Tratto da Avvenire

Card. Angelo Bagnasco*

Cresce ogni giorno di più il consenso dif­fuso, sia in ambito ecclesiale che in quel­lo civile, circa la rilevanza dell’attuale emer­genza educativa, che appena pochi giorni fa, nel corso della sua visita pastorale a Viterbo, Benedetto XVI definiva ineludibile e priorita­ria, «grande sfida per ogni comunità cristiana e per l’intera società». Se però si alzano nu­merose le voci che denunciano la crisi che at­tanaglia la riflessione e l’opera educativa, non è frequente che si giunga anche a individuar­ne le cause e a prospettare delle linee di in­tervento per una inversione di rotta.
Il rapporto-proposta del Comitato per il pro­getto culturale `La sfida educativa`, da oggi nelle librerie di tutt’Italia, ha il pregio di non limitarsi alla segnalazione della debolezza e­ducativa che caratterizza la società odierna, comprese molte comunità cristiane, ma si spinge ad additarne le cause principali e sug­gerisce gli obiettivi da perseguire per tornare dall’esilio educativo in cui sembra essersi con­finata la civiltà occidentale.
Davanti a un certo smarrimento delle moti­vazioni fondamentali dell’educazione, il Co­mitato per il progetto culturale evidenzia la necessità di ritrovare il `baricentro` dell’e­sperienza formativa, ossia una vera sapienza antropologica e una visione non riduttiva del fatto educativo. «Con il termine educazione – rammenta Benedetto XVI nella
Caritas in veritate
– non ci si riferisce solo all’istruzione o alla formazione al lavoro, entrambe cause importanti di sviluppo, ma alla formazione completa della persona». A questo proposi­to, prosegue il Papa, «va sottolineato un a­spetto problematico: per educare bisogna sa­pere chi è la persona umana, conoscerne la natura. L’affermarsi di una visione relativisti­ca di tale natura pone seri problemi all’edu­cazione, soprattutto all’educazione morale, pregiudicandone l’estensione a livello uni­versale ». Tra le povertà del nostro tempo, va annoverata anche la dimenticanza dell’irri­ducibilità della persona umana, quotidiana­mente attraversata dalla questione del senso del vivere e del morire, e del suo costitutivo essere relazione con il mondo, con gli altri, con l’infinito.
Educare, dunque, è accompagnare ciascun individuo, lungo tutta la sua esistenza, nel cammino che lo porta a diventare persona e ad assumere quella `forma` per cui l’uomo è autenticamente uomo. Tornando alle parole di Benedetto XVI a Viterbo, l’educazione «è proprio un processo di Effatà, di aprire gli o­recchi, il nodo della lingua e anche gli occhi». Ciò non potrà avvenire, però, senza l’opera paziente e qualificata di educatori credibili e autorevoli, capaci di `generare` in un conte­sto di fiducia, di libertà e di verità. Non ha tor­to chi sottolinea come l’attuale crisi educati­va riguardi primariamente la generazione a­dulta, cui spetta mostrare con la vita ciò che realmente vale e trasmettere un’eredità viva, da scoprire e rinnovare con responsabilità. U­gualmente essenziale, infatti, è da considera­re il legame con la tradizione in cui siamo in­nestati, che lungi dal ridursi a mera conser­vazione del passato e dall’imprigionare le ri­sorse più nuove e originali, rende possibile in­dirizzare proficuamente l’aspirazione di ogni uomo a una pienezza di vita e di felicità. Co­me attesta con chiarezza la rivelazione cri­stiana, essere uomo equivale ad essere figlio. È una proposta umanizzante quella che af­fiora dalle pagine de `La sfida educativa`, i cui capitoli spaziano dalla vita familiare al senso delle istituzioni scolastiche, senza tralasciare il compito educativo della Chiesa e i numero­si fattori in gioco: l’inarrestabile flusso comu­nicativo, i bisogni e i desideri espressi nel la­voro e nel consumo, i nuovi luoghi in cui si costruisce la persona. Con la stesura del rap­porto- proposta sull’educazione, il progetto culturale della Chiesa italiana si conferma at­tento alle dinamiche vive della società italia­na ed essenziale sia per una maturazione cul­turale della fede, sia per quell’allargamento degli orizzonti della razionalità che Benedet­to
XVI non cessa di invocare. «Solo dall’educazione viene la bussola per po­tersi orientare dentro il pluralismo parossisti­co della società», ha osservato nel suo inter­vento al Convegno ecclesiale di Verona il pro­fessor Lorenzo Ornaghi, rettore dell’Univer­sità Cattolica. Occorre perciò – ci ricorda og­gi il rapporto-proposta del progetto culturale – il coraggio di tornare a educare l’intelligen­za e il desiderio verso il bene, il vero, il bello.

* Presidente Conferenza Episcopale Italiana