di Don Antonello Iapicca

Dal Vangelo secondo Giovanni 2,1-11.

Tre giorni dopo, ci fu uno sposalizio a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Nel frattempo, venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». E Gesù rispose: «Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora». La madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». Vi erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, contenenti ciascuna due o tre barili. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le giare»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora attingete e portatene al maestro di tavola». Ed essi gliene portarono. E come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, il maestro di tavola, che non sapeva di dove venisse (ma lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti servono da principio il vino buono e, quando sono un po’ brilli, quello meno buono; tu invece hai conservato fino ad ora il vino buono». Così Gesù diede inizio ai suoi miracoli in Cana di Galilea, manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.

IL COMMENTO

C’è un luogo dove qualcuno spera e crede per me, anche quando ho smarrito la speranza e di fede nanche l’ombra. E’ la Chiesa. Il Vangelo di questa domenica presenta un aspetto molto singolare: Maria, di fronte allo scarseggiare del vino, fa presente a Gesù la situazione difficile degli sposi. Ma Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, non aveva ancora compiuto nessun miracolo, nessun segno lo aveva manifestato pubblicamente quale Messia. Parimenti nel Vangelo giovanneo sino all’episodio di Cana non v’è traccia di Maria. Nel passo di questa domenica dunque, attraverso il segno che Gesù compirà ci viene svelata l’identità di sua madre. E subito balza agli occhi come Maria mostra di sapere, laddove nessuno sa, chi è suo Figlio. Si rivolge a lui, e non era certo per un consiglio o per una semplice constatazione della situazione. Maria sa, Maria crede, Maria spera. Di fronte alla risposta apparentemente brusca di Gesù non si arrende, anzi, si rivolge agli inservienti suggerendo loro di avvicinarsi a Gesù e a fare quello che Lui avrebbe detto. Non si tratta di ostinazione, si tratta di conoscenza. Nonostante Gesù le abbia detto che la sua ora non era ancora giunta, Maria sembra quasi scavalcare la stessa volontà di Dio, o almeno ne accelera il compimento. Fin qui appare la preoccupazione materna di Maria per i due sposi a corto di vino. Ma quel che è ancor più singolare è che Gesù, senza opporre alcuna resistenza – e avrebe potuto… – si piega alla volontà della Madre e fa esattamente come Lei aveva detto ai servi. Sembra quasi che Gesù avesse pronto una sorta di manuale di istruzioni per quel caso specifico, tanto dettagliate e pronte sono state le sue istruzioni impartite ai servi. E appare così il vino nuovo, la vita dove incombeva la morte. Appare il primo segno di Gesù. E Maria ne è l’artefice nascosta, la regista di un’opera di salvezza capace di salvare ciò che sembrava irreparabile. Maria è immagine della Chiesa. La Chiesa, come Maria, conosce il Signore. Sa che Lui può davvero tuto. E conosce, perchè vede con occhi materni, la realtà di ciascuno dei suoi membri. E spera e crede per loro. La Chiesa sa che Gesù, Dio stesso, può, nella sua infinita misericordia, cambiare i suoi stessi piani, quando sono in gioco la salvezza e la gioia dei suoi figli. Colpisce l’obbedienza di Gesù a sua Madre, speculare alla fede incrollabile di Lei. Colpisce questa segreta alleanza che travalica le parole rudi di Gesù, e scioglie in una misericordia incomprensibile anche lo stesso piano di Dio. Maria forza il cuore di Gesù, e Gesù si lascia forzare. L’amore e l’urgenza della vita concreta delle persone inducono la Chiesa a sperare contro ogni speranza. Maria del resto aveva sperimentato che a Dio davvero nulla è impossibile. Maria sapeva che quel Figlio era il frutto impossibile che Dio aveva reso possibile. Per questo non si arrende, vibra in Lei la certezza che Dio mai si smentisce, che DIo solo può amare senza misura, stravolgendo la tabella di marcia prevista. Perchè se è vero che vi è un progetto per ciascuno è altrettanto vero che tutti siamo liberi di frustrarlo e deviare verso cammini di morte. Siamo liberi di stracciare la volontà di Dio, il banchetto di nozze del Vangelo. La nostra vita è data per essere feconda e dare frutto. Ma possiamo dimenticare o rifiutare il vino, possiamo restarne sprovvisti, abbandonando la preghiera, vivendo superficialmente, peccando e seguendo i dettami della carne. Ma Maria e Gesù sono invitati al banchetto, sono anche loro, con i discepoli, nella nostra vita. Non ci lasciano, e osservano, e trepidano, e ci amano. Maria e la Chiesa sono preoccupati per noi. E nelle situazioni più difficili, Lei spera e crede al posto nostro, anche quando ci prende la disperazione e non sappiamo credere. Quando ci blocchiamo sui nostri fallimenti e sui nostri peccati, la Chiesa non smette di sperare la nostra salvezza. Anche nei momenti più bui c’è chi riesce a vedere il segno del riscatto, l’ora di Gesù. Nella Chiesa ogni peccato, ogni fallimento, ogni debolezza divengono l’ora inaspettata, anticipata, compiuta, nella quale Gesù sconfigge la morte. Nella Chiesa la valle del pianto si cambia in sorgente di vita, l’acqua insapore dei giorni avvelenati dal peccato è tramutata in vino d’amore e servizio. La Chiesa è il nostro luogo, la nostra casa, dove sempre possiamo ricominciare e ripartire, sempre più ricchi, anche quando abbiamo perso tutto. Nella Chiesa possiamo rifugiarsi allorchè abbiamo smarrito speranza e gioia, perchè la Chiesa con i suoi discepoli e suoi diaconi (servi) obbediscono al Signore della vita, perchè Lui, misteriosamente, obbedisce alla volontà d’amore di sua Madre.