di mons. Giampaolo Crepaldi*

ROMA, giovedì, 25 novembre 2010 (ZENIT.org).- La ragione politica oggi tende ad esser debole in quanto viene tallonata dal relativismo, che la rende spesso incapace di esaminare razionalmente i valori morali e i disvalori e di valutare l’utilità delle varie religioni per la costruzione del bene comune. Questa debolezza rende la ragione politica maggiormente disponibile alle sirene delle nuove ideologie.

Dopo il crollo delle grandi ideologie ottocentesche e novecentesche, fatto che si fa simbolicamente risalire al crollo del muro di Berlino nel 1989, le ideologie non sono sparite dalla scena politica. Ne sono infatti nate molte altre ed una soprattutto: il riduzionismo. Il riduzionismo è la principale ideologia di oggi. Mentre le ideologie di un tempo erano integrali (e integraliste), ossia proponevano una visione completa ed onnicomprensiva della realtà, l’ideologia oggi prevalente è esattamente l’opposto: spezzetta la realtà in ambiti non misurabili reciprocamente. Così, con la scusa di liberarsi dalle ideologie ne crea un’altra, altrettanto omnicomprensiva, se pure per difetto piuttosto che per eccesso.

Il riduzionismo è ampiamente diffuso in tutti gli ambiti. La persona viene ridotta ai suoi geni o ai suoi neuroni, l’amore è ridotto a chimica, la famiglia viene ridotta ad un accordo, i diritti vengono ridotti a desideri, la democrazia viene ridotta a procedura, la religione viene ridotta a mito, la procreazione viene ridotta a produzione in laboratorio, il sapere viene ridotto a scienza e la scienza viene ridotta ad esperimento, i valori morali vengono ridotti a scelte, le culture vengono ridotte ad opinioni, la verità è ridotta a sensazione, la veracità viene ridotta ad autenticità, ossia a coerenza con la propria autoaffermazione.

Che le legislazioni di molti Stati caparbiamente continuino a finanziare la ricerca scientifica tramite le staminali embrionali, rifiutando di applicare perfino quel principio di “precauzione” che in altri contesti è proposto come un imperativo categorico. In questo caso, se la maggioranza degli scienziati si dice favorevole, non può essere per motivi scientifici, ma semmai per una specie di “fede” in una generica libertà di ricerca scientifica che presenta molti sintomi dell’ideologia.

L’insinuarsi dell’ideologia nelle questioni che riguardano l’uomo e il suo vero bene provoca una certa difficoltà a cogliere i problemi nella loro globalità. L’ideologia, infatti, si nutre di riduzionismo. Essa è una posizione particolare che pretende di valere per l’intero. Non ogni riduzione diventa ideologia, ma solo quella che nasconde questa riduzione e pretende di parlare ancora per il tutto. L’ideologia, così, finisce per inquinare il quadro del sapere e per sgretolare «la coesione interiore del cosmo della ragione» (Benedetto XVI).

Questo vale anche per la ragione politica. Se la scienza neonatale ci dice che un bambino nato prematuro alla 22ma settimana può essere salvato, risulta difficile motivare perché si possa continuare a permettere l’aborto legale fino alla 24ma settimana. Se la scienza ci dice che non si possono adoperare cellule staminali embrionali per la ricostruzione di tessuti malati perché esprimono alte possibilità cancerogene e se la stessa scienza ci dice che c’è la possibilità di adoperare per fini terapeutici le cellule staminali adulte, le quali possono essere fatte regredire allo stadio delle embrionali con tutte le conseguenti potenzialità positive ma senza rischio, diventa molto difficile spiegare perché le legislazioni di molti stati continuino a finanziare la ricerca scientifica tramite le staminali embrionali rifiutando di applicare perfino quel principio di precauzione che in altri contesti è proposto come un imperativo categorico.

L’allargamento della ragione, però, non può essere frutto della sola ragione, in quanto nessuno si dà ciò che non ha. La Deus caritas est assegna alla fede questo compito e la Spe salvi lo attribuisce alla speranza. In quest’ultima enciclica, Benedetto XVI parla infatti dell’allargamento “del cuore” oltre che della ragione. riferendosi a Sant’Agostino, il papa dice che «L’uomo è stato creato per una realtà grande […] ma il suo cuore è troppo stretto per la grande realtà che gli è assegnata. deve essere allargato […], allargato e poi ripulito». Per questo la ragione politica ha bisogno anche della fede cristiana, perché per purificarsi essa ha bisogno anche del cuore. E mentre la ragione è tutto sommato una caratteristica universale, il cuore è una caratteristica personale. La politica ha bisogno di uomini di fede, di credenti impegnati in essa, affinché la stessa ragione politica possa ampliarsi verso quanto attende l’uomo nella sua totalità e trascendenza. Le ideologie di oggi sono per esempio l’ecologismo, il vitalismo, lo scientismo, il materialismo, lo psicologismo, lo sviluppismo, il terzomondismo, il pauperismo, l’ideologia del gender, l’ideologia della diversità, quella della tolleranza, l’economicismo, l’ideologia dell’homo oeconomicus, l’inclusivismo, il narcisismo.

