Anche quando i ragazzini di Fatima non erano martiri, essi dimostrano con la loro sofferenza eroica il coraggio dei martiri, in particolare Giacinta, Francesco e Lucia, che riceve l’Ostia, è chiamata così a vivere come testimone dei piani divini dell’amore e la misericordia attraverso i cuori di Gesù e di Maria, mentre Giacinta e Francesco, che bevono dal Calice il Sangue di Cristo, sono chiamati a partecipare in forma singolare alla sua morte sacrificale. I due, infatti, in pochi anni compiono ciò con il sacrificio della loro vita, e muoiono giovanissimi, disposti ad una morte espiatoria. Riguardo a Francesco, Lucia ricorda: “Durante la sua malattia sembrava sempre allegro e contento”. Ogni tanto lei gli domandava: “Soffri molto?” “Abbastanza – rispondeva senza preamboli – però questo non mi colpisce! Io soffro per consolare nostro Signore, e dopo me ne vado dritto in Cielo!”. Lucia chiedeva anche a Giacinta se soffrisse molto, e lei rispondeva in …

… modo simile: “Sì, soffro, però lo dono tutto per i peccatori e per offrire espiazione al Cuore Immacolato di Maria. Oh! Quanto amo soffrire per amore di Gesù e di Maria, solo per dar loro gioia! Quelli che soffrono per la conversione dei peccatori, amano con un amore immenso”.

L’altra verità che è più raggiungibile a noi attraverso la Comunione sotto le due specie, è la consapevolezza dell’intima unione della Santa Comunione e il Sacrificio della Messa. Papa Pio XII esprime questa verità in una forma molto precisa quando dice: “Per godere del Pane degli Angeli per mezzo della Comunione sacramentale, possiamo essere partecipanti nel sacrificio” (Mediator Dei, n. 118). Questo significa che otteniamo la Santa Comunione per causa della partecipazione all’oblazione di Cristo; riceviamo la Santa Comunione per essere con Cristo nel suo sacrificio al Padre, attraverso il quale Egli desiderava compiere due atti d’amore, molto grandi: la glorificazione di Dio e la salvezza dei peccatori. Giacinta e Francesco sono rappresentanti di questi due cammini della vita eucaristica. Giacinta anelava a sacrificarsi per la salvezza dei peccatori, che tanto amava, nessun sacrificio per la loro salvezza era per lei troppo grande: bramava “espiare per i loro crimini”. Francesco, d’altro canto, era totalmente pieno di desiderio di sprofondare nell’adorazione eucaristica, per “consolare il suo Dio”. E poiché sapeva che presto sarebbe morto, passava tutto il giorno in adorazione davanti a “Gesù nascosto” nel tabernacolo. Lucia racconta che, andando a cercare Francesco nella chiesa, al ritorno dalla scuola, lo trovava in ginocchio sempre nello stesso luogo. Questa fu l’ultima rivelazione dell’Angelo ai tre pastorelli. Non possiamo esprimere con più precisione quello che l’Angelo compì con la sua missione, che proprio con le parole di Lucia:

“Commossi per la forza soprannaturale che ci circondò, imitammo all’Angelo in tutto, cioè, ci prostrammo come fece lui e ripetemmo le preghiere che lui aveva pronunciato. La forza della presenza di Dio era così intensa che ci circondava e ci annichiliva. Sembrava lasciarci per lungo tempo senza l’uso dei nostri sensi corporali. In quei giorni svolgevamo il nostro lavoro, per così dire, come portati da questo stesso essere soprannaturale che ci muoveva verso di lui. La pace e la felicità che sentivamo erano molto grandi, ma puramente interiori e dirigevano l’anima completamente verso Dio”.

L’Angelo aveva compiuto la sua missione guidando i pastorelli verso Cristo nell’Eucaristia. Anche se scompare dalla loro vista, non smette di guidarli e sostenerli nel compimento dei loro doveri. Egli si mostrò come l’Angelo della pace, e adesso che li aveva uniti a Dio nell’Eucaristia, raggiungevano una grande  pace interiore, che può sorgere stando uniti con Dio, immersi totalmente in Lui.

Cristo è presente nel Santissimo Sacramento dell’Altare e ci aspetta. Come piacerebbe al santo Angelo pregare con noi, fortificarci nell’orazione e nel sacrificio, e condurci all’unione con Dio! Di che abbiamo ancora bisogno per votarci seriamente una volta per tutte alla santità? I pastorelli di Fatima, insieme ai nostri angeli custodi ci precedono e ci accompagnano in questo cammino verso il Paradiso.

Don Marcello Stanzione