di Andrea Zambranoda www.lanuovabq.it

Piange l’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra. Le sue lacrime sono le lacrime di chi guarda sconsolato le macerie di una civiltà che si sta disgregando sotto l’insegna della dittatura del gender. Lo scontro di lunedì tra il cardinale e il sindaco di Bologna Virginio Merola è destinato ad alimentare ancora di più il solco tra la politica e il comune senso della ragione. Perché è di questa che principalmente il porporato ha parlato nella suo lungo j’accuse lanciato dagli uffici di via Altabella a seguito della presenza e delle parole di Merola su nozze e adozioni gay.

Il primo cittadino era stato l’ospite d’onore del gay pride che svoltosi a Bologna sabato 29. E da quel palco aveva preso una posizione netta sulla necessità non solo di riconoscere le unioni omo, ma anche di concedere a gay e lesbiche la possibilità di adottare. Il giorno dopo Caffarra ha preso carta e penna e ha ricalcato le orme che furono del suo predecessore Giacomo Biffi ai tempi della “Bologna sazia e disperata”: «Merola dice cose gravissime – ha tuonato -. Davanti a tale oscuramento della ragione viene da piangere». E ancora: «Affermare che omo ed etero sono coppie equivalenti è negare un’evidenza che a doverla spiegare viene da piangere». Caffarra è anche consapevole che «siamo giunti ad un tale oscuramento della ragione anche solo per il pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose».

Lo scontro tra sindaco e arcivescovo non ha più il sapore guareschiano delle battaglie tra comunisti e cattolici. Oggi Bologna è devastata dalla crisi economica, con il Pd ormai incapace di fare da collettore delle diverse anime della città e le cooperative rosse in caduta di fatturato e di lavoro, la città appare sfilacciata e non più come roccaforte del benessere e della bonomia, ma un laboratorio per soluzioni d’importazione anti umane che trovano terreno fertile in una Sinistra che ha come unico collante il laicismo esasperato, cullato dai centri di potere rappresentati dalle associazioni gay and lesbian friendly, mai così potenti come sotto la statua del Nettuno. La presa di posizione del sindaco mostra la vera faccia della Sinistra attuale. Una faccia tenuta nascosta per meri calcoli utilitaristici quando appena un mese fa sindaco e cardinale hanno difeso con forza il contributo del Comune alle scuole paritarie che un referendum, promosso guarda caso dagli stessi che poi sono scesi in piazza sabato per gay e drag queen, voleva eliminare. Solo che Caffarra ha difeso quel contributo secondo il principio di sussidiarietà, il primo cittadino evidentemente lo ha fatto non per la difesa della libertà d’educazione, ma solo per far quadrare il bilancio a fine mese.

Da solo sta Caffarra, dunque. Abbandonato da quei cattolici del Pd che da 20 anni si prestano a stampella di una Sinistra che difficilmente avrebbe potuto governare da sola. Pochissimi i consiglieri Pd che si sono schierati a difesa del porporato. Molte le critiche e le ironie. Così come nessuno ha cercato di frenare l’isterica risposta di Franco Grillini, presidente emerito di Arcigay che ha rimproverato Caffarra per il rogo di migliaia di omosessuali nel corso della storia! Tacciono i Prodi e i cattolici adulti della scuola di Bologna voluta da Dossetti, fautori di quella alleanza politica che negli anni ha accontentato e sistemato carriere grazie ai voti di tanti cattolici, ma che in cambio ha restituito l’immagine di un pastore solo di fronte alla violenza forcaiola della dittatura omosessualista.