di Nicoletta Tiliacos
Tratto da Il Foglio

Non si può dire che in questo periodo la Spagna di Zapatero non abbia i suoi problemi. Ma disastri politici ed economici non ostacolano la marcia dei “nuovi diritti”.

In questo campo, crollasse il mondo, Madrid vanta un primato che non corre alcun rischio di essere offuscato, anche perché socialisti, popolari e formazioni minori sono più che concordi nel coltivarlo compattamente. Ci riferiamo alla drastica eliminazione di qualsiasi residuo formale e nominale della “vecchia” famiglia, a partire dai fondamentali riferimenti genealogici, diventati retaggio di imbarazzante arcaicità, di cui sbarazzarsi senza ripensamenti, fino all’ultimo particolare.

Così, dopo essere stato nel 2006 il primo paese al mondo a stabilire che, in omaggio all’ideologia del gender e alle pari opportunità matrimoniali e genitoriali per le coppie omosessuali, sui documenti di identità e in ogni atto pubblico debbano comparire non più le definizioni di padre e madre, bensì la dizione “genitore A” e “genitore B”, la Spagna sta decidendo la sparizione del libretto di famiglia, il documento dello stato civile in cui fino a oggi erano riportati i nomi dei genitori e i cambiamenti di status anagrafico intervenuti nel corso della vita (matrimoni, divorzi, filiazione). Si tratta di un istituto consolidato nella vita spagnola, ora considerato in contrasto con la dittatura del politicamente corretto.

Il libretto si avvia a essere sostituito (se la riforma, già approvata alla Camera, passerà anche al Senato: cosa prevedibile, perché nessuno è contrario) da un semplice numero di matricola che conterrà tutte le informazioni sul singolo. Sarà qualcosa in più del nostro codice fiscale o del numero di tessera sanitaria, in vigore nella quasi totalità dei paesi europei, Spagna compresa, che però non impediscono all’anagrafe di fornire atti dai quali i nomi di madre e padre siano dichiarati e attingibili. Nel caso della Spagna, invece, l’idea è che la matricola debba riassumere ogni altra documentazione.

Le innovazioni non finiscono qui (non finiscono mai, trattandosi della Spagna). Sarà probabilmente modificata anche la regola tradizionale che prevede l’attribuzione a ogni nuovo nato del doppio cognome. Il primo finora è quello paterno, seguito da quello della madre, che però nella generazione successiva è destinato a cadere. Non dovrà più essere scontato questo privilegio per il padre, senza contare che, nel caso di due genitori dello stesso sesso, c’è il problema di chi debba prevalere. Il lungimirante legislatore ispanico ha dunque pensato che a dirimere la questione potrebbe essere da ora in poi lo stesso ufficiale dello stato civile. Novello Salomone burocratico, toccherà a lui stabilire il primo cognome di un nuovo nato, quando il genitore A non sarà d’accordo con il genitore B sull’ordine di precedenza. In altri paesi europei, dove è stata introdotta la possibilità di scegliere il cognome materno, paterno oppure doppio, in caso di disaccordo decide il giudice (come in Germania) o direttamente l’ordine alfabetico (è il caso della Francia). Sul quotidiano la Razón, il giurista Domingo Bello Janeiro, docente di Diritto civile all’Università della Coruña, ha scritto che la riforma “non risponde a nessuna domanda sociale ed è assolutamente non necessaria”. Al contrario, ha aggiunto, è destinata a moltiplicare le potenzialità di conflitto familiare rispetto a quanto è accaduto fino a oggi con le regole plurisecolari mutuate dal diritto romano. Le ricerche genealogiche diventeranno sempre meno facili, ha aggiunto, forse impossibili. Per non dire, alla fine dei conti, praticamente proibite.