Qualche settimana fa il quotidiano Il Foglio ha fatto un’inchiesta in alcune parrocchie di Viterbo dove è emerso che la maggioranza degli operatori sarebbero propensi a votare per il candidato del PD, Emma Bonino la donna-simbolo dell’abortismo.

La responsabile della mensa della Caritas di Viterbo dichiara di aver fiducia in Emma Bonino perchè è onesta, anche se sul divorzio e l’aborto ha posizioni estreme. Comunque secondo la responsabile della Caritas bisogna avere rispetto delle opinioni altrui. Un avvocato in Curia dice di sentirsi tutelato dalla Bonino. Il direttore di un quotidiano locale voterà Bonino perchè è attenta agli ultimi. Addirittura un sacerdote di Latina spiega che nonostante la Bonino sia agli antipodi della Chiesa, merita fiducia. Come mai? “Nei cattolici esiste una profonda crisi dottrinale”, dice monsignor Luigi Negri, intervistato sull’argomento. “Stiamo crescendo generazioni assolutamente incapaci di giudizio critico sulle cose(…) A volte – continua il vescovo – sembra che il dialogo che impostiamo con chi non crede altro non sia che una resa senza condizioni. Nel nome del dialogo ci dimentichiamo chi siamo. E dimenticandoci chi siamo sono sempre gli altri ad avere ragione, ad avere la meglio”.

Il pensiero radicale è penetrato all’interno dell’accampamento cattolico, in particolare tra la gente impegnata nelle parrocchie e nelle curie, per questo ci sono questi giudizi a favore della Bonino, ma purtroppo non vale per il solo Lazio. Da alcuni decenni il mondo cattolico è in debito di dottrina. Ci sono associazioni, preti che ignorano il criterio di scelta dei principi non negoziabili. Temo che la maggioranza dei cattolici che vive all’ombra delle parrocchie abbia sentito parlare poco dei cosiddetti principi non negoziabili, che i vertici della Chiesa propongono almeno dalla Nota dottrinale del 2002, firmata dall’allora cardinale Ratzinger.

Non è così a Torino dove i cattolici di Alleanza Cattolica e i vari movimenti pro-vita con i principi non negoziabili alla mano sono riusciti a coinvolgere con un Patto il candidato di centrodestra Roberto Cota e quindi hanno perfettamente chiaro a chi dare il loro consenso.

L’insegnamento della Chiesa è chiarissimo: ci sono principi non negoziabili(la vita umana, famiglia, educazione libera) sul quale non è possibile scendere a compromessi. Dunque un politico favorevole all’aborto, all’eutanasia, ai matrimoni “gay”, non può essere votato da un cattolico, anche se nella sua vita privata ha un comportamento conforme al Vangelo. La Chiesa invita a valutare gli atti pubblici, politici, del candidato.

Recentemente una Nota del Vicariato di Roma apparsa sul settimanale diocesano di Avvenire, Roma Sette ha scritto che non si possono concedere «deleghe di rappresentanza politica» a chi persegue un progetto politico «che ci è estraneo e che non condividiamo». Non si possono «equiparare qualunquisticamente» i vari progetti, perché «non tutti incarnano i valori in cui crediamo». Ribadendo che la Diocesi non può dare esplicite indicazioni di voto, però fornisce un chiaro orientamento per esercitare questo diritto in modo responsabile rispetto alla fede professata.

Per i cittadini cristiani, secondo la Nota sono valori irrinunciabili: libertà religiosa, difesa della sacralità della vita dal concepimento fino alla morte naturale, libertà fondamentali della persona, famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, aperta alla maternità e paternità responsabile, libertà educativa e di istruzione, lavoro retribuito secondo giustizia, cura della salute, apertura agli immigrati in un sistema di leggi che coniughi insieme accoglienza legalità e sicurezza, casa, salvaguardia del creato, «in una parola il bene comune». Un chiarimento doveroso dopo le inquietudini e lo smarrimento emerso tra i cristiani per la candidatura della Bonino alla regione Lazio, anche se la Nota non la nomina mai.   Ancora più chiaro è stato il cardinale Angelo Bagnasco, niente voto a chi non sostiene i principi non negoziabili. Il monito sembra lanciato soprattutto nei confronti di un candidato: Emma Bonino – scrive Michele Ruschioni su L’Occidentale.

“Bagnasco ha ripetuto con vigore che la frontiera della vita è decisiva nel giudizio “politico”, che l’offesa dell’aborto all’umanità sta nel suo essere divenuto sordo moralmente, un’attività di routine nel controllo e nella pianificazione delle nascite, ma nondimeno un’ecatombe, un delitto efferato di natura culturale, una guerra segreta agli invisibili e ai deboli che grida vendetta al cospetto della ragione umana e della ragione divina. E questi, prima di ogni giaculatoria sociale, sono i principi non negoziabili della chiesa di Benedetto XVI. Chi vuole può ovviamente votare contro questa cultura di radice personalista e cristiana, e premiare le grandi antagoniste, la Bresso e la Bonino, ma da oggi sa quel che fa”. (Giuliano Ferrara, Aborto? No Grazie, 23.3.2010 Il Foglio)

Può bastare? Si spera che ora i cattolici di Roma e non solo abbiano più chiaro il quadro politico per le prossime elezioni e quindi sappiano a chi dare il proprio voto.

DOMENICO BONVEGNA

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