L’attuale vulgata vorrebbe che il Natale di Gesù non fosse altro che una cristianizzazione della festa pagana del Sole. In realtà ci sono motivi per pensare che il Natale cristiano sia precedente la festa del Sole
Andrea Sartori

Da quando si cerca di ridurre il cristianesimo ad una “favola per bambini” sono in corso pericolose operazioni storiografiche che vorrebbero ridurre il Natale ad una festa pagana cristianizzata. In realtà in questo caso pare che la cosa non sia vera, e che il 25 dicembre sia stato riconosciuto come “compleanno di Gesù” molti anni prima dell’istituzione della festa pagana del Sole. L’argomentazione è nota: i cristiani hanno “fatto il lifting” alla festa pagana del Sol Invictus, interpretando la nascita di Gesù Cristo come il sorgere di un “nuovo Sole”, per cancellare meglio ogni ricordo di paganesimo. L’argomentazione si basa sul fatto che i Vangeli non indicano una data precisa della Nascita di Gesù. Al massimo forniscono qualche dato che inquadra il periodo: dal Vangelo secondo Matteo ricaviamo che è nato sotto il regno di Erode il Grande, mentre il Vangelo di San Luca ci informa del fatto che Gesù è nato durante un censimento ordinato da Cesare Augusto mentre la Siria era governata da Quirinio. Da questi scarni dati si è ricavato che l’anno tradizionale della Nascita di Gesù fissato da Dionigi il Piccolo, vale a dire il 753 dalla fondazione di Roma, è errato: Gesù è nato quattro o cinque anni prima della data tradizionale.

Il giorno non è indicato nei Vangeli. Infatti vi sono le più disparate ipotesi riguardo il vero e proprio compleanno di Cristo. Clemente di Alessandria, nel 200, lo fissava il 6 gennaio. Ma abbiamo anche una testimonianza interessante da parte di Ippolito di Roma (martirizzato nel 235), il quale,nel suo Commentario su Daniele risalente al 203, fissa la nascita di Gesù nel quarantaduesimo anno del regno di Augusto otto giorni prima delle calende di gennaio, vale a dire il 25 dicembre del 2 a. C.

Sul Corriere della Sera della vigilia di Natale Armando Torno appoggia la tesi della cristianizzazione della festa pagana del Sol Invictus scrivendo che: “il giorno in cui nacque Gesù è una convenzione.  Sostituì una festa pagana voluta dall’imperatore Aureliano il 25 dicembre 274: il Dies Natalis Solis Invicti, ovvero ‘Il giorno di nascita del Sole Invitto’. Proprio il dio-sole, ovvero la luce e i suoi eventi metafisici e cosmici”. Torno scrive questo per difendere in qualche modo la discutibile scelta della scuola Manzoni di Cremona di sostituire il termine “Natale” con quello di “festa delle luci”.

Ora, questa è l’ennesima falsificazione storica che oramai fa parte di una vulgata. Sebbene il giorno di nascita di Gesù sia stato fissato in diverse date, abbiamo comunque una testimonianza autorevole della data del 25 dicembre che precede di settant’anni l’istituzione della festa del Sol Invictus da parte di Aureliano. Anzi, non è nemmeno escluso, da parte di alcuni, che proprio Aureliano, che fu forte persecutore di cristiani (non tutti gli imperatori romani prima di Costantino lo furono: ve ne furono di tolleranti, come Adriano, o addirittura forse cristiani o criptocristiani, come Alessandro Severo e Filippo l’Arabo) abbia cercato in qualche modo di “cancellare” la data della nascita di Gesù. Va rimarcato che presso i primi cristiani il Natale non rivestiva la stessa importanza che assumerà successivamente. La Pasqua era la festa più importante (e tuttora dovrebbe esserlo per il cristiano, perché celebra il culmine della Redenzione), ma anche l’Epifania, vale a dire la manifestazione di Cristo ai Gentili, era considerata più importante. Anzi vi era una certa diffidenza da parte dei primi cristiani verso il Natale: Origene di Alessandria dichiara che ” nelle Scritture sono i peccatori, e non i santi, che celebrano la loro nascita”. Questo era dettato dalla diffidenza verso i Natalia, ovvero le “feste di compleanno” degli imperatori. D’altronde anche nel calendario cristiano il dies natalis in cui si commemora un determinato santo è il giorno della morte, non della nascita. E’ vero che molte consuetudini “pagane” sono state cristianizzate. Basti vedere il linguaggio delal Chiesa di Roma: il Pontefice Massimo era già una carica religiosa presente a Roma, e così la Curia, che era l’aula del Senato. Ma questo non va a disdoro del cristianesimo, bensì a suo merito: è il processo di inculturazione, attraverso il quale la civiltà sulla quale si innesta il cristianesimo non viene cancellata, ma valorizzata attraverso una spiritualità nuova. L’islam, che considera tutto ciò che lo precede come jahilia, ovvero “ignoranza” cancella davvero le culture precedenti, arabizzando tutto quello che tocca: e questo è evidente dal destino delle zone islamizzate: le comunità cristiane autoctone si richiamano alle antichissime civiltà sulle quali si sono innestate (Assiri, Caldei, Copti ovvero “egizi”) mentre l’islam ha cancellato il Nordafrica cristiano ma anche latino, patria di Sant’Agostino ma anche di Settimio Severo. Però il caso del Natale è diverso. Stavolta è stato forse l’estremo tentativo di paganizzazione di una data già riconosciuta come cristiana presso alcuni consistenti gruppi di cristiani all’interno della città di Roma, e non il contrario. Ma il pericolo di tali vulgate è proprio quello di “mitizzare” Gesù Cristo, tramutandolo da personaggio reale a figura mitologica. E’ un tentativo subdolo di uccidere il cristianesimo falsando i dati storici.