È pericoloso, crea dipendenza, è un pessimo affare e nessuno lo vuole più: solo l’Italia rilancia il nucleare. Perché? Questione di potere.

È il bidone più imponente della storia umana. L’Italia se n’era liberata con uno storico referendum e adesso, mentre il resto del mondo studia come tirarsene fuori limitando i danni economici e ambientali, il nostro Paese ha deciso di andare controcorrente: per il futuro puntiamo sul nucleare! Tutto indica che è la scelta peggiore che una nazione possa oggi fare, ma i nostri politici tirano dritti e continuano ad escludere un ripensamento, con i media nazionali, ben controllati, che continuano a “dimenticare” di informarci su quanto in realtà stia accadendo. I risultati di ripetuti sondaggi ci dicono che circa l’80% degli italiani continuano a dirsi contrari all’atomo e più di 2.100 scienziati, docenti e ricercatori italiani hanno firmato un appello affinché si eviti di tornare al nucleare e si punti su energie rinnovabili. Le informazioni comunque superano i filtri di “giornali e Tv addomesticati”e ci svelano che le maggiori potenze economiche mondiali pianificano interventi massicci per aumentare la produzione di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Ma non dobbiamo pensare ad una conversione di massa verso un inaspettato ambientalismo: bisogna considerare che nel 2020 un kilowattora prodotto da una centrale nucleare costerà 7 volte di più di un chilowattora prodotto da fonte solare. Chi comprerebbe un’energia elettrica 7 volte più costosa? E allora, come potranno essere competitive le aziende italiane con i costi energetici 7 volte più alti di quelli dei nostri concorrenti? Rischiamo insomma di impegnare gran parte delle risorse finanziarie (nostre e delle prossime generazioni) per costruire reattori nucleari tanto enormi quanto inutili, perché l’energia converrà comprarla dall’estero. Ma se questi dati sono ormai riconosciuti a livello internazionale, che interesse può avere la “lobby atomica” a tirarci questo bidone? In realtà l’energia nucleare è la fonte che dà più potere ai politici: enormi appalti gestiti oggi e pagati con soldi futuri. Non importa se le centrali vedranno mai la luce, intanto gestiscono contratti di miliardi di euro, soldi che oggi non abbiamo, a pagare ci penseranno poi i cittadini. Più l’opera è grande, meglio è. Immaginiamo una Salerno-Reggio Calabria moltiplicata per cento, un’enorme opera che ingoia decine di miliardi di euro, non in 50 anni, ma in un colpo solo. Il bidone perfetto.


2011, L’ANNO DEL SORPASSO
Il principio è riconosciuto ormai dagli scienziati di tutto il mondo: il costo dell’energia prodotta da centrali nucleari aumenterà velocemente, mentre quello dell’energia prodotta da fonti “solari” diminuirà con la stessa velocità. E il Professor John Blackburn, docente di economia della Duke University (USA), si è preso la briga anche di calcolare le variazioni di tali costi. E nel 2011 avviene il fatidico sorpasso: il kilowattora solare costa meno di quello nucleare. La notizia eclatante, però, è quella che tra solo 10 anni la proporzione dei costi sarà di 1 a 7 ovvero 1 kW/h solare costerà circa 3,7 centesimi, contro i 26 centesimi di quello nucleare.


GLI UOMINI D’AFFARI NON SI FIDANO DEL NUCLEARE
I primi a non fidarsi dei reattori nucleari sono proprio gli uomini d’affari. Le banche non si fidano della convenienza economica di costruire nuove centrali atomiche e sono difficilmente disposte a finanziarle. Le assicurazioni sono sempre meno disposte ad accollarsi il rischio di incidenti, non ritenendole così sicure come molti vogliono farci credere. E anche l’agenzia di rating Moody’s consiglia “una visione più cauta verso le società che sono attivamente impegnate nella nuova generazione nucleare” e informa che “la maggior parte delle aziende di costruzioni nucleari ha ricevuto valutazioni in ribasso durante l’ultimo grande ciclo di costruzione”.


IL FLOP FRANCESE
La Francia è la nazione che ha maggiormente puntato sulla produzione di energia da centrali nucleari con l’obiettivo di raggiungere indipendenza energetica, minori costi per gli utenti e supremazia mondiale nella tecnologia nucleare: tutti obiettivi falliti. La Francia con i suoi 58 reattori nucleari in funzione importa più petrolio dell’Italia. La bolletta elettrica pagata dai francesi è più alta della media europea. La richiesta di costruire nuove centrali nucleari nel mondo è in crollo esponenziale, né si può affermare che la Francia (o altre nazioni) siano riuscite a progettare un reattore che possa essere considerato sicuro.

di Stefano Carugno da www.ioacquaesapone.it