforma la crocifissione nella bellezza, la bellezza che salverà il mondo.
L’insulto, che viola insieme l’articolo 3 della Costituzione e il nuovo comandamento dell’amore, è il fatto che (come recita ancora il documento citato) “la strisciante corruzione che aleggia (…) gioca sull`apparenza come primo requisito dell`affermarsi, falsifica la valorizzazione dei talenti e tradisce le persone”. In realtà, ribaltando colpevolmente il principio delle pari opportunità, tradisce quasi solamente le donne.

Giulia Galeotti da www.piuvoce.net