Si scrive “solidarietà a pagamento” ma si legge “mercato degli organi”

La psichiatra americana Sally Satel ne è convinta, ci ha scritto sopra un libro e un suo articolo è stato pubblicato il 20 ottobre anche dal quotidiano economico Milano Finanza: è arrivata l’ora di aprire al mercato di organi a pagamento, anche per eliminare gli abusi nel Terzo mondo (la solita scusa di chi vuole estendere gli abusi anche al primo e al secondo). Non deve più essere un tabù, dice Sally Satel, l’idea che qualcuno – magari per mantenere gli studi ai figli, è uno degli esempi edificanti che fa la studiosa – decida di privarsi di un rene per salvare la vita a qualcun altro.

E così, se si pagano medici e infermieri per le loro prestazioni, si può prevedere per i donatori a pagamento l’assistenza sanitaria gratuita perenne e altri simpatici benefit, che li ricompensino. La Satel, in forza all’American Enterprise Institute di Washington, si scaglia soprattutto contro due recenti pronunciamenti delle Nazioni Unite e del Consiglio d’Europa, che condannano senza se e senza ma il mercato di organi, così mettendo a repentaglio, scrive Satel, “i programmi pilota condotti su esseri umani nel resto del mondo” (si riferisce a progetti di controllo di compravendita di organi in preparazione in vari Paesi, tra i quali gli Stati Uniti e l’Olanda). L’irricevibile proposta di Sally Satel si basa, naturalmente, su quella menzognera idea di “solidarietà a pagamento” che considera plausibile la mutilazione di un bisognoso a vantaggio di chi può pagare per aver salva la vita. Non è follia, è il lucido cinismo, travestito da efficientismo compassionevole, di chi immagina un’umanità fatta di esseri di serie A e di serie B.

Nicoletta Tiliacos da PiùVoce.net