di Carmen Elena Villa

ROMA, lunedì, 14 settembre 2009 (ZENIT.org).- Il matrimonio è una vocazione a vivere l’amore e la donazione, a essere Chiesa domestica e ad annunciare il Vangelo. E’ quello che pensano le coppie che scoprono la propria chiamata all’apostolato in vari movimenti ecclesiali.

Una donna della comunità cattolica Shalom e due coppie appartenenti al Movimento Familiare Cristiano e all’Incontro Matrimoniale hanno condiviso venerdì le proprie esperienze nel seminario internazionale “Famiglia, soggetto di evangelizzazione”.

L’evento accademico è stato organizzato a Roma dal Pontificio Consiglio per la Famiglia e chiuso dal presidente del dicastero, il Cardinale Ennio Antonelli.

Shalom, nuove famiglie per un mondo nuovo

“Non ci sarà un mondo nuovo senza nuove famiglie”, ha detto Maria Emmir Oquendo Noguera, proveniente dal Brasile e appartenente alla comunità Shalom.

La Oquendo Noguera ha indicato che in questa associazione, fondata 27 anni fa da Moisés de Azevedo Filho, i giovani che si sentono chiamati alla vita matrimoniale trovano uno spazio perché la tappa del fidanzamento sia un’occasione di conoscenza reciproca e di discernimento.

“Il matrimonio non è solo una cosa che accade in un momento della nostra vita, ma una chiamata specifica a servire Dio attraverso il suo Regno. E’ un impegno attivo per l’annuncio di Gesù Cristo”, ha spiegato durante il suo intervento.

Nella comunità cattolica Shalom, ha aggiunto, le famiglie partecipano attivamente ad alcune giornate di apostolato, tra cui i seminari dello Spirito Santo, gruppi per l’evangelizzazione, campi estivi per bambini ed evangelizzazione porta a porta, in collaborazione con la parrocchia.

“L’evangelizzazione a Shalom dura 24 ore su 24”, ha ricordato Maria Emmir. “Vogliamo raggiungere chi non va in Chiesa, chi non conosce il Vangelo”.

“La famiglia non è chiamata a concentrarsi esclusivamente su di sé; al contrario, deve volgersi verso coloro che hanno bisogno di conoscere, amare e servire Gesù Cristo, la sua Chiesa e l’umanità”, ha concluso.

Movimento Familiare Cristiano: vedere, giudicare, agire

Sono intervenuti all’incontro anche i coniugi statunitensi John e Lory Brzysz, del Movimento Familiare Cristiano, fondato a Chicago nel 1949.

I membri del Movimento utilizzano il metodo “vedere, giudicare e agire” alla luce degli insegnamenti della Chiesa, e in questo modo promuovono la vita matrimoniale e familiare centrata su Cristo.

I Brzysz hanno sei figli – la più piccola è religiosa – e 13 nipoti. “I genitori hanno un ruolo catechetico in una società che vive un secolarismo invasivo”, hanno osservato.

Nel loro intervento, i coniugi hanno anche condiviso l’importanza per il loro apostolato del dialogo con altre associazioni ecclesiali.

In questo modo, “le famiglie incontrano compagni di viaggio” nella loro missione apostolica, hanno spiegato.

Il matrimonio come occasione di incontro

Gli ultimi a intervenire all’evento di venerdì sono stati i coniugi francesi Françoise e Bernard Prouvé, appartenenti al movimento dell’Incontro Matrimoniale, nato negli anni Sessanta nello spirito del Concilio Vaticano II.

Il movimento offre alle coppie un “Fine Settimana” speciale perché rafforzino la loro decisione di amarsi, basandosi sul dialogo e sulla comunicazione.

Dopo questo primo ritiro, le coppie che lo desiderano possono ricevere periodicamente un accompagnamento spirituale.

I coniugi Prouvé appartengono al movimento da 32 anni e lavorano attivamente nella direzione di ritiri a cui partecipano decine di coppie.

Secondo Bernard, hanno ricevuto un grande sostegno e consiglio spirituale in momenti decisivi della vita matrimoniale, come “la crisi adolescenziale dei nostri figli, la morte del nostro quarto figlio, il passaggio dalla vita lavorativa al pensionamento”.

“Si tratta di un dono straordinario che nutre il nostro sacramento matrimoniale e lo anima con la confermazione e le sfide che riceviamo”, ha concluso Françoise.