Il Cairo, 9. Almeno centocinquanta persone sono state arrestate dalla Polizia in Egitto per aver interrotto in pubblico il digiuno che caratterizza il ramadan, mese sacro ai musulmani. A denunciarlo è  il direttore di un movimento liberale cristiano del Paese, Samwel Alashay, copto, il quale ha riferito all’agenzia spagnola Efe che la campagna di arresti, la prima di questo tipo in Egitto e riguardante anche la minoranza cristiana che non digiuna durante il ramadan, “è incostituzionale, poiché le leggi egiziane garantiscono la totale libertà”.

Secondo quanto riferiscono il movimento e alcune locali organizzazioni per i diritti umani, i provvedimenti sono stati eseguiti nei governatorati di Aswân, Daqahlîya, Mar Rosso e Porto Said, mentre i fermati stavano mangiando o fumando per strada durante le ore diurne. Alcuni arrestati sono stati liberati grazie al pagamento di una cauzione di cinquecento lire egiziane (circa cento dollari). Il movimento liberale cristiano ha inviato una lettera al ministero dell’Interno nella quale chiede di interrogare e di giudicare gli ufficiali della Polizia responsabili di questa campagna. “Il fatto che alti responsabili della Polizia compiano questi arresti – ha detto Alashay – è un segnale grave per i musulmani in generale e per i cristiani nel concreto, perché trasforma il Paese in uno Stato di tipo talebano e wahabbita”, con una rigida interpretazione della religione islamica.
In Egitto la maggioranza è musulmana sunnita (quasi il 90 per cento della popolazione). Il restante 10 per cento è costituito in gran parte da cristiani, soprattutto copti ortodossi. Una minoranza che si sente minacciata, discriminata, non sufficientemente tutelata. Per questo il movimento guidato da Alashay e altre associazioni copte hanno indetto, per venerdì 11 settembre, uno “sciopero dei cristiani” per rivendicare i propri diritti e per chiedere una legge che faciliti la costruzione di chiese in Egitto. La questione è stata argomento, nei giorni scorsi, di una fatwa emanata dal Consiglio islamico dell’Egitto. Il decreto – secondo quanto riferisce l’Assyrian international news agency – sostiene che “l’intenzione da parte di un musulmano di donare soldi per costruire una chiesa è un peccato contro Dio”, paragonabile a quello che si commette finanziando un night club, una casa da gioco o “una stalla dove tenere maiali, gatti o cani”. La fatwa ha provocato polemiche, tanto che il gran muftì Ali Gomaa e il ministro della Giustizia hanno avviato un’indagine sui saggi che l’hanno emessa. Anche lo sceicco Al-Azhar Mohammed Sayed Tantawi l’ha criticata sostenendo che i musulmani possono donare soldi per costruire chiese e che deve essere favorita la libertà di culto.
Secondo Samwel Alashay, la campagna di arresti durante il ramadan è una risposta alla convocazione dello sciopero. Le associazioni che sostengono la manifestazione hanno chiesto ai cristiani di rimanere venerdì nelle loro case e di vestirsi di nero. Finora – riferisce la Efe – almeno tremila cristiani hanno assicurato, attraverso Facebook, la loro partecipazione e, giorno dopo giorno, cresce il numero dei copti che danno la propria adesione.
Va detto, tuttavia, che un portavoce della comunità copto ortodossa in Egitto ha dichiarato – sempre all’agenzia spagnola – che “la Chiesa non ha nulla a che vedere con lo sciopero” e che “la Chiesa utilizza il dialogo per risolvere qualsiasi problema. Gli scioperi non servono a niente”.
L’ondata di arresti è stata commentata negativamente anche dai non cristiani. “È orribile che stia accadendo questo – ha dichiarato uno dei fermati, membro della Fratellanza musulmana – e non possiamo restare fermi e consentire che ciò continui. Vogliamo vivere in una società libera, la religione non è obbligatoria e così deve continuare a essere”. Anche il direttore dell’Arabic network for human rights information, Gamal Eid, ha criticato gli arresti definendoli “illegali” e ha definito la “campagna” lanciata dal ministro dell’Interno “una manovra del Governo per compiacere gli islamici, in modo da guadagnare terreno” presso di loro. “Non esiste alcuna esplicita norma di legge – ha aggiunto il presidente della Fondazione per lo sviluppo della democrazia egiziana, Negad Al Borai – che autorizzi l’arresto delle persone che interrompono il digiuno durante il ramadan”.
Il ministro dell’Interno, Habib el Adli, non ha confermato né smentito la notizia. Ma una fonte della sicurezza egiziana ha riferito che la campagna potrebbe essere stata lanciata per mantenere l’ordine e far diminuire i crimini durante il mese sacro ai musulmani.

(©L’Osservatore Romano – 10 settembre 2009)