Tratto da Avveniredel 15 settembre 2011

Il dubbio, atroce, è che siamo nelle mani di signori che a volte neanche sanno quel che votano. Eppure siedono alla Camera dei deputati.

Ieri sera, con 254 voti favorevoli, 185 contrari e 137 astenuti, hanno approvato un ordine del giorno sulla manovra, presentato dal finiano Enzo Raisi, per la «revisione delle esenzioni fiscali di cui beneficia la Chiesa». E, già che c’erano, han detto sì anche a un odg dei dipietristi dell’Italia dei valori che auspica – udite udite – l’Ici «sui beni della Chiesa cattolica destinati ad attività economiche», ignorando che è già così e fidandosi di ciò che scrivono articoli di giornale deformanti e disinformanti.

Al solerte proponente Raisi è invece sfuggito che non esiste alcuna norma che preveda esenzioni fiscali esclusivamente per la Chiesa. Ma lui vorrebbe far pagare l’Ici agli immobili ecclesiali «destinati ad attività commerciali, anche se esercitate non in via esclusiva» (il tetto di 10mila euro all’anno di “giro d’affari” sarebbe superato di slancio – altruistico – dalle mense dei poveri…).

E le identiche esenzioni che riguardano tutti gli enti non commerciali che come la Chiesa svolgono non profit attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive? E le attività di tutte le altre confessioni religiose?

I finiani come i dipietristi e come chi li ha spalleggiati sembrano non conoscere le leggi della Nazione che rappresentano. Oppure le conoscono e puntano al varo di norme “ad personam” contro la Chiesa cattolica e le sue attività per la gente e per i poveri. L’hanno detto chiaro. Ma forse neanche sanno di averlo fatto…