Appello dei Vescovi del Centro-Est europeo riuniti a Zagabria

ZAGABRIA, giovedì, 12 febbraio 2009 (ZENIT.org).- Sebbene le ferite inferte dal comunismo continuino ancora a sanguinare nei Paesi un tempo dietro la Cortina di Ferro, spesso risulta difficile far emergere la verità su quanto avvenne in quegli anni.

E’ quanto hanno rilevato nel comunicato finale i partecipanti all’incontro che ha riunito il 10 febbraio scorso, a Zagabria, i Cardinali e i Presidenti delle 13 Conferenze episcopali dell’Europa centro-orientale sul tema “La missione della Chiesa nei Paesi del Centro-Est europeo a vent’anni dal crollo del sistema comunista, 1989-2009”.

L’incontro, il terzo di questo tipo, dopo Budapest nel 2004 e Praga nel 2007, è stato organizzato dall’Arcidiocesi di Zagabria e dalla Conferenza episcopale croata nel giorno della memoria del Cardinale Alojzije Stepinac (1898-1960), Vescovo martire del regime comunista, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1998.

“Tutti hanno rilevato quanto, ancora oggi, su quegli anni si fatichi a dire la verità e quanto sia forte la tendenza a tacere su ciò che accadde realmente”, si legge nel comunicato.

“Il peso psicologico dell’epoca precedente accompagna ancora queste società provocando l’estrema polarizzazione e l’atmosfera di sfiducia e di odio in diversi ambienti”, affermato.

“Per questo – continuano poi – si è evidenziata l’importanza da un lato di aiutare le nuove generazioni a conoscere la storia vera, e dall’altro di tenere desta la memoria di coloro che sono stati pronti al martirio per la fede”.

“Il comunismo – hanno sottolineato i partecipanti – ha lasciato in eredità delle ferite profonde nella vita delle persone e della società, dalle quali emerge una richiesta di aiuto e il bisogno di Dio e della Chiesa per guarire l’uomo”.

Durante i lavori assembleari sono state poi affrontate “le sfide che attendono la Chiesa e l’Europa soprattutto nel campo della globalizzazione, della bioetica e delle neuroscienze, così come nell’ambito delle forti correnti migratorie, della pace e della costruzione di un nuovo ordine mondiale”.

“E’ emersa la comune convinzione che la Chiesa sia chiamata oggi in Europa a dialogare con tutti, a tutelare la libertà della coscienza e ad affrontare le nuove ideologie che avanzano”, hanno notato.

“In particolare si e’ sottolineata la necessità di tenere alta l’attenzione sui temi della tutela della vita e della famiglia, sull’educazione dei giovani e dei bambini, sulla necessità di riconciliazione all’interno della società e fra i popoli”.

I Pastori delle Chiese dell’Europa Centro-Est hanno anche evidenziato “la speranza che viene da tanti segni positivi della vita delle comunità, segni di un’autentica interpretazione culturale della fede in un contesto sempre animato dall’invito di Giovanni Paolo II alla rievangelizzazione e alla riscoperta delle radici cristiane del Vecchio Continente”.

Per questo si è deciso di promuovere nei vari paesi della regione diversi e articolati convegni, soprattutto di carattere storico, per portare in luce la verità della vita della Chiesa e dei cristiani nel periodo comunista.