Le famiglie numerose donano una forte testimonianza di vita cristiana e rendono un servizio allo Stato. Lo dimostrano anche i dati Istat

di padre Piero Gheddo

 (ZENIT.org) – La “Festa della Famiglia 2012” a Milano (30 maggio – 3 giugno 2012) ha lasciato non solo un generico buon ricordo, ma anche una forte impressione di rinascita della famiglia cristiana.

Mai si erano viste in giro, per le vie di Milano e alla Messa del Papa al Parco di Bresso del 3 giugno, tante famiglie con tre o più figli al seguito, mai tanti lattanti e bambini trotterellanti, tanti poppanti in carrozzina o in braccio a mamme e papà, mai tanti giovani e ragazze.

Uno spettacolo di giovinezza e di gioia. Erano famiglie da ogni parte del mondo, di molte etnie e lingue. Papa Benedetto ha augurato agli sposi cristiani: “Il vostro matrimonio sia fecondo per voi stessi, perchè desiderate e realizzate il bene vostro e dell’altro… e poi fecondo nella procreazione generosa e responsabile dei figli”.

E’ l’augurio che facciamo tutti perchè questa è la realtà che tutti o quasi riconoscono (anche se quasi non se ne parla): la crisi di cui soffre l’Italia non è anzitutto politica o economica, ma crisi della famiglia.

Quando ci allontaniamo da Cristo e dalla morale cristiana e non ci fidiamo più della Provvidenza, è inevitabile che la famiglia e la società vanno in crisi. Nulla è più razionale e umano che il principio della morale cattolica: non bisogna negare o uccidere la vita dei bambini che Dio manda.

La complessiva diminuzione dei figli è il segno evidente di come negare la vita significa affossare l’economia e precipitare la società in un groviglio di contraddizioni, semplicemente perché mancano i giovani e un paese senza giovani si autosuicida.

Secondo i dati Istat del gennaio 2011, gli italiani di 65 e più anni sono il 20% degli italiani, i giovani con meno di 15 anni solo il 14%, rispetto al 18,5% del 1995! Le donne in età fertile dovrebbero avere in media 2,1 figli per equilibrare il numero delle morti, mentre in Italia siamo all’1,33% in media. Siamo una società di vecchi e di pensionati, il popolo  italiano diminuisce di più di 100.000 individui all’anno.

Gli stranieri legalmente residenti in Italia, sempre all’inizio del 2011, erano 4 milioni e 563mila, tre volte più di dieci anni prima, nel 2001! Da un milione e 200mila sono aumentati a 4 milioni e 564mila. Dove c’è richiesta di mano d’opera perché mancano i giovani è logico che gli straneri poveri vengono a riempire questi vuoti. E meno male, altrimenti l’Italia si bloccherebbe in ogni senso e settore di vita.

Dopo la “Festa della Famiglia 2012”, ho letto non pochi commenti, riflessioni, testimonianze. Credo si debba dire con chiarezza alle giovani famiglie cristiane: la miglior testimonianza di fede e di vita cristiana che potete dare è di fare moli figli, tutti quelli che Dio manda  al vostro amore. Non abbiate paura! Dio non vi abbandona! Temo invece che troppo spesso si parta già col progetto di un figlio o al massimo due e poi basta.

Negli anni trenta del Novecento l’Azione Cattolica proclamava questo slogan: “Fate molti figli, educateli bene e date buoni cristiani alla Chiesa e alla Patria”. Rosetta e Giovanni, i servi di Dio miei genitori, chiedevano a Dio di concedere loro 12 figli, poi la mamma è morta dopo sei anni di matrimonio con tre bambini vivi e due gemellini morti con lei. Ma anche oggi conosco non poche famiglie di gente comune che hanno quattro, cinque e più figli.

Cristiani del nostro tempo che si sono fidati della Provvidenza. I coniugi Anna e Nicola Celora di Meda (Milano), insegnanti di scuola media, si sono sposati nel 1993 e hanno avuto otto figli (l’ultimo nato nel 2007), di cui sette viventi.

I coniugi Susanna e Michele Rizza della parrocchia di Niguarda, impiegati al catasto di Milano, si sono sposati nel 1969 e hanno avuto sette figli e 21 nipoti, ma altri sono ancora in arrivo.

La signora mi dice: “Quando ho avuto i figli uno dopo l’altro, le amiche mi dicevano: “Poverina!”, nessuna diceva: “Che bello!”. Adesso tutte dicono: “Siete stati fortunati! I molti figli vi hanno mantenuti giovani. Certo abbiamo fatto una vita austera, ma i figli si educano molto meglio se sono tanti e si abituano a fare a meno di tante cose”.

Gli esempi sono tanti e dimostrano che anche nella nostra società consumistica, nella quale il cristiano, se vuole vivere da cristiano deve andare contro corrente, è possibile avere più di uno o al massimo due figli.

E’ vero che poi bisogna insistere affinchè lo stato assista le famiglie numerose, ma è chiaro che i coniugi cristiani, che si fidano della Provvidenza, i figli li producono anche nella situazione attuale e non solo sopravvivono, ma vivono meglio di altre famiglie, danno una forte testimonianza di vita cristiana e rendono un servizio all’Italia. Papa Benedetto XVI, al termine di una lunga disamina del problema scrive  “L’apertura alla vita è al centro del vero sviluppo” (n. 28 della “Caritas in Veritate”).