Madrid, 23. I genitori sono i primi educatori dei loro figli. Si tratta di un dovere e di un diritto “essenziale, primario, insostituibile e inalienabile”. Questa responsabilità, pertanto, non può essere delegata ad altre istituzioni, le quali, lungi dal soppiantare la missione educativa dei genitori, si devono porre invece al loro servizio. Ad affermarlo sono i vescovi spagnoli della Sottocommissione per la famiglia e la difesa della vita che, in occasione della festa della Santa Famiglia (domenica 27 dicembre), hanno diffuso una nota nella quale sottolineano che “i genitori non possono lasciare il compito educativo nelle mani dello Stato e dei diversi centri educativi”.

E, in questo senso, “occorre insistere con la partecipazione attiva dei genitori nel progetto educativo della scuola e nelle varie associazioni di genitori degli studenti”. Secondo la Conferenza episcopale, il rispetto per la principale funzione che i genitori devono avere nell’educazione dei figli “esige che lo Stato faciliti loro la scelta dei centri educativi e che non leda il loro diritto primario di decidere il tipo di formazione morale che desiderano per i propri figli”. Lo Stato “non può imporre legittimamente alcuna formazione della coscienza morale degli studenti, se non quella liberamente scelta dai loro genitori”. Chiaro il riferimento dei vescovi alla Legge organica sull’educazione del 3 maggio 2006, in particolare alla discussa materia dell’Educazione per la cittadinanza e i diritti umani, sulla quale, più volte, la Chiesa spagnola è intervenuta lamentando un “indottrinamento” da parte dello Stato nell’educazione morale degli studenti, che l’articolo 27 della Costituzione riconosce come diritto dei genitori.
La Commissione episcopale dell’apostolato secolare (dalla quale la Sottocommissione per la famiglia e la difesa della vita dipende) insiste molto sull'”emergenza educativa” che caratterizza la società contemporanea e, nella nota, cita a più riprese la lettera di Benedetto XVI del 21 gennaio 2008, rivolta alla diocesi e alla città di Roma e dedicata al compito urgente dell’educazione. Si tratta – scrivono i presuli – di “un problema sociale grave” e “i recenti atti di violenza giovanile accrescono una preoccupazione che si fa sempre più intensa. Constatiamo con inquietudine – sottolineano – che alcuni genitori hanno rinunciato a una missione che compete loro in modo principale:  essere i primi educatori dei propri figli”. Allo stesso tempo, i vescovi spagnoli condividono “la preoccupazione di molti genitori che prendono atto dell’ingiusta ingerenza del sistema educativo che pretende di imporre una determinata educazione morale, soppiantando così una responsabilità che compete solo ad essi”. E inoltre segnalano che “tanti insegnanti vedono la loro autorità messa in discussione, mentre il loro lavoro educativo, in molte occasioni, non incontra l’appoggio né delle istituzioni né dei genitori dei propri alunni”.
La vocazione fondamentale e innata di ogni essere umano è l’amore, affermano i vescovi, precisando che essa “ha come fine il donarsi liberamente all’altro per costruire con esso una comunione di persone”. Un’educazione orientata a formare la persona affinché sia capace di vivere la piena espressione della libertà. E il luogo peculiare dove la persona riceve questa educazione è la famiglia:  “Nel clima di fiducia proprio del focolare domestico – si legge nella nota – i figli ricevono l’esperienza fondamentale dell’essere amati e sono istruiti in modo naturale per apprendere il significato della verità e del bene nelle distinte manifestazioni che li introducono alla vita sociale”. In questa fase della crescita dei figli, risulta importante la “testimonianza morale” dei genitori:  sono essi, con la coerenza della propria vita, “i primi testimoni della verità e del bene”. I genitori, nell’insegnamento delle virtù, devono dedicare il tempo necessario ai figli per consentire loro di “discernere la verità”. Tale presenza vale in particolar modo nell’ambito dei mezzi di comunicazione, il cui sviluppo e la cui disponibilità rappresentano un arricchimento per la vita degli individui ma anche – sottolinea la Commissione episcopale – “una sfida per l’educazione dei figli a causa dell’ingente quantità di messaggi, spesso contraddittori”.
La Chiesa spagnola non manca di ricordare un’altra insostituibile missione che spetta ai genitori:  quella di essere “i primi trasmettitori della fede e i custodi dello sviluppo della vita ricevuta nel battesimo”. Una missione realizzata “dando luce agli avvenimenti della vita familiare tramite la fede e la preghiera”, e con una collaborazione attiva nella formazione religiosa ricevuta dai figli in parrocchia o a scuola.

(©L’Osservatore Romano – 24 dicembre 2009)