di Domenico Bonvegna

La questione del voto cattolico si ripropone ogni volta che c’è una consultazione elettorale. Caduto il muro di Berlino, scomparsi i grandi partiti-chiesa: la Dc e il Pci.

La Chiesa cattolica ha indicato ai cattolici dei principi non negoziabili come criteri di orientamento politico, in particolare nel 2002, l’allora cardinale Ratzinger ha firmato una Nota Dottrinale dove si indicava esplicitamente quali erano i principi a cui bisognava affidarsi per scegliere un eventuale candidato o partito politico. Fermo restando che i fedeli cattolici erano invitati esplicitamente a interessarsi e a impegnarsi in prima persona nella cosa pubblica.

Tutto chiaro? Per niente, da quello che sta emergendo in queste elezioni amministrative, in particolare per il Comune di Milano, si constata una confusione enorme. Ho già scritto dell’appello dei cattolici, compresi preti, a favore di Giuliano Pisapia, candidato sindaco del centrosinistra.

Comunque per farla breve se si legge il programma di Pisapia e la sua storia personale è evidente che un cattolico, fedele alle direttive della Chiesa, non può per nessun motivo votarlo, perché propone valori diametralmente opposti a quello che la Chiesa ha da sempre sostenuto. A meno che i principi non negoziabili in politica sanciti dalla Dottrina sociale della Chiesa e ribaditi più volte dai papi hanno un valore relativo.

L’arcidiocesi di Milano ha pensato bene di criticare «una campagna elettorale dai toni particolarmente accesi». Invitando a concentrarsi sulla «qualità della vita delle persone». Ma se ne è guardata bene di esprimersi sui programmi dei candidati , ma soprattutto non c’è stato nessun provvedimento nei confronti di chi ha firmato l’appello per il «per il cambiamento nell’amministrazione della città», dove si critica duramente l’amministrazione Moratti, insensibile verso i poveri e gli immigrati, e chiede l’apertura di una moschea, invitando di votare Pisapia, 270 aderenti per lo più cattolici, una decina di preti, tra cui don Virginio Colmegna, direttore della Fondazione Casa della Carità, ispirato tra l’altro «dai nostri valori e da quanto ci continua a indicare il nostro arcivescovo Dionigi Tettamanzi».

“Sono pochi i 270 firmatari? La loro è una posizione isolata negli ambienti ecclesiastici milanesi? Tutt’altro. Basta leggere il Decalogo per la politica milanese, redatto tra gli altri da Azione cattolica, Acli, Sant’Egidio, e pubblicato in evidenza sul sito internet della diocesi (assieme a decine di iniziative per il dialogo, l’accoglienza, il federalismo solidale), quindi in qualche modo avallato dal cardinale Tettamanzi. Il documento ribadisce la necessità di un «impegno politico personale ispirato a principi etici» come la coerenza e la legalità, di «ascoltare e rappresentare i bisogni dei cittadini», di «riscoprire l’antica vocazione ambrosiana dell’accoglienza, dell’attenzione agli ultimi e della solidarietà», di «ricercare un confronto serio con le opposizioni». E i «valori non negoziabili» che stanno a cuore a Benedetto XVI? Nemmeno un piccolo cenno di sfuggita”. (Stefano Filippi, I preti fan di Pisapia tifano per gli abortisti, 24. 5. 2011, Il Giornale).

E visto che parliamo di preti è interessante il commento pubblicato sul quotidiano online Labussolaquotidiana. it di Riccardo Cascioli che individua addirittura un’emergenza preti e non riguarda solo la pedofilia, ma quella dei preti che parlano e scrivono in libertà schierandosi contro la Chiesa stessa che dovrebbero rappresentare. Cascioli, fa riferimento a una intervista a don Paolo Farinella, su L’Unione Sarda, e si chiede, se per i preti, il problema più grave sia la pedofilia. Certo il cardinale Bagnasco è intervenuto subito, sul grave caso di Genova, la Chiesa è corsa ai ripari, sta agendo da anni per porre riparo ai danni provocati e prevenire quelli possibili. E abbiamo visto, numeri alla mano, che la cura Ratzinger funziona, anche se molto c’è ancora da fare.

