Genova, 10. “La mentalità del mondo non sempre riesce a comprendere che i beni della Chiesa non sono per sé ma per la vita della comunità e, soprattutto, per i poveri e i bisognosi”. Lo ha ricordato il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, celebrando la festa di san Lorenzo nella basilica cattedrale di Genova. Il santo martire considerava i poveri i “tesori della Chiesa”.
Non dobbiamo dimenticare – ha sottolineato il porporato – che la grande parte del patrimonio della Chiesa è di tipo artistico, storico e culturale:  come tale è a disposizione di tutta l’umanità come universale tesoro di bellezza e di fede. La più grande apologia della fede cristiana, la dimostrazione più convincente della sua verità, contro ogni negazione, sono da un lato i santi, e dall’altro la bellezza che la fede ha generato”.
I beni della Chiesa, ha evidenziato il cardinale, sono soprattutto “dedicati alla vita della comunità cristiana, alle opere educative e pastorali, ai poveri e ai bisognosi. Anche nel contesto attuale, per le note ragioni, la presenza e l’opera di sostegno delle comunità ecclesiali sono capillari ed evidenti, aperti a tutti senza distinzioni. Creano quella rete di solidarietà e di pronto intervento destinata a rispondere a bisogni urgenti e concreti, puntando sempre, per quanto possibile, ad accompagnare verso la soluzione radicale dei problemi e verso l’autonomia delle persone”.

Secondo il cardinale Bagnasco “la Chiesa non è mai stata un’agenzia di pronto soccorso, ma la famiglia dei credenti in Cristo:  ha il compito di annunciare la spera

nza, il Signore Gesù, Colui che salva l’uomo dal male più grave, il peccato, e dalla povertà più triste, quella della mancanza di Dio. Senza Dio, infatti, l’uomo non sa dove andare e non comprende se stesso e il suo destino. E proprio perché annuncia la salvezza radicale e apre alla vita piena e vera – quella del cielo – la Chiesa promuove l’uomo nella sua integralità di anima e di corpo, di individuo e di società:  crea civiltà e cultura”.

“Come san Lorenzo, la mano della Chiesa si apre aprendo anche il cuore. Ogni gesto di carità evangelica, infatti, non sarebbe tale se non fosse accompagnato dall’amore che nasce dal cuore di Gesù e abbraccia tutti specialmente i più deboli e bisognosi. La carità è frutto della fede che scalda il cuore, affina l’attenzione al bisogno, rende più generosi nel dare, aumenta la gioia; ma nello stesso tempo, è segno e annuncio della fede perché il pane sia possibilmente accompagnato dalla speranza”.

“Per questo, la Chiesa in tutti i tempi non si è mai limitata ad aiutare coloro che si trovano nell’indigenza – quasi samaritana della storia – ma, fedele al suo mandato, si è fatta portatrice di verità, la verità di Dio rivelato in Cristo e la verità piena dell’uomo”.

La Chiesa sa “che alla radice di tanti mali e di tante povertà – ha concluso l’arcivescovo di Genova – vi è il “sottosviluppo morale” come afferma Benedetto XVI (Caritas in veritate, 29); e per questo non cessa di servire il mondo, nella persona amata dei poveri e nella figura delle istituzioni che presiedono il bene comune, anche con il richiamo alla dimensione etica della vita personale e sociale. Il nostro san Lorenzo, con le poche parole riportate dalle cronache – “Ecco i tesori della Chiesa” – indica all’imperatore Valeriano non solo una realtà umana che attende soccorso e giustizia, ma rivela altresì un nuovo modo di pensare e quindi di agire:  ricorda che esiste un codice morale che nasce dallo spirito e dalla natura stessa di ogni uomo; ricorda la distinzione tra il bene e il male, e che questa non dipende dall’arbitrio di nessuno”.

(©L’Osservatore Romano – 11 agosto 2010)