Era da molti anni che Radio Maria ripeteva che  contro i presbiteri infedeli bisognava usare il bastone. Seppur con un breve ritardo rispetto alla profetica Radio Maria, anche papa Ratzinger si è accorto che i mali della chiesa non potevano continuare ad essere curati a base di pillole di carote, ma a suon di corroboranti bastonate. “Bisogna usare il bastone per sanzionare i comportamenti indegni della vita sacerdotale, così come l’eresia, il travisamento e il disfacimento della fede”. Parole dure e forti quelle che Papa Benedetto XVI ha pronunciato  nell’omelia conclusiva dell’anno sacerdotale, dedicata nella sua prima parte allo scandalo della pedofilia. “Il pastore ha bisogno del bastone contro le bestie selvatiche che vogliono irrompere tra il gregge. Contro i briganti che cercano il loro bottino. Accanto al bastone c’è il vincastro che dona sostegno ed aiuta ad attraversare passaggi difficili. Ambedue le cose rientrano anche …

… nel ministero della Chiesa, nel ministero del sacerdote. Anche la Chiesa – ha aggiunto Benedetto XVI – deve usare il bastone del pastore, il bastone col quale protegge la fede contro i falsificatori, contro gli orientamenti che sono, in realtà, disorientamenti. Proprio l’uso del bastone può essere un servizio di amore. Oggi vediamo che non si tratta di amore, quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale.

Come pure non si tratta di amore se si lascia proliferare l’eresia, il travisamento e il disfacimento della fede, come se noi autonomamente inventassimo la fede”. Parole clamorose e “rivoluzionarie” che hanno definitivamente incenerito l’abbondante spazzatura pastorale e teologica che aveva iniziato ad accumularsi sulla barca di Pietro all’indomani del Concilio Vaticano II. Come più commentatori di questioni cattoliche avevano fatto osservare, il Concilio Vaticano II venne strumentalizzato da una parte di clero che, in barba al suo spirito originario, vale a dire della continuità nella tradizione, lo usarono per denigrare duemila anni di storia della chiesa e soprattutto per introdurre elementi eretici, modernisti e mondani incompatibili con la vera dottrina cattolica.

D’ora innanzi l’auspicio è che, chi parlerà di maggiore collegialità “decisionale” tra clero e vescovi,  di maggiore democrazia intraecclesiale, di uguale dignità veritativa presente nelle altre religioni non cattoliche, di abrogare il celibato obbligatorio per i preti, di manifestare solidarietà per i diritti dei gay e delle coppie di fatto, di auspicare l’apertura al sacerdozio femminile, di propagandare il pacifismo e le miriadi di teologie eretiche, filantropiche, illuministiche, scientistiche, umanistiche  e progressiste che infestano i pulpiti della chiesa universale, si ritrovi con una salutare e benefica bastonata sanzionatoria sulla zucca, anche quando la zucca, o meglio il zucchino, è color rosso o porpora. Dopo l’ora del mea culpa del passato, è giunta l’ora del mea culpa del presente.

Condannare chi non c’è più, è stato un gioco da ragazzi (tanto i morti non parlano e non si possono difendere), ma bastonare le “bestie selvatiche” vive e vegete che scorazzano indisturbate dentro i seminari e all’ombra dei campanili, è stata un’impresa ardua che solo un pastore dal bastone fermo e dal vincastro saldo come Benedetto XVI era in grado di fare.

Gianni Toffali

da Pontifex.roma.it