La bozza del testo verrà dibattuto durante la prossima assemblea

 

WASHINGTON, martedì, 14 giugno 2011 (ZENIT.org).- I Vescovi degli Stati Uniti dibatteranno e voteranno un documento sul suicidio medicalmente assistito nella loro assemblea generale di primavera, in programma dal 15 al 17 giugno a Seattle.

Il documento – “Vivere ogni giorno con dignità” – sarà la prima dichiarazione sul suicidio assistito della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti (USCCB) nel suo insieme.

“Dopo anni di relativa inattività dopo la legalizzazione del suicidio medicalmente assistito nell’Oregon, nel 1994, il movimento pro-suicidio assistito ha ripreso con forza le sue attività”, ha affermato il Cardinale Daniel DiNardo, di Galveston-Houston, presidente del comitato per le Attività Pro-Vita della USCCB.

“Questo sforzo ha provocato l’approvazione di una legge simile a quella dell’Oregon nello Stato di Washington, per referendum popolare, nel novembre 2008, una decisione della Corte Suprema statale del Montana che dichiara essenzialmente che il suicidio assistito non è contrario alla politica pubblica e sforzi per approvare la legislazione in vari Stati del New England e dell’Ovest”, ha indicato il Cardinale in una dichiarazione alla stampa diffusa dalla Conferenza Episcopale.

“La Chiesa deve rispondere in tempo e in modo visibile a questa sfida rinnovata, che il prossimo anno verrà sicuramente portata avanti in vari Stati”, ha aggiunto.

Questa risposta verrà con il documento finale, che sarà divulgato dopo la riunione dei Vescovi di questi giorni.

Amore e misericordia

Il testo sottolineerà che “la via dell’amore e della vera misericordia” che Papa Giovanni Paolo II ha segnalato nell’Enciclica “Evangelium Vitae” è il modello per quanti realizzano cure palliative.

Le cure realmente palliative consistono nell’eliminare la sofferenza, non colui che soffre, hanno spiegato i Vescovi in una dichiarazione che riassume i punti principali del documento.

I temi che i presuli discuteranno includono la sofferenza e le paure dei pazienti con malattie croniche e terminali, la preoccupazione per quanti sono tentati di suicidarsi, l’opposizione della Chiesa al suicidio medico assistito e “la coerenza di questo atteggiamento con il principio di uguaglianza e inerente ai diritti umani e ai principi etici della professione medica”.

I Vescovi tratteranno anche gli argomenti del movimento pro-suicidio assistito che sostengono
la “scelta” del paziente ed esprimono “compassione” per la sofferenza.

La dichiarazione dice che il suicidio medicalmente assistito non promuove la compassione perché si concentra non sull’eliminazione della sofferenza, ma su quella del paziente. La vera compassione si dedica a far fronte alle necessità dei pazienti.

Il testo aggiunge che la compassione che non si basa sul rispetto incontra inevitabilmente sempre più persone la cui sofferenza è considerata sufficiente per essere oggetto della morte assistita, come quanti soffrono di malattie croniche o handicap.

Dignità umana

Pazienti con malattie terminali meritano di ricevere cure palliative che affermino la vita e ne rispettino la dignità e il valore.

“Il suicidio assistito non è un’aggiunta alle cure palliative”, afferma il comunicato, “ma un povero sostituto che alla fine può essere una scusa per negare assistenza medica a persone gravemente malate, inclusi quanti non avevano mai preso in considerazione il suicidio”.

Citando esempi dei Paesi Bassi, la dichiarazione afferma che il suicidio assistito volontario ha condotto in alcuni casi all’eutanasia involontaria.

La pratica, inoltre, mina la libertà dei pazienti, esercitando pressioni su di loro visto che la società ha dichiarato ufficialmente che il suicidio di certe persone è buono e accettabile, mentre lavora per prevenire il suicidio di altri. Una volta che il valore della vita della persona diminuisce, diminuiscono anche la sua libertà e la sua autonomia.