Continuiamo a proporvi gli interventi dei rappresentanti islamici all’audizione del 1 dicembre 2009 presso la Commissione Affari costituzionali della Presidenza del Consiglio. Prende la parola MUSTAPHA MANSOURI , Segretario nazionale della Confederazione della comunità marocchina in Italia. Ringraziando dell’invito, riprende il brano del Corano citato in precedenza da Samira, dove si evidenzia che per l’Islam la donna, prima di entrare a pregare, doveva coprirsi i capelli – non il viso e le mani – nonché tutte le parti sensibili sessualmente per non attirare gli uomini, perché stava davanti al creatore, davanti a Dio. Sfido chiunque a smentirmi. Mi assumo la responsabilità di ciò che affermo.

Per Mansouri  tutti sono concordi sul velo che copre solo i capelli e lascia il viso e le mani scoperte. Sfido chiunque a contraddirmi. Parlo dell’hadith dei grandi ulema e dei grandi Muftì, che svolgono le ricerche sul Corano. Il burqa e il niqab sono tradizioni nate negli anni Settanta, con i talebani. Se vogliamo tornare alle radici, questa è la realtà. Neanche la moglie di Maometto ha mai messo il burqa, ma il velo. L’ha detto il profeta e ciò significa che il burqa non fa parte dell’Islam. Il burqa mi fa paura, perché mi ricorda un episodio molto grave avvenuto in Pakistan: l’anno scorso, durante lo sciopero della Moschea rossa entrarono i militari per sedare la rivolta e il capo dei rivoltosi riuscì a fuggire nascondendosi sotto il burqa delle donne.

ABDELLAH MECHNOUNE, Imam della moschea di Torino, ambasciatore della pace per le Nazioni Unite-sezione dialogo interreligioso. precisa subito di aver contattato diversi teologi e professori specializzati ponendogli domande che riguardano la comunità musulmana, in particolare, si rilevano le vessazioni che essa subisce dai suoi stessi appartenenti, portatori di un’ideologia estremista e maschilista. In materia di abbigliamento, il dottor Tantaoui, ha affermato che il burqa e il niqab non hanno nulla a che vedere con l’Islam, tutt’altro. La maggior parte degli ulema, i teologi musulmani, hanno concordato su tale affermazione, diversamente dagli ulema delle scuole wahabite, jihadiste e salafite. Purtroppo, questi adepti hanno molti seguaci, che diffondono l’estremismo e l’esasperazione religiosa sul territorio italiano e fra i giovani, piegando un messaggio di fede a un utilitarismo politico, che mira al predominio e alla conquista del potere, nonché ad accaparrarsi il diritto di parlare per voce di tutta la comunità musulmana, le cui correnti sono numerose e variegate.

Abdellah Mechnoune racconta un episodio di quando è andato all’università Cattolica per parlare del velo, ad ascoltarlo c’erano tante giovani ragazze musulmane, ognuna di loro portava un vestito: il chador iraniano, il  burqa ,il niqab, il velo con i jeans. Qual’era il vero vestito dell’Islam: nessuno.

C’è molta confusione nelle comunità islamiche.  In alcune moschee si predica l’odio e tante altre cose. Credetemi, non ho mai avuto paura: sono stato aggredito, minacciato di morte, cacciato da alcuni centri islamici per la mia posizione di non sputare mai nel piatto in cui mangio. Inoltre, la verità è che questo abbigliamento è di matrice talebana.

Per l’imam di Torino il burqa rappresenta un problema molto grave, che dobbiamo combattere, se vogliamo l’integrazione, se volete che prevalga la moderazione e che un domani, crescano nuovi cittadini italiani che non portano le armi contro il tricolore, come è successo in Inghilterra. Alcune persone, infatti, pur essendo nate in quel Paese, hanno ricevuto insegnamenti sbagliati e organizzato attacchi kamikaze alla metropolitana di Londra, come ben sapete. Dobbiamo opporci, contrastando chi vuole imporre il burqa e chi intende indossarlo. Nonostante si tratti di una minoranza non rappresentativa della comunità musulmana, porta con sé un messaggio estremista che non dobbiamo lasciare passare. Il burqa è una rappresentazione del sadismo in Italia.

E tra l’altro Mechnoune si lamenta con il governo italiano perchè non sta offrendo alcun aiuto ai musulmani moderati, che sono la maggioranza. La comunità musulmana sta compiendo migliaia di passi indietro e non in avanti. Noi musulmani moderati chiediamo una legge per vietare sia il burqa, sia il niqab, perché non rappresentano l’Islam. Forse lo rappresentano in Iran, in Afghanistan o in Egitto, ma siamo in Italia, un Paese occidentale. Se oggi non si vieta l’uso del burqa, credetemi: da domani comincerà un passaparola, secondo cui anche gli italiani devono indossarlo. Conosco molte donne italiane convertite all’Islam che, già dal primo giorno, si sentono dire che, essendo diventate sorelle musulmane, devono coprirsi interamente perché Allah non deve vederle come sono. Dove sono le parole del Profeta? Molti musulmani vivono in Italia, hanno i piedi in questo Paese, ma il cervello e il cuore in Afghanistan, in Iraq, con i kamikaze. Dobbiamo combattere questa realtà. Molti di loro si mostrano remissivi e tolleranti davanti alle telecamere – lo sapete magari meglio di me – ma sono pieni di parole di odio nei loro centri cosiddetti islamici.

Io, continua Mechnoune che conosco il Corano a memoria – grazie a Dio – posso dire che non c’è neanche un versetto che parli del burqa o del niqab.

Il burqa e il niqab non sono dettati dall’Islam e rappresenta una minaccia alla libertà, soprattutto della donna musulmana, nonché grandi ostacoli alla convivenza e all’integrazione che cerchiamo da anni. Per questo, i seguaci di una certa matrice estremista e radicale ci fanno la guerra. Sono convinto che l’intento di questi adepti, che operano dentro le loro moschee, i loro centri e le loro associazioni cosiddetti islamici culturali sia quello di limitare la libertà della donna musulmana per impedirle una convivenza pacifica e un’integrazione nella società italiana, minacciando i diritti sanciti dalla Costituzione italiana e dal suo ordinamento. La dignità e la libertà della donna devono essere garantite. Salvando le donne, salviamo tutti noi. (Alla prossima e ultima puntata).

DOMENICO BONVEGNA

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