Afferma Sophia Kuby, direttrice dell’Osservatorio Europeo della Dignità

MADRID, mercoledì, 6 ottobre 2010 (ZENIT.org).- La direttrice esecutiva dell’Osservatorio Europeo della Dignità, Sophia Kuby, ha avvertito a Madrid (Spagna) che il Consiglio d’Europa potrebbe approvare il 7 ottobre il “diritto” all’aborto.

La Kuby lo ha affermato in una colazione di lavoro svoltasi nei giorni scorsi sulla situazione del Diritto e dei cosiddetti “nuovi diritti” in Europa, convocata da Professionisti per l’Etica.

Di fronte a un nutrito gruppo di personalità della società civile e del mondo della comunicazione, la Kuby ha spiegato che determinate minoranze stanno attuando in Europa “un vero processo di reingegneria sociale che sta mettendo in pericolo la vita, la famiglia e i diritti fondamentali”, informa Professionisti per l’Etica.

La Kuby si è riferita a due iniziative concrete, una delle quali è il Rapporto McCafferty, che sarà sottoposto a votazione nell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa il 7 ottobre.

Il Rapporto, con il pretesto di promuovere l’accesso delle donne alla “salute riproduttiva”, include il “diritto all’aborto”.

L’obiettivo, secondo la Kuby, è imporre questo presunto diritto al di sopra dell’obiezione di coscienza dei medici e dei professionisti sanitari, che nella maggior parte dei casi rifiutano di effettuare aborti. Si tratta di “escludere dalla pratica medica le persone con convinzioni solide, qualunque esse siano, che si separano dalla pratica e dall’ideologia dominante”.

I promotori del Rapporto McCafferty si basano su questa affermazione: “La coscienza capricciosa dei medici non può prevalere sui diritti riproduttivi delle donne. In questo modo, si invertono i termini e si contrappone la libertà di coscienza a un nuovo diritto”.

La Kuby ha avvertito della creazione di un registro degli obiettori, una vera “lista nera”, e di un meccanismo efficace per denunciare i professionisti che si rifiutino di effettuare aborti.

La direttrice dell’Osservatorio Europeo della Dignità si è riferita anche a un altro progetto legislativo che mette in pericolo le libertà fondamentali degli europei.

Si tratta della Direttiva per l’Uguaglianza di Trattamento, il cui iter è in svolgimento presso l’Unione Europea.

Il suo obiettivo, ha spiegato, è introdurre un nuovo concetto di uguaglianza che, con il pretesto di proibire qualsiasi discriminazione (incluso l’orientamento sessuale), avrebbe effetti sui rapporti di convivenza, sulle relazioni lavorative e sul comportamento pubblico e privato delle persone.

“Non si esclude che si elaborino registri di medici, imprenditori o professionisti accusati di discriminare – ha detto la Kuby –. Alla fine, con tutto ciò dicono di difendere la diversità, quando in realtà perseguono l’uniformità di opinione, pensiero e azione, e l’eliminazione della discrepanza”.

“Bisogna svegliarsi, e spetta a noi farlo sapere ai nostri concittadini – ha concluso Sophia Kuby –. La chiave è che la normativa europea finisce per riflettersi sulle legislazioni dei Paesi membri, visto che di ciò che accade a Bruxelles e Strasburgo nessuno si accorge, e le minoranze attive lo sanno”.

“Per questo, dobbiamo in primo luogo rivelarlo e denunciarlo, perché è chiaro che, se le cose si spiegano bene, la stragrande maggioranza degli europei non accetterà queste misure”.

European Dignity Watch (http://www.europeandignitywatch.org) è un’organizzazione non governativa con sede a Bruxelles. Il suo obiettivo è difendere i tre pilastri fondamentali della società (vita, famiglia e libertà fondamentali) mediante la presenza, la consulenza e l’azione giuridica nelle istituzioni europee. A questo scopo, conta su una rete di esperti, ONG, leader d’opinione e membri attivi di vari Paesi europei.

Professionisti per l’Etica (www.profesionalesetica.org) collabora con questa organizzazione nella difesa del diritto all’obiezione di coscienza e della libertà di educazione nelle istituzioni europee.