Quel pronunciamento anti- papa smentisce una tradizione • Incoerenza insanabile tra lotta ai pregiudizi e il pregiudizio anticattolico
di Giuseppe Dalla Torre
Tratto da Avvenire del 22 aprile 2009

Una inutile enormità quella del Belgio, che con risoluzione parlamentare notificata diplomaticamente alla Santa Sede, ha inteso «condannare le dichiarazioni inaccettabili del Papa in occasione del suo viaggio in Africa».

Una inutile enormità che, tra l’altro, ha esposto al ridicolo il Parlamento, il governo e la diplomazia di quel Paese, che pure in passato ha tanto meritato per la causa occidentale e per l’impegno cattolico.

Una enormità, innanzitutto, perché proveniente da una cultura impregnata di spirito volterriano, che ha fatto della tolleranza di ogni pensiero, di ogni posizione, di ogni atteggiamento, di ogni rivendicazione, persino di ogni desiderio, la propria bandiera. È possibile che una consistente parte dei componenti la Camera dei rappresentanti del Belgio non abbia avvertito, al momento di votare l’incredibile documento, di entrare in profonda contraddizione con se stessa, con le proprie idee, con i propri ideali? Che non abbia avvertito l’incoerenza insanabile tra la lotta a tutti i pregiudizi che la contraddistingue, con il pregiudizio anticattolico che è l’unica, vera sostanza di quel documento? Possibile che abbia chiuso gli occhi su ciò che sana antropologia, acquisizioni scientifiche ed esperienza dicono ampiamente, e cioè che il problema della trasmissione dell’Hiv non si risolve senza attenti stili di vita?

Ma poi un’enormità inutile perché, come ha ribadito il Concilio Vaticano II, la Chiesa ha il dovere, prima ancora del diritto, di esprimere il suo giudizio morale anche su questioni che attengono all’ordine sociale e politico, quando ciò sia richiesto non solo dal bene spirituale, ma anche dalla tutela della persona umana nella sua radicale e intangibile dignità.

Ricordano gli Atti degli Apostoli che Pietro e Giovanni, davanti al sinedrio che aveva loro ingiunto assolutamente di non parlare, rivendicarono con fermezza il diritto di obbedire a Dio piuttosto che agli uomini. Non rimasero soli: per secoli e fino ad oggi i loro successori hanno continuato a parlare «delle cose vedute ed udite», anche a prezzo delle più atroci sofferenze e persino della vita. La storia cristiana è costellata di martiri.

Immaginiamoci se possa essere fermata dalla risoluzione di un’assemblea parlamentare!