Chiusi in sessione ordinaria a Saint Petersburg, in Florida, i vescovi degli Stati Uniti hanno ascoltato qualche giorno fa il cardinale Francis George, presidente della Conferenza episcopale e arcivescovo di Chicago, attaccare duramente sister Carol Keehan, guida della più grande associazione cattolica di assistenza sanitaria del paese, la Catholic Health Association, una delle leader indiscusse del mondo religioso femminile americano che qualche settimana fa aveva appoggiato pubblicamente la riforma sanitaria di Obama. La vicenda è nota: mentre i vescovi esprimevano parere contrario alla riforma perché non impedisce il finanziamento all’aborto, non offre un’adeguata protezione all’obiezione di coscienza e non è abbastanza inclusiva nei confronti degli immigrati, Keehan rassicurava Obama del suo appoggio comunicandogli che, assieme a lei, c’era la gran parte del mondo religioso femminile statunitense.

Il cardinale George non ha digerito l’affronto, non ha digerito il fatto che le suore abbiano agito in autonomia, e a Saint Petersburg c’è andato giù pesante. Ha parlato a porte chiuse durante l’assise vescovile di fine primavera. Ha esposto ai suoi confratelli il contenuto di un lungo report dedicato alla situazione della chiesa negli Usa. Il report è entrato in possesso dell’agenzia Catholic News Agency che ne ha pubblicato alcuni stralci. Dice George: “Sister Keehan ha messo in campo un magistero parallelo a quello della chiesa”. “I vescovi sono sempre rimasti coerenti a due princìpi guida in merito alla riforma: tutti dovrebbero aver accesso alle cure sanitarie ma nessuno deve essere ucciso”. “La Conferenza episcopale non ha mai ceduto su questi princìpi”. “Sister Keehan e le sue colleghe sono colpevoli per l’approvazione della riforma sanitaria”. “I vescovi hanno ripetutamente provato a entrare in contatto con sister Keehan sia prima che dopo il voto”. “Personalmente sono riuscito a incontrare la religiosa a marzo ma il risultato è stato frustrante”. “La legge approvata è fondamentalmente errata. L’ordine esecutivo promosso dall’Amministrazione Obama non ha senso. Sister Keehan sbaglia a pensare che si tratta di una normativa pro vita”. “L’appoggio della suore e altri gruppi cattolici a Obama hanno indebolito la voce morale dei vescovi negli Stati Uniti. Come tale ha provocato confusione e una ferita all’unità della chiesa”.

Poche ore dopo che la stampa americana rilanciava le dichiarazioni di George, il vaticanista del National Catholic Reporter, John Allen, ha offerto una sua versione del summit in cui il capo dei vescovi americani ha attaccato sister Keehan. Allen ha sostanzialmente confermato la versione offerta dalla Catholic News Agency aggiungendo che per il cardinale è importante che siano “i vescovi a parlare e a esprimere opinioni di fede e di morale”. Contro il cardinale George sono intervenuti nelle scorse ore diversi esponenti del mondo progressista cattolico ed evangelico americano. Tra questi Jim Wallis, il più noto tra gli evangelici di sinistra nonché voce moto ascoltata nella casa Bianca di Barack Obama. Il 18 giugno anche la rivista Commonweal ha criticato George: in un editoriale ha scritto che la vicenda dell’appoggio cattolico alla riforma di Obama manifesta un conflitto tra i vescovi e le singole coscienze dei cattolici. Un concetto, quest’ultimo, espresso anche da un vescovo, Robert Lynch di Saint Petersburg che dice: “Non sapevo che noi vescovi abbiamo il primato sull’interpretazione morale delle proposte di legge”. La spaccatura tra vescovi e ordini femminili è grande. La visitazione apostolica che il  Vaticano sta portando avanti in alcuni istituti americani probabilmente la acuisce. Le suore si sentono controllate da un’autorità che sentono distante. C’è chi ha chiesto al cardinale George di cercare una mediazione. Ma per ora il suo intento è uno: chiarire la posizione dei vescovi, ribadire che questa posizione è quella autentica e denunciare chi rema in senso contrario. Suore comprese.

© – FOGLIO QUOTIDIANO – 23 giugno 2010

di Paolo Rodari