Per l’editorialista de labussolaquotidiana esiste un grave “scandalo” che sta minando la credibilità della Chiesa italiana: quello dei preti in “libera uscita”che frequentano i salotti tv e riempiono pagine di giornali con le loro scempiaggini e creazioni teologiche, creando grave confusione anche tra i fedeli. E questo senza che ci sia almeno l’intervento chiarificatore di un vescovo, che spieghi almeno a che titolo parlano questi signori”. (Riccardo Cascioli, C’è un’altra emergenza preti, 25. 5. 2011, Labussolaquotidiana. it).

In pratica don Farinella si permette di scrivere in prima pagina che la beatificazione di Giovanni Paolo II è stata”un’operazione di marketing”, poi fa delle affermazioni gravissime sia in materia sociale sia in materia di fede: oltre alle solite stupidaggini sull’Italia governata dal cardinale Bertone, segretario di Stato vaticano, e dal cardinale Bagnasco, presidente dei vescovi italiani ma anche suo arcivescovo, invita addirittura all’insurrezione contro Berlusconi citando la Populorum Progressio di Paolo VI, e attribuisce il dramma della pedofilia al celibato ecclesiastico, cosa che ben sappiamo essere smentita dai fatti. Poi accusa di smania di potere i suoi confratelli: “Se togliessero ai sacerdoti la gestione economica delle parrocchie, almeno due terzi abbandonerebbero l’abito talare”. Quell’abito talare che lui ovviamente non porta:”Perché dovrei travestirmi da donna?”.

E siccome parla con il giornale di Cagliari si premura di riservare un pensierino anche al vescovo locale: “Se Gesù tornasse in terra sono sicuro che non andrebbe dal vostro vescovo, Giuseppe Mani che, nelle vesti di ordinario militare, è perfino generale di Corpo d’Armata”. E infine, tralasciando altre amenità, si descrive così: “Dentro di me convive il credente e il miscredente. Sono relativista… Dio è relativo e non assoluto…”. Eresia totale. Non è un caso unico, scrive Cascioli, si potrebbe citare don Andrea Gallo, una star, regolarmente presente in tv, radio e giornali, don Giorgio Capitani, in tv, giustificava l’eliminazione fisica di Berlusconi, o don Vitaliano della Sala, attivista no global assieme a qualche missionario a cui non vogliamo fare altra pubblicità. “Si potrebbe continuare ancora aggiungendo anche coloro – vescovi compresi – che, pur da posizioni ecclesiali ben diverse e sicuramente non eterodosse, non appena si trovano davanti un microfono sembrano perdere il lume della ragione e si lanciano in affermazioni di cui non si sente affatto la necessità”. Certo si tratta di pochi casi, per fortuna non sono tutti i sacerdoti. Però questi preti per la loro sovraesposizione creano “danni incalcolabili”all’immagine e alla credibilità della Chiesa, inoltre aumenta la già abbondante confusione sugli insegnamenti della Chiesa, rafforzata anche dalla totale assenza di chi avrebbe l’autorità per intervenire e non lo fa : “Se nessuno gli dice niente vuol dire che va bene”, è il commento di buon senso della gente comune. E anche di altri sacerdoti che sono tentati di seguirne le orme. Cascioli non auspica provvedimenti disciplinari, anche perché gestire certi casi è difficile, ma invita le autorità a non far finta di niente. E conclude “se proprio non si riesce a fare altro, invece di moltiplicare incontri e documenti sull’uso dei mezzi di comunicazione sociale, i vescovi italiani imparino da questo manipolo di preti come si fa a far passare efficacemente un messaggio. Così magari in un prossimo futuro, ascoltando un prete in tv, avremo la possibilità di sentirci confermati nel fatto che a salvarci è Gesù Cristo e non Nicki Vendola”.