Un vecchio libro narra il coraggio di un prete ucciso nella rivoluzione spagnola

“Religione significa permettere che il proprio corpo venga spalmato di miele e lasciato in balia delle api per amor di un sussurro. Religione significa guadare un fiume col fango fino al collo perché si è puntato sulla gloria. Religione è desiderio di assaporare la verità”. Ritrovo queste parole in un vecchio romanzo di Bruce Marshall, “La sposa bella”, credo oggi scomparso dalle librerie italiane. E illuminano per un attimo la mia giornata. Lo scrittore inglese le mette in bocca al protagonista, un prete che durante la rivoluzione spagnola si sente attratto inizialmente dal comunismo. Il prete, dopo averla persa, ritrova la fede per vie impervie. E’ chiamato a testimoniarla, chiuso in una cella, proprio dagli ispiratori della rivoluzione comunista, sapendo che l’indomani verrà torturato ed ucciso. E’ in questo momento che don Arturo, di indole poco coraggiosa, si interroga sulla profondità e sul senso della religione.

Rileggo queste parole con una sorta di timore, e di paura. La paura che quel desiderio, quello immenso di assaporare la verità, non possa trovare la prova della propria autenticità che nella situazione più dura e tremenda, dove la nostra coscienza è posta di fronte alla scelta: o la propria vita, o la verità. Questo momento terribile, nel senso più pieno e splendido della parola, capita spesso, anche in situazione più minute e meno drammatiche. Capita nelle piccole lealtà nei confronti della verità che ci sono chieste tutti i giorni. E di questi tempi, in cui un po’ tutti si dicono cristiani, e cattolici, con un misto di leggerezza e interesse personale, vale la pena avere negli orecchi e nel cuore le immagini di coloro che hanno scelto di difendere la verità mettendo in gioco la propria vita, in periodi dove essere cristiani non solo non era di moda, ma era un reato punito con la morte. Queste immagini, che si ripetono ancor oggi in alcune parti del mondo, sono un antidoto efficace contro la leggerezza di certe affermazioni, che fanno del dirsi cristiani un orpello, o un crocifisso da appendere al collo ogni tanto, a seconda delle situazioni e delle convenienze.

Il prete di Marshall è una persona dubbiosa, piena di paure, tutt’altro che un supereroe. E’ una persona la cui fede trema e vacilla. Un peccatore. Ma nonostante questo o, forse, proprio per questo, riesce a compiere la sua missione e a difendere la verità. Anche a noi, dunque, è dato sperare di poter essere all’altezza.

(www.cristiancarrara.it)

Cristian Carrara da PiuVoce.net