Il vicariato di questa comunità parteciperà al Sinodo per il Medio Oriente

di Anita S. Bourdin

ROMA, lunedì, 7 dicembre 2009 (ZENI.org).- La comunità dei cattolici di lingua ebraica che vive in Israele sarà rappresentata al Sinodo delle Chiese del Medio Oriente, che si celebrerà a Roma nell’ottobre 2010.

La loro presenza, “modesta e quasi silenziosa, può portare una testimonianza cristiana importante: la coesistenza, la riconciliazione, il dialogo, l’arricchimento reciproco sono possibili!”.Lo ha indicato a ZENIT il vicario patriarcale al quale è affidata la cura pastorale di questa comunità, padre David Neuhaus, S.I.

Il gesuita ha partecipato alla riunione annuale della Conferenza dei Vescovi latini delle regioni arabe (CELRA), celebrata a Roma dal 16 al 19 novembre.

Il vicariato della comunità dei cattolici di lingua ebraica ha attualmente sei centri e nove sacerdoti.

“Il lavoro è davvero quello di cercare le pecorelle perdute, quelli che non sanno che esiste questa Chiesa di lingua ebraica e che è possibile una vita cattolica in ebraico nella società israeliana ebraica”, ha spiegato padre Neuhaus.

Tra i progetti della comunità spicca la pubblicazione di una serie di libri di catechesi per bambini, con la collaborazione dell’associazione caritativa internazionale Aiuto alla Chiesa che Soffre.

Ci sono anche attività di formazione per bambini, sessioni per giovani coppie e iniziative di formazione per i sacerdoti e i catechisti della comunità.

Dialogo e riconciliazione

Il sacerdote gesuita indica come sfida per i cattolici di lingua ebraica quella di “vivere profondamente la comunione con i nostri fratelli e le nostre sorelle nella fede, gli arabi cristiani, in un contesto di conflitto nazionale. Il nostro successo può essere un segno di speranza per il nostro Paese”.

“Pregare in ebraico, vivere come cattolico in ebraico, vivere come una minoranza cattolica in una società ebraica è una realtà nuova per la Chiesa”, ha aggiunto.

“Siamo una Chiesa quasi invisibile”, ha osservato, visto che le chiese e le istituzioni cattoliche del luogo (scuole, ospedali, centri sociali) sono in lingua araba o straniere.

Il vicario ha sottolineato che la sua comunità apprezza l’aiuto che i pellegrini che giungono in Terra Santa offrono ai cristiani palestinesi arabi, “che vivono una situazione molto difficile”.

Allo stesso tempo, indica che “anche noi abbiamo delle necessità e a volte è molto difficile trovare i modi per preservare questa espressione essenziale della Chiesa in Terra Santa”.

Il piccolo vicariato della comunità dei cattolici di lingua ebraica è nato nel 1955, quando i primi abitanti, religiosi, religiose, sacerdoti e laici fondarono l’opera di San Giacomo per rispondere alla nuova realtà dell’istituzione dello Stato di Israele.

Bisognava aspettare la massiccia immigrazione di ebrei, che includeva quelli convertiti, i cattolici coniugi di ebrei e i cattolici che arrivavano per lavorare in Israele.

Durante i primi anni, le comunità parrocchiali di lingua ebraica si sono stabilite in tutte le grandi città per le migliaia di cattolici che non erano arabi ma erano diventati cittadini di Israele o residenti stabili.

Gli statuti di fondazione dell’opera sottolineano il lavoro pastorale, ma anche la consacrazione al dialogo con il popolo ebraico e l’impegno per la riconciliazione.

Queste comunità sono diventate un luogo di preghiera per la pace e un ponte tra la Chiesa a maggioranza araba palestinese e la popolazione ebraica israeliana.

Attualmente, una parte della comunità cattolica di lingua ebraica appartiene al popolo ebraico e un’altra viene dalle “Nazioni”, anche se forma “una sola comunità in Gesù Cristo”, all’interno della Chiesa cattolica.

Il vicariato fa parte del Patriarcato Latino di Gerusalemme, ma “non viviamo nel mondo islamico e di lingua araba, ma nel mondo ebraico e di lingua ebraica”, ha ricordato padre Neuhaus.

Per il vicario, è come “un segno escatologico, una promessa di pace e di riconciliazione che noi siamo presenti in questa Conferenza Episcopale, perché crediamo con tutto il cuore che ‘ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia’” (Ef 2, 14).

Liturgia in ebraico

“I primi abitanti che ci hanno preceduto hanno svolto un lavoro enorme per tradurre la liturgia, sviluppare una musica sacra in ebraico, creare un vocabolario teologico cristiano in ebraico, dar vita a una presenza cristiana di riconciliazione e di conoscenza reciproca nel seno della società ebraica”, ha spiegato il sacerdote.

Fin dai primi anni di vita del vicariato, il numero dei suoi fedeli è diminuito, non solo a causa dell’emigrazione, ma soprattutto per l’assimilazione.

“La nuova generazione di cattolici israeliani di lingua ebraica tende a trovare il suo posto nella società ebraica laica”, ha sottolineato il vicario.

“Noi non abbiamo istituzioni educative né di altro tipo. Le nostre comunità, molto piccole, non creano un ambiente sociale per i nostri giovani, che si sposano con ebrei e molto spesso si convertono all’ebraismo per sposarsi”.

