Fondatrice delle Ancelle del Sacro Cuore

di Carmen Elena Villa

ROMA, martedì, 21 aprile 2009 (ZENIT.org).- “Signore, cosa vuoi che faccia?” era la domanda costante che la giovane Caterina Volpicelli, dopo essere tornata dal teatro o dagli spettacoli di danza che tanto le piacevano, poneva all’immagine dell'”Ecce Homo” che si trovava in casa sua. Questa immagine si trova oggi nella casa generalizia della comunità delle Ancelle del Sacro Cuore, da lei fondata.

Domenica prossima, questa donna sarà canonizzata da Papa Benedetto XVI insieme ad altri quattro beati.

“La madre”, come la chiamano oggi le religiose dell’Istituto, era nata nel 1839 a Napoli. Era una bambina vivace e intelligente, ma allo stesso tempo molto docile. Apparteneva all’alta nobiltà della sua città e da giovane si chiese spesso quale cammino dovesse seguire.

“Visse un’adolescenza molto difficile. Pensava di sposarsi, di formare una famiglia. Con le sue sorelle frequentava i teatri e gli svaghi del suo tempo. Riuscì a studiare molte lingue”, ha spiegato a ZENIT Carmela Vergara, postulatrice della causa di canonizzazione di Caterina e religiosa della comunità delle Ancelle del Sacro Cuore.

In quell’epoca ci fu una forte epidemia di colera nella sua città. L’esperienza di dolore le fece guardare più da vicino la sua vocazione di dedizione totale al Signore.

Nel 1855 conobbe il sacerdote francescano Ludovico da Casoria, oggi beato, che intuì la vocazione della giovane: “Caterina, il mondo ti attira, ma Dio vince”, le diceva. “Arriverà un giorno in cui chiuderai tutti i libri e Gesù ti aprirà il suo cuore, in cui la prima pagina, la seconda e le altre non diranno altro che Amore… Amore… Amore”.

Nel 1859 Caterina entrò a far parte della comunità delle Adoratrici Perpetue di Gesù Sacramentato, ma poco tempo dopo si ritirò per gravi motivi di salute.

Erano anni difficili per la Chiesa a Napoli: l’invasione garibaldina, la persecuzione da parte dei massoni e la dispersione dei gesuiti erano alcune delle sfide per l’apostolato del tempo.

A Roma si svolgeva il Concilio Vaticano I (1869 – 1870), convocato da Papa Pio IX. Parallelamente un gruppo di anticlericali realizzava l'”Anticoncilio dei liberi pensatori”. Fu in quel contesto che Caterina decise di iniziare la sua opera con l’accompagnamento spirituale di padre Ludovico.

Nell’edificio di Largo Petrone, nel quartiere Sanità, Caterina cominciò le sue attività apostoliche. Riunì dodici donne con le sue stesse attitudini, che chiamò “zelatrici dell’apostolato della preghiera”.

I frutti del suo apostolato furono grandi. Grazie all’amicizia e ai consigli della Volpicelli, l’attuale beato Bartolo Longo, fondatore del santuario della Madonna del Rosario di Pompei, ebbe una conversione radicale dopo essersi dedicato per anni alla superstizione e allo spiritismo.

“Si era allontanato dalla Chiesa, ma con lei riuscì a convertirsi, fece la Prima Comunione e dalla casa della Volpicelli andò a Pompei per fondare il santuario”, ha ricordato Carmela Vergara.

Mostrare il cuore di Gesù

Il 27 dicembre 1867 è nato l’Istituto Volpicelli. Le prime donne che sentivano questa chiamata iniziarono così la vita comunitaria.

Nei primi tempi, la comunità dovette affrontare prove difficili: “era perseguitata dai massoni, perché vedevano questa donna circondata da altre donne e pensavano che si riunivano per fare discorsi politici contro i massoni. Questo non preoccupava Caterina. Non ci dava peso, andava avanti perché credeva nell’opera di Dio”, ha aggiunto la Vergara.

“Diceva che avremmo dovuto portare il Cuore di Cristo ai cuori dei piccoli, degli adulti, dei giovani e di tutte le famiglie della società e del mondo intero”.

Le Ancelle

Attualmente le donne che seguono l’opera di Caterina sono circa 300, in Indonesia, Italia, Brasile e Panama. “Il nostro carisma è quello di incarnare Cristo amore, questo amore misericordioso di Dio nella dimensione sia contemplativa che pastorale, da portare attraverso l’immolazione, la riparazione e il sacrificio”, ha osservato Concetta Liguori, madre generale delle Ancelle del Sacro Cuore.

Caterina non volle che le sorelle della sua comunità vestissero l’abito: “perché ci ha detto: il vostro segno visibile deve essere la testimonianza di vita. Dovete adattare l’abito ai tempi e ai luoghi”, ha spiegato madre Concetta.

La comunità ha ora tre rami: in primo luogo le Ancelle, donne consacrate che vivono in comunità l’obbedienza, la castità e la povertà. Il secondo ramo sono le Piccole Ancelle, consacrate che vivono nella propria famiglia. Ci sono infine le piccole ancelle che vivono la spiritualità della Volpicelli nella vocazione al matrimonio.

La beata si recò varie volte a Roma per incontrare Papa Leone XIII, che la incoraggiò a portare avanti l’Istituto, che ricevette l’approvazione pontificia nel 1911 con il Papa San Pio X.

Caterina morì il 18 dicembre 1894 all’età di 55 anni. “E’ morta una santa, una santa, una santa”, disse Leone XIII quando seppe del suo transito.

Prima di essere chiamata alla casa del Padre, lasciò una lettera ai suoi familiari in cui diceva: “Illuminata da Dio benedetto, nella sua infinita misericordia, al di sopra della vanità del mondo e con il dovere di spendermi tutta e unicamente nel servire Dio, il mio creatore, Redentore e Benefattore, secondo il suo beneplacito, a Lui ho consacrato e pagato l’essere e quanto Egli mi ha dato”.