Come mai per Sakineh tutto il mondo si è mobilitato mentre per Asia Bibi, si è fatto poco o nulla, è stato necessario un accorato appello del Papa per rompere il silenzio. Certo non è piacevole fare paragoni tra “poveri cristi” che rischiano da un momento all’altro di morire, ma è evidente che gran parte della stampa soprattutto laica e sinistreggiante abbia preso a cuore la battaglia contro la lapidazione dell’iraniana Sakineh, mentre contro la condanna per blasfemia della pakistana cristiana Asia Bibi tutto tace. Il Tg1 questa mattina col programma “A sua Immagine” ha dato spazio alla difficile situazione dei cristiani iracheni, basterà?

Qualcosa si sta facendo per la libertà religiosa dei cristiani, la regione Lombardia grazie al suo presidente Roberto Formigoni, ha fatto esporre sul Pirellone un’enorme striscione in favore dei cristiani perseguitati: “salviamo la vita dei cristiani in Iraq e nel mondo”, mentre questa mattina passando sotto Palazzo Marino ho visto che ancora campeggia il volto di Sakineh: sindaco Moratti e Asia Bibi?

Formigoni ha dichiarato che si tratta di una iniziativa che vuole «scuotere l’indifferenza di tanti nei confronti delle persecuzioni in atto in varie parti del mondo contro i cristiani». Sono molti, infatti, gli episodi riportati dalle cronache degli ultimi giorni che lo attestano. Dalla strage irachena del 31 ottobre, quando un gruppo di fondamentalisti islamici ha assaltato la cattedrale siro-cattolica di Baghdad, uccidendo 52 fedeli, agli altri due fedeli uccisi il 7 novembre sempre a Baghdad. Louay Daniel Yacoub, 49 anni, era davanti all’ingresso del suo appartamento quando degli sconosciuti lo hanno freddato a colpi d’arma da fuoco. Un altro cristiano è stato ucciso lo stesso giorno ma di lui non si conosce ancora l’identità. Fino alla sentenza del tribunale del distretto di Nankana, in Pakistan, che ha condannato a morte Asia Bibi, 45 anni, accusata di blasfemia.

Questi i recenti fatti di violenza nei confronti dei cristiani ma l’elenco potrebbe continuare eccome. La Regione Lombardia spera che il dibattito intorno ai cristiani perseguitati prenda quota, magari, stimolando iniziative forti da parte della comunità internazionale per abbattere il muro di indifferenza.

Da molto tempo sono abituato a leggere libri, giornali, siti, canali di area cattolica, di soprusi, violenze, uccisioni di cristiani nei Paesi del Medio Oriente, da dove ormai sono costretti a emigrare perché vengono considerati cittadini di serie B.

Qualche anno fa trattando questo stesso tema, mi chiedevo com’era possibile che i cristiani uccisi e violentati non fanno notizia. È una domanda che molti si pongono ogni qual volta che accade un atto di violenza contro i cristiani, e non è esagerato scrivere che purtroppo capita ogni giorno.

A fronte di una vera e propria persecuzione, risulta insopportabile la sostanziale impunità dei violenti fanatici che aggrediscono e uccidono gente inerme solo perché professa un’altra religione. Ancora più insopportabile è l’Europa, culla della libertà, che dovrebbe far sentire di più la sua voce, gridare il suo sdegno e la sua condanna ed esigere che si metta fine ad una simile barbarie. Invece l’unica risposta è l’ignavia. Per la verità sembra poco interessato anche certo mondo cattolico e mi riferisco alle parrocchie. Chissà se oggi hanno tempo di pregare  per i cristiani iracheni.

Ma quali sono le ragioni della tiepidezza dell’Europa, dell’Occidente? Sono andato a rileggermi un passaggio dell’interessante libro di Rodolfo Casadei, Il Sangue dell’agnello, edito da Guerini e Associati, il giornalista del settimanale Tempi cerca di rispondere individuando tre ragioni: la prima di natura storica, nell’Europa occidentale la Chiesa non ha mai avuto il profilo di una comunità perseguitata, spesso è stata percepita da intellettuali e movimenti di opinione, custode dell’ordine costituito e all’alleata del potere, anzi erede di una tradizione violenta e repressiva che ha avuto i suoi piccoli dannati nell’Inquisizione e nella condanna a morte degli eretici. Per questi pensatori, uomini politici, la Chiesa è stata vista come un avversario storico, nel contesto della lotta tra Modernità e Tradizione. E’ difficile per loro prendere atto che i cristiani oggi sono la comunità più perseguitata.
La seconda ragione è di natura politica: I cristiani nel Medio Oriente hanno la sfortuna di essere perseguitati non dalle potenze imperialiste e dai loro alleati, ma dalle vittime dell’imperialismo. Essere solidali con loro è politicamente inopportuno, perché implica un giudizio di condanna nei confronti dei ‘resistenti’ che combattono contro l’occupazione militare dell’Iraq da parte degli anglo-americani e dei territori palestinesi da parte degli israeliani.
Anche la terza ragione è di segno politico: così come sono inutilizzabili per la tradizionale propaganda antiamericana, i profughi cristiani iracheni e i cristiani di Turchia non sono strumentalizzabili nemmeno in funzione filo-occidentale e antimusulmana. Infatti da un lato i cristiani iracheni denunciano con tutta la loro forza i delitti degli estremisti islamici, dall’altro lato non mancano di sottolineare le responsabilità americane nel naufragio iracheno.

DOMENICO BONVEGNA [email protected]