di Don Antonello Iapicca

Lc 4,1-13

In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.

IL COMMENTO

Chi non sottoscriverebbe che, a volte, o forse spesso, la nostra vita è un deserto. Insidie d’ogni genere, precarietà all’ordine del giorno e, soprattutto, pochissima vita, di quella vera, di quella che vale la pena essere vissuta. Tutto passa, scorre via senza poter distillare neanche un attimo di felicità. Lo scriveva Leopardi, la giovinezza, e tutte le effervescenze della vita, volano, si “passan tutta via”. E la sapienza della Bibbia, senza giri di parole, lo ripete spessissimo, “l’uomo è come l’erba, al mattino fiorisce, alla sera è falciata e dissecca”. E dentro tutti noi un’insopprimibile desiderio che non finisca tutto così, e una lotta titanica, attraverso affetti, lavoro, svaghi, studio, corpo, salute, beni e denari, per non essere un timbro stampato su una pagina di calendario girato in fretta. Ma niente. Gira e rigira, lotta e batti i pugni, ma nulla, la vita resta un deserto, aridio, senz’acqua, nel migliore dei casi qualche oasi di refrigerio, per il resto sabbia tra i denti, fame e sete e la mente popolata di miraggi, speranze in un domani migliore presto tramutate in idoli tiranni a cui dedicare senza requie tutto noi stessi.
Un deserto popolato di losche figure, pensieri e tentazioni, abili a sfruttare precarietà e sofferenze per sferrare i loro attacchi. Fare miracoli, “umani” è ovvio, compromessi, imbrogli, “permute” e quant’altro perchè le pietre divengano pane; salire in alto, più in alto di tutti perchè qualcuno si accorga di noi; prostrarsi in adorazione a qualunque imbonitore pur di lucrare potere e denaro. Offerte sotto le più svariate fogge, tutte per sfuggire al terribile deserto che è una vita che scorre verso la morte, sullo sfondo ben chiara la parola fine.
Ed è vero. La nostra vita è lanciata verso la fine e noi a tentare di scappare, di allungare la mano in uno sforzo prometeico per acciuffare il frutto dell’albero della vita, l’anello, l’arca perduta, il sacro graal capace di vincere la morte. Embrioni generati per fare le cavie, mostruosità scientifiche d’ogni tipo, la natura osannata e diprezzata, sono solo alcuni episodi dello sceneggiato cui stiamo assistendo: la folle corsa all’onnipotenza, gravida di morte, la più atroce.
E lo Spirito guida il Signore nel deserto. Per esservi tentato 40 giorni e quaranta notti, il tempo necessario secondo il valore simbolico del numero 40. Lo Spirito guida il Signore alle nostre vite, al deserto che esse sono. Irrompe il Suo amore proprio dove tutto sembra perduto. E’ qui, accanto a noi, a prender le sberle che il demonio ha preparato per noi. Le nostre tentazioni, le menzogne e gli inganni che ci tempestano ogni giorno, sono il Suo cibo. Dio s’è fatto uomo per ciascun uomo. Per scendere al deserto d’ogni uomo e strapparlo all’angoscia mortale d’una vita senza speranza. Gesù viene oggi esattamente dove siamo, lì, nelle nostre lotte, nelle nostre sofferenze, nelle nostre angosce. Per vincere e donarci la vita. La vita nella morte, l’acqua nel deserto. Senza cambiare il deserto. Niente miraggi, piuttosto il miracolo d’un uomo che può vivere nel deserto. La quaresima è anche questo, accogliere il Signore nella nostra vita e viverla, esattamente come è, sperimentando la possibilità di non morire, di essere sereni nella precarietà, in pace anche nella malattia. Il Mistero Pasquale del Signore compiuto in noi è l’unico, vero miracolo. Per noi e per un mondo incapace di soffrire la minima incertezza, la più piccola ingiustizia, incapace di soffrire.
Nella quaresima possiamo imparare a vivere della Parola di Dio, vivere di Gesù, anche dove non c’è null’altro, dove umanamente è realmente impossibile sopravvivere. Questo è il cristianesimo, il Cielo che appare sulla terra e apre, per ciascun uomo, la porta sulla vita eterna distruggendo, definitivamente, la parola fine apposta sull’esistenza di tutti dal demonio, come sigillo della sua fabbrica fabbrica. Nel deserto sboccia la vita. E’ questa la buona notizia per questa quaresima.
Buona domenica.