Se manca la “coscienza di essere amati e salvati da Dio, allora qualcos’altro prende il posto di Dio, perché abbiamo comunque bisogno di qualcuno che ci salvi, di qualcosa che ci dia sicurezza, protezione. E uno dei primi surrogati di una sicurezza cercata fuori di Dio e senza Dio è proprio l’idolo del denaro”.

Lo ha detto stamattina mons. Mariano Crociata, segretario generale della Cei, celebrando a San Pietro l’eucaristia nell’ambito dell’Assemblea ordinaria annuale della Consulta nazionale antiusura che si è svolta a Roma. “Il denaro, quando diventa un idolo (quindi non in sé, ma quando viene cercato come un idolo), si trasforma nel contrario – ha avvertito il presule -, anzi nella negazione, della carità; perché la carità apre, allarga il cuore; l’idolo del denaro lo chiude, si impossessa del cuore e lo inaridisce. Il denaro da posseduto diventa possessore, domina chi lo possiede e riduce le persone a cose, le cosifica e pietrifica, a cominciare da chi cerca di appropriarsene illimitatamente e a finire con chi viene sfruttato al fine di arricchirsi”. L’idolatria dei beni e delle sicurezze materiali “non lascia più spazio ai sentimenti, ai valori; con essa non c’è più senso del bene, del giusto, non c’è più posto per il gusto del bello, per le dimensioni più squisitamente umane come il senso della dignità propria e del rispetto degli altri”. “Una simile idolatria – ha proseguito mons. Crociata – è la morte dell’umano: ci si riduce a persone umane senza umanità. Uno dei segnali più crudeli di tale risultato spirituale e morale è la totale insensibilità per la sofferenza e la disperazione altrui, anzi l’attitudine, si direbbe quasi ferina, a lucrare sulla disperazione, sulla confusione, sulla sofferenza e sulla infelicità altrui”. È, per il presule, “lo squallore della desolazione”. Se è difficile trovare “risorse materiali per dare risposta concreta a situazioni che minacciano di distruzione persone e famiglie intere”, occorre fare “attenzione a non ridurre il problema al reperimento delle pur necessarie risorse finanziarie”. C’è bisogno, dunque, “di un’opera educativa e formativa; poiché accanto alla idolatria del denaro, che spesso non solo affligge chi presta a usura, ma acceca anche chi fa ricorso agli usurai, c’è da mettere in conto un disordine e una confusione delle coscienze nei giudizi di valore, nella gestione della propria vita, nell’assenza di equilibrio nei rapporti con le cose e con le esigenze concrete dell’esistenza quotidiana, nella mancanza di misura nell’acquisto e nell’uso dei beni, nell’incapacità di concepire che la sobrietà, la parsimonia, il risparmio, la generosità, la solidarietà, sono ancora virtù”, necessarie “per una vita buona, oltre che per una coerenza cristiana”.
“Oggi – ha sottolineato mons. Crociata – il Signore vi chiama a riscoprire queste dimensioni fondamentali, dell’essere amati da Dio, della carità come dono di Dio, della carità come capacità di riconoscere la dignità dell’altro sempre e in qualsiasi condizione, per aiutarlo a riscattarsi dalle situazioni di degrado non solo materiale, ma anche umano, morale e spirituale”. L’evangelica moltiplicazione dei pani, ha aggiunto, “ci dice che l’Eucaristia è il nostro progetto di vita, il modello di una vita umana buona e di una società sempre più a misura d’uomo”. Sull’esempio di Gesù, “anche noi raggiungiamo la pienezza della nostra umanità a misura della generosità con cui usiamo dei nostri beni, delle nostre persone, della nostra vita”. “Il Signore – ha detto il presule – vi chiede di ispirare alla sua parola e al suo esempio il vostro impegno e la dedizione nelle fondazioni e nelle associazioni anti-usura, ancora più preziosi e urgenti in un tempo di difficoltà economiche accresciute come quello che stiamo attraversando in questi mesi, anzi in questi anni”. Infine, mons. Crociata ha ricordato “l’apprezzamento, l’incoraggiamento, la gratitudine dei vescovi italiani, che vedono in voi una espressione significativa di quella carità di cui vive la Chiesa e dalla cui testimonianza essa viene fecondata e si arricchisce di sempre nuovi credenti”

da Sir