L’ecologismo è l’esaltazione della natura in quanto tale fino a proclamarne la superiorità rispetto alla stessa persona vista come elemento di disturbo per l’ecologia naturale. L’ecologismo spesso insegue una salvezza intesa come benessere ed equilibrio psicofisico con il pericolo di confondere la preghiera con il training autogeno. Il vitalismo tende a considerare tutte le forme di vita come aventi la stessa dignità fino a mettere in dubbio la superiorità dell’uomo rispetto agli altri esseri viventi e parlare, per esempio, di diritti della natura, diritti degli animali o diritti delle piante.

Lo scientismo è l’esaltazione della scienza come unica forma di sapere e perfino di salvezza dell’umanità. Esso va di pari passo con il materialismo in quanto la scienza, si dice, constata semplicemente dei fatti e li misura, quindi tutto è fattuale e misurabile. Il materialismo significa che tutto è fatto di materia e che lo spirito non esiste, sicché la vita umana, anche nelle sue manifestazioni più alte come quella religiosa o etica o artistica, sarebbe frutto o dei geni o dei neuroni. C’è oggi un forte riduzionismo antropologico che riduce appunto la persona umana ai suoi geni o ai suoi neuroni e perfino l’amore non sarebbe che chimica.

Una forma sottile di materialismo antropologico è lo psicologismo, cui accenna anche la Caritas in veritate: tutti i problemi interiori della persona sono ridotti a problemi psicologici e la prima cosa che si fa è andare dallo psicologo. Ma ci sono i problemi morali e spirituali che non possono essere ridotti a quelli psicologici. Il confessore non è un analista, un papà e una mamma non possono esimersi dall’educare al bene morale i loro figli delegando la questione agli esperti psicologi.

Il materialismo è evidente anche nello sviluppismo, ossia nel considerare i problemi dello sviluppo solo come problemi materiali senza contare i fattori culturali, religiosi o spirituali. Per contro c’è anche l’ideologia della decrescita o del dopo-sviluppo che nega valore allo sviluppo e manifesta una visione pessimistica dell’uomo. Il pauperismo è invece l’ideologia secondo cui per stare tutti meglio e perché ci sia maggiore giustizia bisognerebbe essere tutti più poveri e dividere in parti uguali la torta della ricchezza. Il pauperismo è spesso sposato con il terzomondismo, ossia con il dare tutte le colpe del sottosviluppo ai paesi sviluppati, semplificando il quadro delle responsabilità.

L’ideologia del gender significa pensare che le identità sessuali siano costruzioni culturali e scelte di percorsi di vita, anziché una vocazione contenuta nella nostra natura di persone sessuate. La ripercussione di questa ideologia sull’educazione alla famiglia, alla procreazione e alla filiazione sono molto negative. Tra l’altro comportano la perdita pressoché totale della dimensione sociale della sessualità e l’idea che all’origine della società non stiano due individui asessuati ma un uomo e una donna nella loro complementarietà sessuale.

L’ideologia della diversità consiste nell’assolutizzare la diversità come tale, indipendentemente dalla verità della diversità. Le diversità sono una ricchezza, ma quando rimangono dentro un quadro vero di umanità e rappresentano molte strade per esprimere la comune natura umana. Le diversità in quanto tali non sono né vere né false, né buone né cattive e la convivenza non è un accostamento indifferente di tutte le diversità, nessuna esclusa, ma una loro integrazione a servizio della comune umanità, il che richiede il superamento della ideologia della tolleranza, dato che ci sono anche cose che non vanno tollerate.

L’ideologia dell’homo oeconomicus e dell’economicismo sostiene che tutto quanto l’uomo fa avviene in vista di un interesse materiale e che l’economia, come sistema del perseguimento del proprio self-interest, sia la vera molla della storia. Vengono così negate tutte le relazioni disinteressate e perfino il valore economico della gratuità.

L’inclusivimo è l’ideologia che confonde il legittimo conferimento di diritti al riconoscimento automatico dei desideri come se fossero diritti. Includere è molto importante, perché l’esclusione significa non riconoscere a qualcuno dei diritti collegati con la sua dignità di persona. Non può voler dire però includere ogni desiderio, anche i più narcisistici, egoistici, eccentrici, individualistici, voluttuari dentro un sistema di cittadinanza. Non ho dato che pochi cenni per ognuna delle ideologie elencate, mentre se ne potrebbero indicare anche delle altre.

Il cattolico impegnato in politica dovrebbe fare attenzione agli agguati di queste ideologie, che sono oggi molto insidiosi. Egli dovrebbe essere guidato da un sano realismo, vorrei dire da un realismo cristiano. La verità è la realtà. Il bene non è altro che la realtà in quanto è desiderabile. Il cattolico si attenga a questa realtà e vedrà che spesso le cose non sono come le ideologie le presentano. Mantenga una libertà di giudizio, promuova approcci alternativi, ed oggi il realismo cattolico è l’approccio ai problemi più alternativo che esista.

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*Mons. Giampaolo Crepaldi è Arcivescovo di Trieste, Presidente della Commissione “Caritas in veritate” del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (CCEE) e Presidente dell’Osservatorio Internazionale “Cardinale Van Thuan” sulla Dottrina Sociale della Chiesa.