Per la chiusura della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani

ROMA, venerdì, 22 gennaio 2010 (ZENIT.org).- Lunedì 25 gennaio l’abate benedettino Edmund Power presenterà a Benedetto XVI l’opera monumentale “Codex Pauli”, finalizzata a commemorare l’Anno dedicato al bimillenario della nascita di san Paolo.

L’occasione è offerta dai Vespri di chiusura della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio) che il Papa celebrerà nella Basilica di San Paolo.

Concepita a imitazione degli antichi incunabili, l’opera si segnala per l’eccezionale valore artistico, culturale ed ecumenico ed è edita dall’Abbazia di San Paolo fuori le Mura in collaborazione con il magazine “Paulus”.

Il Codex Pauli ospita i contributi inediti, appositamente preparati, del Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I; del Patriarca di Mosca e di Tutte le Russie, Kirill; di Gregorios III Laham; del dr. Rowan Williams, Primate della Comunione Anglicana; del dr. Eduard Lohse, Vescovo emerito della Chiesa Evangelica di Hannover; e di molti altri.

Nel suo contributo, il Patriarca Bartolomeo I scrive che “per San Paolo, l’unicità da una parte e l’ecumenicità dall’altra sono, nello stesso tempo, sia virtù a cui dovremmo aspirare sia doni che vengono dall’alto. Inoltre, i concetti di unità e di ecumenicità non son semplicemente metaforici, ma ontologici, nel contenuto”.

Per il Patriarca Kirill, “facendosi imitatore dell’Apostolo delle genti, il cristiano è chiamato a essere una viva immagine del Signore e aiutare così il mondo moderno ad accogliere con fede e speranza la Parola di Dio”.

In questo senso, aggiunge, l’edizione del Codex Pauli “sarà un degno contributo al giubileo del Protoapostolo e aiuterà i lettori a mettere in pratica nella propria vita il messaggio divino trasmessoci da san Paolo”.

“Possano tutti gli uomini nel mondo – auspica il Patriarca melkita Gregorios III Laham – camminare sulla via di Damasco, affinché il mondo cambi e gli uomini possano passare dalle tenebre alla luce, dal peccato alla giustizia, dalla persecuzione all’amore, dalla violenza alla bontà, dal terrorismo alla solidarietà, dal fondamentalismo all’apertura e dallo spirito di vendetta ai sentimenti che san Paolo esprime quando esorta i fedeli ad avere in sé i pensieri e gli atteggiamenti che sono in Gesù Cristo”.

“La missione dell’apostolo – scrive l’Arcivescovo Rowan Williams –, così come Paolo la comprende, è di indicare oltre la propria impresa individuale, di dare spazio alla maturazione dei suoi ‘figli’, così che anch’essi possono imparare a indicare oltre se stessi, nell’amore a caro prezzo, e a esprimere così la pienezza di Cristo, il cui rifiuto e la cui crocifissione, come dice il Vangelo, ne fanno non solo il fondamento ma la pietra angolare del nuovo tempio, il suo Corpo, la sua Chiesa”.

Per il Vescovo Eduard Lohse, “il messaggio della giustificazione per fede, così come l’annuncia Paolo, è secondo la sua salda convinzione la sola interpretazione valida del Vangelo, che va testimoniato a Giudei e Greci, a tutto il mondo. ‘Poiché nel Vangelo viene rivelata la giustizia di Dio di fede in fede, come è detto nella Scrittura: colui che è giusto per fede vivrà’ (Rm 1,17)”.