“L’Osservatore Romano” rilancia una ricerca di Patricia McGoldrick: le carte dei National Archives britannici rivelano come Papa Pacelli abbia combattuto il nazismo anche attraverso investimenti negli Stati Uniti

ANDREA TORNIELLI
da Vatican Insider

Il Vaticano negli anni della Seconda guerra mondiale ha investito milioni di dollari nelle principali banche degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, con i quali sono state aiutate e Chiese e le popolazioni stremate. Lo ricostruisce M. McGoldrick, della Middlesex University di Londra, nell’articolo “New Perspectives on Pius XII and Vatican Financial Transactions during the Second World War”, pubblicato sull’ultimo numero della rivista trimestrale «The Historical Journal» edita dall’università di Cambridge. La ricerca è stata rilanciata questo pomeriggio da “L’Osservatore Romano” in un articolo a firma di Luca Possati.

Al centro della vicenda c’è una figura ben nota, quella di Bernardino Nogara, membro della direzione della Banca commerciale italiana, che nel 1929 viene chiamato da Papa Ratti – del quale era amico di famiglia – alla guida delle finanze della Santa Sede. Sarà sua la strategia finanziaria vaticana, che sotto la direzione dei vertici della curia contribuirà alla vittoria degli Alleati contro il nemico nazifascista.

Nuovi documenti del servizio segreto britannico risalenti al periodo 1941-1943 e conservati nei National Archives britannici descrivono le attività delle principali istituzioni finanziarie vaticane: la Sezione straordinaria dell’Amministrazione dei Beni della Santa Sede (ASSS) e l’Istituto per le Opere di Religione (IOR). «Le carte rivelano – scrive l’Osservatore Romano – oltre alle regolari comunicazioni con le diocesi, le nunziature e gli istituti cattolici sparsi in tutto il mondo, anche vasti movimenti di denaro verso le grandi banche d’affari statunitensi».

Da tutto ciò viene documentato che all’inizio della seconda guerra mondiale il Vaticano spostò rapidamente i suoi titoli e le sue riserve auree dalle zone minacciate dall’occupazione nazista verso gli Stati Uniti, fece degli Usa il centro finanziario dal quale sostenere e amministrare la Chiesa universale investendo altri dieci milioni di dollari nell’economia americana.

Sin dai primi anni del mandato Nogara fu in grado di tessere una tela di relazioni e contatti, aprendo conti presso JP Morgan & Co., mentre lo IOR si serviva della National City Bank of New York. Mentre in Gran Bretagna l’ASSS aveva un conto in Morgan Grenfell, la banca sorella di JP Morgan, mentre lo IOR aveva rapporti con Barclays. Queste attività, scrive McGoldrick, «forniscono la chiara prova del fatto che il Vaticano inviava sistematicamente i suoi titoli via Lisbona, perfino quelli che erano stati registrati in Paesi sottoposti al blocco, per metterli al sicuro nella speciale custodia dei conti statunitensi, e, una volta ottenuta l’autorizzazione del dipartimento del Tesoro, poteva liberamente collocarli sui mercati americani».

All’inizio della guerra la Santa Sede decise dunque di muovere un’enorme quantità di denaro (titoli, riserve auree, rendite delle diocesi, donazioni, e così via) dai territori controllati dai nazisti verso gli Stati Uniti. E ciò avvenne con il beneplacito di Washington.

Che cosa aveva innescato questo movimento di denaro? «I tracciati britannici – riporta L’Osservatore Romano – informano su due aspetti fondamentali. Il primo è che nei conti americani del Vaticano erano raccolti specialmente i finanziamenti delle diocesi, i contributi dei fedeli e delle istituzioni religiose da tutto il mondo, nonché, ma in misura minore (circa il 20 per cento), i guadagni derivanti dai titoli e dagli investimenti. Gran parte di questo denaro era finalizzata a sostenere le Chiese in difficoltà, le missioni, le nunziature, i seminari e le diocesi in tutti i continenti» .

C’era un canale privilegiato per l’Europa, scrive la ricercatrice: «Per portare sollievo alle Chiese perseguitate durante l’occupazione nazista, dove scuole cattoliche, monasteri e chiese erano confiscati o chiusi, le organizzazioni giovanili e le pubblicazioni cattoliche soppresse, e numerosi preti e religiosi arrestati e internati nei campi di concentramento, lo IOR manteneva un conto separato presso la Chase National Bank di New York».

Quando il Governo britannico cercò di bloccare uno dei conti, «il Vaticano si appellò direttamente al Governo statunitense e lo fece con successo». I documenti dei National Archives rivelano anche finanziamenti per attività umanitarie in favore delle truppe alleate e delle popolazioni travolte dalla guerra. Come quando, nell’aprile 1944, Pio XII organizzò carichi di farina per la città di Roma, dove già aveva fornito oltre centomila pasti caldi al giorno, tentando anche di importare generi alimentari dall’Argentina e dalla Spagna verso l’Italia e la Grecia.

Ma c’è dell’altro. Dal 1939, come attestano i contatti di Nogara con Washington, il Vaticano investì ingenti somme in US Treasury Bills, nelle grandi aziende manifatturiere e tecnologiche, in compagnie come Rolls Royce, United Steel Corporation, Dow Chemical, Westinghouse Electric, Union Carbide e General Electric. Patricia McGoldrick parla addirittura di «un fiume di denaro dal Vaticano» utilizzato dall’industria bellica statunitense che contribuì a sconfiggere i nazisti.