“Attualmente la nostra sfida più grande è cercare di trasmettere la fede alle nuove generazioni”, ha aggiunto.

Dopo una ventina d’anni, queste comunità si sono arricchite con l’arrivo di un’ondata migratoria proveniente dall’ex Unione Sovietica.

Tra le centinaia di migliaia di persone di lingua russa vi sono decine di migliaia di cristiani, alcuni dei quali sono cattolici.

Per questo, il vicariato ha ora anche un apostolato in lingua russa, anche se i bambini imparano rapidamente l’ebraico.

“La grande sfida è preservare la fede cristiana di questi bambini e prepararli a una vita in una società ebraica, di lingua ebraica in Israele”.

Padre Neuhaus ha ricordato che nel 1990 il Patriarca latino Michel Sabbah ha nominato per la prima volta un vicario patriarcale per queste comunità, l’abate benedettino Jean-Baptiste Gourion.

Nel 2003, Papa Giovanni Paolo II lo ha nominato Vescovo, il che “ha aiutato a dare una certa visibilità alla presenza della Chiesa in Israele”.

Per il vicario, “una nuova sfida importante al giorno d’oggi è quella di aprirsi al mondo dei lavoratori stranieri che vengono per lunghi periodi e imparano l’ebraico per il loro lavoro”.

“A volte, i loro figli nascono qui e vanno a scuola in ebraico. Questi bambini, per definizione, diventano cattolici di lingua ebraica”.

Una singolare Chiesa del Medio Oriente

La comunità sta già preparando la sua partecipazione al Sinodo delle Chiese del Medio Oriente, anche se queste Chiese vivono oggi per la maggior parte in un contesto islamico e di lingua araba.

Come parte della CELRA, il vicariato dei cattolici di lingua ebraica ha partecipato alla riunione annuale della Conferenza, in cui è già stato iniziato il lavoro di preparazione al Sinodo, previsto dal 10 al 24 ottobre del prossimo anno.

Durante il loro soggiorno a Roma per la riunione annuale, i rappresentanti della CELRA hanno incontrato numerose personalità, riunendosi con Benedetto XVI e con il nuovo Segretario della Congregazione per le Chiese orientali (di cui la Commissione fa parte), monsignor Cyril Vasil.

“La calda cordialità del Santo Padre è sempre una grande consolazione”, ha confessato padre Neuhaus. “Si è ricordato della sua visita in Terra Santa nel maggio scorso, ma si prepara anche a visitare Cipro nel giugno 2010”.

Per il vicario, il viaggio a Cipro sarà “l’occasione per consegnare ai Vescovi cattolici di tutto il Vicino Oriente l’Instrumentum laboris per il Sinodo dell’ottobre 2010”.

I membri della CELRA hanno incontrato anche il Segretario del Sinodo, monsignor Nikola Eterović, con il quale hanno parlato di alcuni aspetti dell’assise episcopale, “anche se i dettagli sono da definire, dopo la pubblicazione dei Lineamenta”, ha rivelato.

La CELRA

La Conferenza dei Vescovi latini delle regioni arabe è stata istituita nel 1963 “come frutto del Concilio, e riunisce i Vescovi latini delle regioni arabe”.

Concretizzare i Paesi che abbraccia “non è una cosa immediata a causa della complessità del nostro piccolo mondo cattolico del Vicino Oriente”, avverte padre Neuhaus.

Ad ogni modo, questi Paesi sono il Libano, la Siria, l’Iraq, quelli del Golfo arabo (i principati arabi, l’Arabia Saudita, lo Yemen), Kuwait, Somalia e Gibuti, l’Egitto e i quattro Paesi del Patriarcato latino di Gerusalemme (Giordania, Palestina, Israele e Cipro).

La CELRA rappresenta una realtà molto diversificata nonostante il contesto a maggioranza islamica e di lingua araba.

Rappresenta sia cattolici arabi o di lingua araba che cristiani arabi e non arabi che vivono in luoghi a maggioranza ebraica nello Stato di Israele, i cattolici che vivono tra la maggioranza greco-ortodossa di Cipro e soprattutto le centinaia di migliaia di stranieri che lavorano in tutti i Paesi della regione.

In quei Paesi, i cattolici di rito latino rappresentano una piccola minoranza tra la maggioranza dei riti orientali.

In questo senso, “il dialogo con le altre Chiese cattoliche è essenziale”, indica padre Neuhaus.

Il Patriarca di Gerusalemme è il presidente della CELRA, e tutti i Vescovi della Conferenza si riuniscono una volta all’anno. Ogni dieci anni, come in questa occasione, la riunione si celebra a Roma.

Nelle riunioni, i Vescovi hanno uno scambio di idee sulla vita di ciascuna Diocesi, con le sue grandi sfide, come la violenza, le guerre, l’instabilità politica, sociale ed economica, la discriminazione, ecc.

“Nonostante gli enormi problemi, ci sono comunità piene di vitalità e di gioia – ha concluso il gesuita – e molte iniziative per rafforzare la fede e la formazione dei fedeli, rinnovare il loro sentimento di identità cristiana e aiutare i poveri e i sofferenti”.

[Traduzione dallo spagnolo di Roberta Sciamplicotti]