Secondo il dossier dell’Istat l’Italia è sempre più vecchia e fa sempre meno figli. A Milano i singles superano le famiglie. E’ il segno della morte della nostra civiltà
Andrea Sartori (Insegnante)

L’Italia sta lentamente, ma inesorabilmente, morendo. Un Paese che vede 143 anziani ogni 100 giovani è un Paese condannato a morte. A Milano i singles hanno superato le famiglie, dando un segnale evidente della morte dell’Italia. I segnali indicano che siamo al capolinea della nostra civiltà.

Il dossier  Istat sembra dipingere il quadro di una nazione senza futuro. Sia biologico che economico. Il tasso di fecondità in Italia e dell’1,34 per cento, ben al di sotto della soglia di sopravvivenza fissata al 2,1 per cento. L’Italia è il secondo Paese più vecchio del mondo, dopo il Giappone. Questo incide in maniera notevole sulla sopravvivenza di una civiltà. E anche sulla sua economia. C’è da dire che tra le economie più forti attualmente l’unica che sembra avere un futuro demografico sicuro è l’India, che è un Paese giovane e fertile. Uno dei problemi che dovrà affrontare la superpotenza cinese sarà proprio quello dell’invecchiamento della sua popolazione, che potrebbe incidere in maniera considerevole sulle sue ambizioni economiche. Lo stesso problema, in termini ancora più drammatici, riguarda la risorgente potenza russa, che potrebbe vedere, entro il 2025, una maggioranza islamica al suo interno. E  l’Unione Europea, che attualmente è la potenza col Pil più alto del mondo, davanti a Stati Uniti e Cina, vedrà diminuire la sua popolazione. Tra i Paesi più colpiti da questo calo di natalità c’è in testa l’Italia che, al contrario di Francia e Germania, che hanno attuato politiche per consentire alle famiglie di incrementare le nascite e in parte sono riuscite a tappare questo buco, resta immobile nell’osservare l’estinzione del sangue di Dante e Michelangelo.

Il dato è preoccupante anche dal punto di vista economico, in quanto la forza lavoro verrebbe a mancare, e l’erogazione delle pensioni inciderebbe in maniera forte sul Pil. Secondo i dati Istat le persone in uscita dal lavoro sono il 20 per cento in più rispetto a quelle in entrata. Questo significa che le pensioni superano i contributi.

Facciamo un paragone con la crescente potenza economica cinese. Anche nel Regno del Dragone l’invecchiamento della popolazione sta mettendo a rischio le ambizioni imperiali della Repubblica Popolare. Questo a causa di una politica che in Cina è stata imposta dall’alto, in Italia si è invece imposta spontaneamente: la politica del figlio unico. E questo farà sì che entro il 2030 il 23 per cento della popolazione cinese avrà più di 60 anni, e graverà sulle casse dello Stato. In Cina gli economisti hanno già lanciato l’allarme, in Italia sembra ch ciò interessi a pochi. C’è una politica priva di prospettive.

Un segnale inquietante arriva dall città più produttiva d’Italia, Milano. Negli ultimi mesi del 2009 all’ombra della Madonnina c’è stato lo storico sorpasso dei singles sulle famiglie: su 687.401 nuclei familiari 347.651, vale a dire il 50,6 per cento, sono composti da una sola persona, mentre 339.750 sono composte da due o più componenti.

Ma questi singles milanesi sono degli yuppies stile anni Ottanta felici della loro condizione? No, tutt’altro. Solo il 15 per cento è felice di essere single. Per la maggioranza questa condizione è un’imposizione.

Qual è il motivo? Non è solo la disoccupazione. E’ anche il suo opposto, ovvero  la  “lavorolatria” meneghina. E’ paradossale, ma è proprio l’eccesso di lavoro che impedisce di venire al mondo ai contribuenti del futuro. In questo è illuminante l’intervista di Simona Ravizza al manager delal moda Stefano Fadda, il quale dice chiaramente di non avere tempo per farsi una vita privata, dato che il lavoro lo assorbe completamente.

Forse in questo la società francese e tedesca hanno qualcosa da insegnare all’Italia incapace di avere un giusto mezzo. In Germania l’orario di lavoro termina alle 16 del pomeriggio. E la Germania è la potenza economica più significativa d’Europa.

Sta di fatto che è opportuno trovare una formula che coniughi produttività attuale con produttività potenziale. La produttività potenziale è quella delle nuove generazioni. Ma se queste nuove generazioni non ci sono, non ci sarà produttività. Non ci sarà neppure l’Italia,

Inoltre tutt