di Elisabetta Galeffi
Tratto da La Bussola Quotidiana il 28 aprile 2011

Il giorno di pasquetta ad Alessandria di Egitto circa 5mila salafiti   appartenenti al gruppo “Coalizione per il sostegno ai nuovi musulmani” hanno protestato davanti a una moschea del centro città.

Sventolavano striscioni con scritto «Vendetta per la musulmana uccisa» e «Basta con le persecuzioni contro i musulmani». Il motivo della mobilitazione sarebbe da collegarsi all’uccisione di Salwa Adel, avvenuta secondo loro il 24 aprile.

Salwa sarebbe stata una giovane donna egiziana, nata da una famiglia cristiana copta e sposata da tempo con un ragazzo musulmano. La famiglia della ragazza non avrebbe mai accettato quell’unione e la conversione all’islam della figlia e così, dopo più di cinque anni dalla fuga da casa, i fratelli l’avrebbero rintracciata per ucciderla assieme al maggiore dei suoi figli, di cinque anni.

I maggiori quotidiani italiani, tre giorni fa, hanno riportato la notizia, ma dell’accadimento non vi è invece traccia nei maggiori quotidiani statunitensi, britannici e in genere esteri. Neppure sembrano esserne a conoscenza le agenzie stampa mediorientali. In verità, un quotidiano non italiano che ne parla esiste, si tratta di Al Masry Alyoum, un foglio egiziano creato nel 2004 da un magnate locale secondo molte voci filomusulmano, ma per tutti comunque affidabile.

Può bastare? Il web è per definizione infinito e sbagliarsi è umano; però di una notizia van sempre cercati i riscontri, soprattutto di una notizia così, che cade nel clima rovente dell’Egitto di adesso. In primo luogo perché il delitto d’onore non appartiene alla tradizione della minoranza copta né in Egitto né altrove; in secondo luogo perché è molto strano che per una donna, a quanto si dice uccisa al Cairo, venga organizzata una protesta non nella capitale egiziana, ma appunto ad Alessandria di Egitto.

I giornali italiani che riportano la notizia copiano, pari pari, la traduzione dall’inglese del citato quotidiano egiziano, senza alcuna aggiunta. È per tutti davvero l’unica fonte disponibile? Troppo poco.

Dei fratelli della donna arrestati dalla polizia e rei confessi davanti al tribunale (così scrivono tutti all’unisono) non si conoscono i nomi, né si sa quale giudice li avrebbe interrogati, neppure che fine abbiano fatto o se sia già stata stabilito la data del processo. Il presunto marito della donna, che con la figlia minore sarebbe scampato all’attentato, non ha nulla da dichiarare? Gli assassini della moglie non sono certo a piede libero e per giunta i loro fratelli avrebbero confessato che l’onta per la famiglia copta è stata «lavata nel sangue»: cosa avrebbe quindi da temere il marito? Perché si nasconde?

Né si può escludere che qualcuno voglia appositamente gettare benzina sul fuoco esacerbando le frizioni far musulmani e cristiani, inventando o ingigantendo le notizie.

Dopo la strage di cristiani copti avvenuta a capodanno e dopo l’uscita di scena di Hosni Mubarak il 25 gennaio, con tutto ciò che ne è seguito, la situazione egiziana è nel pieno di una fase transitoria, che a volte significa pure instabilità pura. Secondo l’autorevole intellettuale egiziano Tarek Heggy, musulmano laico amico dei copti, l’“ultimo faraone” (come veniva soprannominato il raìs egiziano deposto) non aveva fatto davvero un granché in favore della minoranza cristiana (comunque milioni di persone) abitante del Paese; ma se non altro Mubarak controllava saldamente la scena, riuscendo a tenere a bada, pur a volte in modo sanguinario, l’estremismo. La democrazia è un’altra cosa, ovvio: ma chi riuscirà ora a impedire l’escalation della tensione far comunità religione?

I cristiani copti sono del resto un segmento assai importante della società egiziana, anche se ammontano al solo 10%, della popolazione, pare cioè circa 8 milioni di anime su un totale di 80 milioni di abitanti. Dopo l’Undici Settembre, al crescere del fondamentalismo islamico, rischiano l’estinzione. È notizia questa volta assolutamente fondata che la vita dei copti divenga più difficile ogni giorno che passa paese. Ha scritto l’acuto ed esperto Robert Fisk su The Indipendent che «il problema dei cristiani in Medioriente è sì quello di vivere sottomessi alla maggioranza musulmana, ma pure di esser molto divisi fra loro. E ciò contribuisce ad aumentarne la debolezza in terre dove il diritto alla libertà religiosa davvero non conosce garanzie».