Concludiamo con l’intervento di  SABER MOUNIA, Presidente dell’Associazione in Italia dei minori non accompagnati.

Secondo Mounia l’Europa non si sta rendendo conto che l’estremismo radicale intende sfruttare i princìpi democratici per acquisire maggiore spazio di manovra e un potere sempre più crescente. Ha trovato terreno fertile per crescere e prosperare all’ombra delle stesse carte costituzionali dei Paesi occidentali. Questa non è religione, ma politica e la politica che piega la religione ai propri fini produce danni inauditi, fomenta i radicalismi e tende a introdurre princìpi teocratici che le società occidentali hanno superato, fortunatamente, da molto tempo. Mounia ha capito che l’estremismo islamico intende conquistare l’Occidente prima culturalmente e poi politicamente. Come sta accadendo in Belgio e in Olanda, che  rappresentano già due punti di arrivo di un lungo percorso legislativo relativo all’esistenza islamica in Europa. Sono, infatti, i primi due Paesi che hanno conosciuto e convissuto con l’estremismo islamico e con l’Islam del XX secolo.

Il Belgio di oggi è veramente sottomesso all’estremismo islamico, scaturito dal riconoscimento dell’Islam come religione di Stato nel 1974 e sviluppato fino all’istituzione di un sistema educativo islamico parallelo a quello dello Stato, dalla scuola materna fino alla maturità. Per le strade di Bruxelles si possono tranquillamente vedere donne che portano il niqab o il burqa, senza nessuna identificazione, fantasmi nel cuore della capitale europea; si possono vedere migliaia di bambine recarsi nelle scuole o nei licei islamici vestite con una tenuta scolastica obbligatoria, formata da indumenti lunghi neri e velo bianco sulla testa, e che imparano a scuola che la sottomissione è una vita normale, che assicura un posto in Paradiso.

Mounia consegna alla presidenza una documentazione fotografica riguardante una moschea nelle banlieu di Parigi, che svolge anche un ruolo di scuola islamica, qui le maestre fanno indossare il burqa alle bambine. Anche per Saber Mounia il burqa e il nigab sono costumi dettati da correnti culturali radicali, estremiste e maschiliste, che tentano di imporlo come pratica per una corretta professione di fede islamica. È significativo vedere che, nella maggior parte dei Paesi arabo-musulmani, tali comportamenti vengono stigmatizzati, osteggiati e combattuti, proprio perché quei Paesi sanno bene che cedere terreno su un indumento che diventa un simbolo potentissimo significa accettare l’imposizione di un’identità culturale deviata, che non ha nulla a che vedere con l’Islam.

E’ incredibile – conclude Mounia – dover essere audito sul tema del burqa in un Paese occidentale, in cui la questione non avrebbe nemmeno dovuto essere sollevata.

Infine è stata ascoltata PINA NUZZO, Responsabile nazionale dell’Unione donne in Italia (Udi), dopo aver sottolineato le battaglie storiche in favore delle donne, ora è ben lieta di poter sostenere la battaglie delle donne musulmane contro il burqa,  a noi non interessa sapere se sono musulmani, se sono marocchini, egiziani, turchi e via elencando. La rappresentante dell’Udi è convinta che tutti in Italia devono rispettare la Costituzione, avere una sola moglie, perché la bigamia non è consentita per nessuno, neanche per quelli che vengono da fuori.

In Italia una parte politica vuole fare passare l’infibulazione, il velo come un fatto culturale. Abbiamo assistito a queste giustificazioni culturali e a un’accondiscendenza che ha portato a vedere determinate situazioni e a lasciarle accadere, a lasciarle stare.

Alla fine degli interventi i parlamentari, membri della Commissione hanno ringraziato gli auditori, dichiarandosi soddisfatti perchè tutti gli interventi all’unanimità sono stati contro il burqa e il niqad quindi contro l’estremismo e il fondamentalismo islamico. Infine tutti i parlamentari sono stati concordi nell’afferrmare che questa norma che intende vietare anche in Italia questi indumenti non vuole limitare la libertà religiosa di nessuno.

DOMENICO BONVEGNA

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